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iPhone 5 con riconoscimento impronte digitali


iPhone 5 con riconoscimento impronte digitali su: iPhone 5

iPhone 5 con riconoscimento impronte digitali

Le notizie sul nuovo iPhone 5 non finiscono mai, di sicuro non si fermano al primo problema che incontrano e così continuano imperterrite verso la meta. Il nuovo smartphone della società di Cupertino dovrebbe arrivare il prossimo ottobre, c’è chi dice a settembre e c’è chi ipotizza addirittura , per via della crisi economica e del trimestre in negativo, l’arrivo per il mese di agosto, il 7 per la precisione.

Nel nuovo iPhone 5 potrebbe essere integrata una nuova funzione che andiamo a sentire solo oggi, stiamo parlando del riconoscimento delle impronte digitali, il tutto per una maggiore sicurezza dello smartphone. Questa notizia è giunta dopo che Apple ha acquistato la società AuthenTec Inc, esperti nell’autenticazione del riconoscimento di impronte digitali ( un segnale dalla mela? ).

Con il riconoscimento delle impronte digitali, il nuovo iPhone 5 diventerà sicuramente più sicuro, si potranno effettuare anche i famosi pagamenti NFC in totale sicurezza e dal punto di vista economico potrebbe entrare nel sistema di molte aziende ed abbattere finalmente la concorrenza RIM – Blackberry. 

Le ultime notizie però non parlano di NFC, anzi bloccano questa tecnologia e pare che Apple non sia intenzionata a produrre uno smartphone con queste feature. Il motivo? Secondo il punto di vista tecnico pare che ci sono troppe modifiche hardware da fare, si necessita anche di più spazio per inserire l’apposita tecnologia ed Apple vuole produrre uno smartphone più sottile, più pratico e decisamente migliore del passato. La tecnologia NFC è considerata, almeno al momento , inutile.

Tornando alle impronte digitali, il prossimo iPhone 5 potrebbe avere uno schermo che riconosce le impronte digitali per lo sblocco, la sicurezza a quanto pare è al primo posto per la società di Cupertino che è pronta a produrre uno smartphone all’avanguardia in fatto di sicurezza, tecnologia e tutto il resto. Voi cosa pensate del riconoscimento delle impronte digitali?

 

 

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No alle cuffie Beats insieme a smartphone HTC Android e non? Guardiamo i lati positivi


 

 

Dopo la presentazione dei modelli della famiglia One con tante novità software e di tecniche costruttive (quì notizia solo per Sense, quì dopo Barcellona) il costruttore ha deciso che nei prossimi modelli non saranno incluse in confezione le cuffie costruite con tecnologia Audio Beats (ricordo che HTC ha il 51% delle azioni della casa americana) incorporata anche nello smartphone. Vorrei provare insieme a voi a trovare e parlare degli aspetti positivi di questa decisione perchè seguire la strada inaugurata con i modelli Sensation XL e Sensation XE puo’ essere un fattore positivo per alcuni clienti.

Primo punto: i modelli One X, One V e One S costerebbero almeno 100 Euro in più come prezzo di listino se forzatamente dovessimo trovare in confezione anche le cuffie Beats per arrivare a questi di listino:

 

– HTC One X a 799 Euro,

– HTC One S a 699 Euro,

– HTC One V a 449 Euro.

 

Insomma qualcosa di inguardabile pensando che V abbia solo un core da 1GHz e la concorrenza a quel prezzo offre quasi un top di gamma, contro di questo aspetto è che 100 Euro non basterebbero per un acquisto separato di cuffie Beats che non so se vi sia mai capitato di cercarle fuori ma in base ai modelli se si hanno santi in paradiso si trovano a 160 Euro e sono create appositamente per una clientela pregiata dati i progetti di aprire negozi dedicati al brand in tutto il mondo.

 

Secondo fattore positivo: se ne avete già un paio con un un cavo con microfono potete utilizzarle anche con il nuovo modello che in confezione non le ha, non parliamo di peso e dimensioni decisamente con troppe cifre quando si puo’ parlare ugualmente connettendo una piccola auricolare in bluetooth da 10 – 12 Euro con lo smartphone.

 

Collegato al primo punto, fattore prezzo, è che non a tutti interessa questo accessorio; quindi perchè includerlo per forza e farlo pagare? Io per esempio non ne sento il bisogno perchè ho già delle cuffie personali ottimizzate di un altro costruttore e meno ingombranti e in tutta onestà non ne sento il bisogno per quanto rispetti il prodotto.

 

 

E voi? Cosa ne pensate? A me piace sempre leggere le opinioni degli altri, se mi lasciate un commento lo leggerò più che volentieri.


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Regole per guadagnare in Borsa


La prima regola per guadagnare soldi in Borsa è quella di porsi un obiettivo certo e predeterminato, evitando così che i nostri comportamenti dipendano esclusivamente da azioni istintive, messe in atto in virtù di andamenti positivi o negativi dei nostri investimenti in Piazza Affari o in altre piazze azionarie internazionali. Oggi vediamo di fissare una regola condivisa di buona educazione per i traders: acquisire le giuste informazioni.

Innanzitutto, chiariamo un equivoco: acquisire informazioni per investire in Borsa non significa passare le giornate a leggere quotidiani economico finanziari, magazine specializzati, siti internet dedicati all’informazione di Borsa. Non solo assumere troppe informazioni rischia di generare l’effetto opposto, ma non è nemmeno detto che i consigli e le opinioni su carta stampata o su monitor si rivelino corretti.

Ciò che vuol dire “acquisire le giuste informazioni” significa semplicemente essere informati sui principali aspetti di analisi fondamentale (o analisi tecnica) che possono riguardare i titoli oggetto dei nostri investimenti, e che potrebbero condizionare le nostre scelte future.

Molti sono i canali attraverso i quali acquisire tali informazioni: per quanto riguarda i quotidiani, il mezzo di riferimento è senza alcun dubbio IlSole24Ore, anche se non mancano altre pubblicazioni in tema (es. MilanoFinanza, Finanza & Mercati, Come Investire Oggi e così via)

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Il debito italiano fa paura e costa: Btp ai massimi dall’era Euro



Buone notizie, buone intenzioni, sacrifici presenti e futuri, ma alla fine i mercati non sembrano soddisfatti e puniscono ancora l’Italia per il suo eccessivo debito pubblico e per l’incapacità di una classe dirigente e politica che non ha agito quando aveva più margini di manovra e maggiore consenso sociale.

Ieri sono dovuti intervenire il Presidente della Repubblica – che ha parlato di “miracolo” per una manovra finanziaria approvata senza assalti alla diligenza e senza troppe polemiche – e addirittura il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, il quale ha provato a rabbonire gli investitori e tessere le lodi dell’Italia. Ma i risultati sono stati magri.

L’asta dei Btp, in effetti, è andata bene, segno che gli investitori sono ancora disposti ad affidare i loro soldi al Tesoro italiano; il problema è che, in cambio del denaro, pretendono tassi di interesse molto elevati – molto più elevati anche rispetto a qualche mese fa – che a loro volta peseranno sul debito pubblico perché generano interessi più alti. Alla fine della giornata lo spread fra i Btp e i Bund tedeschi è aumentato “solo” di pochi punti, ma comunque la differenza è superiore al 3%.

I Btp a 15 anni sono stati collocati a un tasso del 5,90%, i livelli più alti dalla nascita dell’Unione monetaria europea. Di conseguenza il Tesoro dovrà pagare interessi alti e lo stato dei conti pubblici risentirà anche di questo elemento ulteriore di debolezza: non sono bastati una manovra finanziaria irrobustita e neppure la dimostrazione che l’Europa non assiterà senza intervenire al crollo di fiducia nei confronti del debito italiano.

Se infatti paesi relativamente piccoli come Irlanda, Grecia e Portogallo non sono davvero una minaccia per l’equilibrio europeo, nessuno può permettersi un default dell’Italia, nemmeno gli Stati Uniti che a loro volta devono fare i conti con un debito pubblico sempre più fuori controllo. Il problema è che l’Europa non ha gli strumenti politici per agire in fretta e con decisione: e dovrebbe forse decidersi a crearli!

Finanza ed economia si intrecciano a questo punto e non è possibile tenere distinti e distanti i due piani, come spiega con molta chiarezza anche Guido Tabellini sul Sole24Ore. L’Unione Europea ha bisogno di un meccanismo per tutelare i paesi più grandi con un alto debito pubblico: in una situazione di mercati finanziari tranquilli non ci sarebbero problemi, ma con mercati “isterici” e in fondo a bassa liquidità, il pericolo è reale.

L’Italia ha bisogno di raggiungere il pareggio di bilancio per ridurre anche il debito, in un arco di tempo più diluito; ma questa manovra non può essere troppo punitiva, altrimenti ci scordiamo la crescita economica, che già stenta e non da ieri. La crisi greca ha acuito i problemi e acceso i riflettori anche sull’Italia. Da piccoli investitori potremmo anche essere allettati da Btp quindicennali al 5,90%, ma se poi non possiamo rivenderli sul mercato secondario – a meno di perderci – il vantaggio è presto finito. E il deterioramento del quadro generale non può che danneggiare tutti. Non rimane che sperare nelle capacità dei nostri governanti; o in alternativa nel convincere i tedeschi a occuparci di noi e mettere le cose a posto. Forse è questa l’unica strada.

Il debito italiano fa paura e costa: Btp ai massimi dall’era Euro é stato pubblicato su Finanzablog.it alle 08:11 di venerdì 15 luglio 2011.



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