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UberStrike HD (per Mac, Windows e Facebook) si aggiorna con due nuove mappe e offre il 50% di sconto sull’arma cannone


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Titolo Free To Play disponibile nel Mac App Store per Apple, da Facebook e Windows (link diretto alla pagina web) sempre e solo online, questo fantastico titolo di guerra con partite a squadre si mantiene con acquisti in-app nel primo caso e con pagamenti con c.c. nel secondo e terzo; circa una-due volte a settimana vengono proposte offerte per acquisto di pacchetti/armi/atrezzatura e in questo caso si parla di un 50% di sconto sull’arma cannone da dare al proprio personaggio insieme a due nuove mappe in modalità allenamento e battaglie a squadre.

L’acquisto di armi non è obbligatorio per potenziare il proprio personaggio, basta iscriversi con una mail e password e si può partecipare lo stesso, è solo che così si punta solo a trovare armi in mappa e non sono minimamente potenti come quelle del negozio, dato l’elevato numero di giocatori a quel punto bisogna solo essere molto bravi nel sopravvivere; per chi non avesse mai sentito parlare del titolo ecco una serie di video presi dal canale ufficiale, colgo l’occasione per invitare a guardare bene i requisiti hardware minimi del proprio PC/Mac* anche se la maggior parte di carico di lavoro/elaborazione avviene sui server dello sviluppatore.

 

* Leggere bene i requisiti hardware minimi quì

 

 

Clicca qui per vedere il video incorporato.

 

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Il peso del gioco istallato per la parte di “interfaccia” alla piattaforma da PC7Mac è intorno ai 100 MB, per Mac è necessario 1GB di RAM mentre per le versioni di Windows compatibili ne servono 2. Se siete dei giocatori che non si fissano troppo su un titolo non vi consiglio si spenderci molti soldi, perchè alla fine con l’evoluzione e proposta continua di titoli ogni settimana quella dopo vi dimentichereste di averlo scaricato e l’esperienza è più che sufficiente anche con le armi che trovate in mappa, mentre se vi appassiona e prende mi sento tranquillamente di dirvi che è il miglior gioco a livello di esperienza e possibilità di accesso.

Per Mac ne ho provati anche altri altrettanto validi ma oltre a essere a pagamento anche per un esperienza di gioco base (mentre questo è gratuito) non offrono l’accesso da ben tre piattaforme di gioco diverse (Facebook possiamo considerarlo così da quando ha aperto e lanciato anche questo servizio), sconsigliato solo per motivi pratici anche a chi gioca in movimento perchè serve una connessione al web continua per interagire con gli altri della squadra.

 

 

Se questo gioco è di vostro gradimento, vi invito anche a seguire:

il blog che mostra tutte le offerte inoltrate ai giocatori per email

il forum, dove iscriversi e chiedere aiuto e consigli (lingua inglese, ovviamente se incontrate degli italiani e fate fatica a parlarlo o scriverlo meglio per voi)

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Q3 2012: Apple vende 26 milioni di iPhone


Apple ha venduto 26 milioni di iPhone, ha riferirlo è la stessa società con sede a Cupertino, durante la conferenza dedicata ai risultati fiscali del terzo trimestre del 2012. Rispetto al trimestre scorso, le vendite sono calate, ma è anche lecito aspettarsi una tale diminuzione visto l’imminente arrivo del nuovo iPhone.Continua a leggere: Q3 2012: […]


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Investire online con le commodities


Oggi la maggior parte dei broker permettono di Investire online con le commodities, oltre che con le valute.

Le commodities, per chi non lo sapesse, sono le principali materie prime, come ad esempio oro, argento e petrolio.

Si tratta di una interessante alternativa alle valute, che gli investitori possono scegliere per poter guadagnare denaro. Le materie prime che possono essere scambiate nel mercato delle valute rientrare o nella categoria dei metalli (dunque oro e argento) oppure in quella delle materie energetiche, che si scambiano prevalentemente nel Forex e per le quali non esiste un mercato specifico.

Per poter fare trading di commodities solitamente si opera OTC, ovvero Over the Counter, il che significa che la transazione avviene direttamente tra le due parti coinvolte, cioè acquirente e venditore. Non esiste alcun terzo soggetto coinvolto nello scambio. A differenza delle posizioni aperte nel forex con le valute, le posizioni aperte nel settore delle commodities energetiche hanno una scadenza specifica ogni mese, indipendentemente dal tempo di apertura e dalla data della transazione.

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Google Maps 3D e offline? Bello ma guardiamo anche i problemi e il rovescio della medaglia


CellularMagazine.it

 

Di recente si è parlato di Google Maps su tre diversi versanti: in iOS perchè Apple a questo punto non può più permettersi di dipendere da un servizio concorrente e dalla sesta versione del suo sistema operativo mobile potremo vedere dei cambiamenti frutto del lavoro di anni precedenti a oggi, il secondo: in settimana il sito web di Maps è andato offline per permettere a Google di caricare nuove mappe in tre dimensioni per posti dove prima non erano disponibili e il terzo che vorrei trattare in questo articolo sono le mappe 3D complete e offline.

Non fraintendete lo spirito positivo con cui guardo questo tipo di notizia, fa piacere e la trovo molto buona anche io non sono di certo dalla parte degli operatori che sui piani dati sopratutto all’inizio hanno lucrato all’inverosimile fino a poi tranquillizzarsi ma ci sono una serie di problemi per cui Maps Offline potrebbe creare disequilibri incolmabili nel mercato e potrebbe costringere Google a fare dietro front oltre a altri punti che vi spiegherò nel mio articolo.

 

Già una azienda francese di nome Bottin Cartographes a febraio di quest’anno ha fatto causa contro Google quando sul mobile venne introdotta per la prima volta il download di porzioni di mappe da consultare offline, il problema non è il fatto che intraprese una azione legale per posizione dominante del mercato ma il successo di tale azione legale.

Il problema per chi non riuscisse a arrivarci a logica sta nel fatto che per offrire un software tutti sostengono dei costi, ma se tu lo offri gratis e hai comunque introiti pubblicitari io che chiedo qualcosa per farti fruire del mio sistema di navigazione non riesco più a vendere e tu diventi monopolista almeno per quanto riguarda il mercato privato, per l’ambito business è tutta un’altra cosa.

 

L’ostacolo più grande secondo me saranno le alleanze e depositi di denuncie in tutti i tribunali dei paesi in cui Google farà questo passo non solo da una società singola ma da grandi nomi insieme in modo da essere compatti e poter pagare gli avvocati migliori.

 

E’ già successo con Google News circa tre anni fa una centralizzazione di un settore della comunicazione, allora gli editori italiani definirono Google “il pidocchio della Silicon Valley” ma bene o male dato che potrava visite ai loro giornali online hanno iniziato a tollerare e lo fanno tutt’ora, infatti loro non ricevono certo soldi o entrate a eccezione di qualche click su banner; figuriamoci appunto con colossi come Navigon, Garmin o altre insieme cosa potrebbe succedere.

 

 

Ci sono poi un’altra serie di piccoli/medi problemi di carattere tecnico, se tutte le mappe del mondo da Google Maps fossero disponibili offline ci vorrebbero nella migliore delle ipotesi 10 GB di spazio libero nella memoria interna o su SD per permettere al GPS* di posizionare offline il terminale su contenuti già scaricati e elaborare percorsi andando a caricare ancora di più il processore e la batteria riducendo la qualità e durata della vita del dispositivo.

Ho messo un asterisco accanto a GPS perchè ci sono smartphone e tablet che hanno l’A-GPS e non quel tipo di antenna di posizionamento e per loro una versione di Google Maps offline non servirebbe a niente perchè per il tracciato della posizione hanno bisogno di pacchetti dati da rete wirless. A questo proposito invito i lettori a consultare la scheda tecnica del loro smartphone per sapere quale dei due hanno.

 

Poi che Google Maps arrivi e faccia tutti contenti per molti sarà qualcosa di positivo per risparmiare qualcosina sul piano del proprio operatore e ci mancherebbe che questo non sia così, ma credo che vedere il rovescio della medaglia sia sempre un bene; vi ricordo che i commenti sono tutti per voi e servono a ampliare anche il mio punto di vista oltre al vostro.

 

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Carta prepagata e ricaricabile Postepay premiata da Aifin


La Postepay, la carta prepagata e ricaricabile più diffusa in Italia, ed emessa da Poste Italiane, ha vinto per il terzo anno di fila un premio di Aifin, quello relativo al “Cerchio d’oro dell’Innovazione finanziaria“. A darne notizia venerdì scorso è stata proprio Poste Italiane nel precisare come il riconoscimento sia stato assegnato al prodotto sia per i servizi presenti sul Portale dedicato www.postepay.it. sia per la e-postepay, la nuova carta virtuale. Con la carta Postepay, ricaricabile anche via Web, è possibile accedere al Portale dedicato a “Postepay Fun“, un programma che permette di vincere dei premi, di partecipare a delle promozioni, ma anche di acquistare dei buoni cinema per assistere agli ultimi film in uscita nelle migliori sale italiane.

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E’ questo il monento giusto per investire nel mattone?


La crisi economica degli ultimi anni ha rallentato in maniera consistente il mercato immobiliare in Italia. Questa situazione ha fatto si che i prezzi delle case si siano ridotti. Ora ci si chiede, è arrivato il momento giusto per comprare o i prezzi scenderanno ancora?

E’ difficile dare una risposta sicura a queste domande anche se l’investimento nel mattone rimane sempre investimento azzeccato.

I numeri parlano chiaro, la richiesta dei mutui ipotecari si è ridotta del 33% nell’ultimo anno. Il volume d’affari nel settore immobiliare sarebbero crollato di un terzo e non fa ben sperare per questo inizio 2012.

Questi dati appena riportati sono stati rilevati nel mese di ottobre, quando la manovra Salva Italia non era stata ancora definita e non si conoscevano le caratteristiche dell’imposizione fiscale sugli immobili. Responsabile certo di questo crollo di richieste è dovuto dalle banche che si sono fatte molto più prudenti nella concessione di prestiti e mutui.

Se si valuta un periodo a breve termine, è probabile che tale trend possa continuare nei prossimi mesi, portando in ulteriore ribasso la domanda di case e, di conseguenza, generando una diminuzione dei valori commerciali.
Viste queste prospettive future, l’acquisto di una casa come investimento rischia di non essere profittevole sicuramente nel breve ma rimane una buona scelta in caso di acquisto per scopo residenziale, o per un’ottica di impiego nel lungo, o lunghissimo periodo.
Fonte: IoComproCasa

 E questo il monento giusto per investire nel mattone?

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Quello che non ci piace pagare


Riportiamo oggi il risultato di un sondaggio sondaggio di SuperMoney sulle spese meno amate dagli italiani e di cui farebbero a meno volentieri.

La prima risposta non sorprende, la benzina al primo seguita degli stipendi dei politici. Si aggiunge all’elenco il canone Rai che sarà da pagare entro la fine del mese.

Ogni giorno la vita aumenta lasciando gli stipendi fermi. La nuova manovra finanziaria ha inserito spese e tasse per ogni cosa e questo fa si che il nostro portafoglio continui ad alleggerirsi.

Quello che SuperMoney ha voluto fare è rispondere alla domanda, quali sono le voci di spesa che gli italiani proprio non sopportano di dover pagare?

Il sondaggio è stato posto su un campione di circa 1.000 utenti e ha stilato una classifica dei costi più odiati dagli italiani.

Saldamente al primo posto, con il 40% circa delle risposte, troviamo “la benzina a due euro al litro”: i rincari sul carburante hanno messo a dura prova gli automobilisti, che farebbero volentieri a meno di versare centinaia di euro nei serbatoi delle proprie vetture. Al secondo posto tra le spese più detestate dal popolo della rete c’è “Lo stipendio dei politici”: la risposta è stata scelta dal 25% circa degli utenti, segno che gli italiani non vedono di buon occhio la classe politica nel suo complesso, considerata senza scrupoli e senza bandiera.

Sul terzo gradino del podio, in base al sondaggio, c’è il famigerato Canone Rai: nonostante gli sforzi della televisione pubblica per convincere i telespettatori della sua utilità, il 20% degli interpellati proprio non sopporta di pagare a fronte di un servizio pubblico che lascia molti insoddisfatti. Resta infine un 15% che ha indicato risposte diverse: in particolare le “tasse ingiuste” sono un altro tasto dolente per molti italiani.

Se anche tu vuoi segnalare una spesa che proprio non vuoi mandare giù, inserisci un libero commento all’articolo..

 Quello che non ci piace pagare

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Uno studio mostra come iOS sia il più utilizzato nelle aziende e Android abbia dei problemi con la sicurezza


Un nuovo studio riguardante l’utilizzo dei dispositivi mobile nelle aziende, ha mostrato la conquista della prima posizione da parte dell’Apple iOS nei confronti del BlackBerry Rim; la statistica, pubblicata da Check Point, è stata redatta in seguito all’analisi di ben 768 realtà professionali, sparse negli Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Germania e Giappone.

 

Come potete vedere dall’immagine, i dispositivi con iOS ricoprono circa il 30% di quelli utilizzati, superando di circa un punto percentuale quelli con BlackBerry. Al terzo posto, con il 21%, si classifica l’emergente Android, con il vantaggio di soli 3 punti, rispetto ad i dispositivi con Windows Mobile, circa il 18%.

Sempre nello stesso studio, sono anche state pubblicate le medesime considerazioni riguardanti il possibile rischio di attacco informatico, compresa la presenza di malware o virus. In questo caso, Android è stata citata come la peggiore, con il 43%.

Al secondo posto si classifica l’iOS con ben il 36%, viceversa, dal canto suo BlackBerry occupa l’ultima posizione con il 22%. Nel secondo grafico, vengono indicate le cause principali dei problemi riguardanti gli smartphone, con il 62%, troviamo la mancanza di conoscenza da parte dell’impiegato. In altre parole, come accade moltissime volte, il telefono ha tutte le difese abilitate, tuttavia, basta premere un tasto sbagliato per permettere ad un malintenzionato di farne il proprio giocattolo.

Oltre a questo, naturalmente, troviamo un browser poco sicuro, una connessione wi-fi altrettanto incerta e mancanze dal punto di vista software degli stessi dispositivi.

[via]

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iPad 3, uscita prevista per febbraio 2012


Il nuovo Apple iPad (il terzo per la precisione) sembra che uscirà a il 23 febbraio 2012, un giorno prima del compleanno di Steve Jobs.

Se la notizia risultasse vera, sarebbe un omaggio al grande “GURU2 che ci ha lasciato da poco tempo, l’iPad 3 non ha ancora fatto la sua comparsa neanche sui canali “spia” che notoriamente hanno sempre le news in anteprima, segretissime anche le caratteristiche tecniche di questo nuovo modello dell’iPad, unica nota che potrebbe risultare “esatta” la possibilità di un restaling per quanto riguarda il Look

L’iPad 3 è il gadget più atteso di questo 2012 da tutti i fan della Apple e non solo.

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12 giorni di regali iTunes: giorno 3


Dopo un paio di ottimi brani musicali e un gioco, Apple ci mette a disposizione un nuovo contenuto gratuito grazie all’iniziativa 12 giorni di regali iTunes.

Per questo terzo giorno l’azienda californiana ha deciso di mettere a disposizione gratuita per la sola giornata di oggi il nuovo singolo di Gianna Nannini, Ti voglio tanto bene, con videoclip al seguito.
Continua a leggere: 12 giorni di regali iTunes: giorno 3 (…)

12 giorni di regali iTunes: giorno 3, pubblicato su iPhoner il 28/12/2011

© Alessandro Moretti per iPhoner, 2011. | Commenta! |
Tag: 12 giorni di regali iTunes, iTunes 12 giorni di regali, regalo


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La regola del terzo e altri consigli d’investimento


La regola del terzo è uno degli assiomi più importanti della Finanza. Si tratta di una regola non scritta, che pochi conoscono, ma che ogni investitore dovrebbe adoperare per orientare nel modo migliore il suo investimento.

Il concetto è semplice: destiniamo ad un investimento solo un terzo del nostro capitale. Questa accortezza ci aiuterà, qualora le cose andassero male, a non subire troppo il contraccolpo psicologico e non rischiare di vederci sommersi dai debiti.

Dopo aver seguito la regola del terzo, c’è un’altra regola da seguire: la differenziazione. il prossimo passo è prendere questa somma e investirla in strumenti finanziari diversi. Non lo sappiamo ancora, ma quello che stiamo facendo è differenziare il nostro rischio. Investire tutto in un unico strumento, è come scommettere al casinò: le probabilità di successo si assottigliano. Al cinquanta per cento le cose ci potranno andare bene, un altro cinquanta male. Ma non è finita qui. Il profitto potrebbe essere esiguo: un 2% all’anno viene considerato un investimento eccezionale. Resta però una cifra irrisoria, se confrontata con l’aver bloccato per un anno un’ingente cifra del nostro patrimonio, il rischio altissimo che ci siamo sobbarcati e il pesante carico psicologico di sapere di stare scommettendo con i risparmi di una vita.

Per questo motivo è importante differenziare. Riduciamo il rischio ma non necessariamente il profitto. Chiudiamo con una terza regola: la riconsiderazione del nostro investimento al netto dell’inflazione. Come tutti sanno, l’inflazione misura la variazione percentuale dei prezzi e, in caso di aumento, la diminuzione del nostro potere d’acquisto. Secondo le previsioni, l’inflazione nel 2011 dovrebbe chiudere al 2,7%.

Alla luce di questo dato, abbiamo preso come somma capitale 30.000 euro e abbiamo fissato la data di partenza del nostro investimento a dicembre 2010. La scoperta fatta è stata interessante: al netto dell’inflazione, molti dei nostri investimenti si sono dimostrati deludenti. Alcuni, che già erano andati male, hanno incrementato la perdita complessiva.
Vediamo cos’è successo nel dettaglio:

Titoli di Stato
I titoli di Stato sono delle obbligazioni emesse periodicamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, allo scopo di finanziare il debito pubblico. Il sottoscrivente in pratica presta dei soldi allo Stato in cambio di un interesse corrisposto periodicamente. Alla scadenza dell’obbligazione lo Stato rimborsa il capitale iniziale.

Per la nostra analisi, abbiamo preso come riferimento le performance di un Bot a 12 mesi sottoscritto un anno fa. Il rendimento di questo titolo è stato del 2%.

Riconsiderando questo buon risultato alla luce dell’inflazione, non c’è di che gioire:
30.000+2%-2,7%= 29.790 euro.
Il nostro profitto si è annullato. Abbiamo chiuso l’anno con una perdita di 210 euro, più o meno il costo di mantenimento di un conto corrente.

Azioni
Le cose, nel comparto azionario, non vanno meglio. Abbiamo preso come riferimento la media annuale del Ftse Mib, che a fine anno farà registrare una perdita del 30%.
Al netto dell’inflazione, la perdita aumenta. Calcoliamola insieme:

30.000-30%-2,7%= 20190 euro.

Siamo partiti con 30.000 euro e abbiamo chiuso l’anno con 9.810 euro in meno in portafoglio.

Fondi comuni di investimento
I fondi comuni sono strumenti finanziari che raccolgono il denaro di risparmiatori e che affidano la gestione dei propri risparmi ad una società di gestione del risparmio.
Nella nostra analisi abbiamo preso, come riferimento, le performance di un fondo dal rischio contenuto: un fondo bilanciato, che mischia sia azioni che obbligazioni. Da dicembre 2010, il fondo da noi analizzato, ha chiuso in perdita del 5%.

Adeguando il risultato al netto dell’inflazione, avremo: 30.000 – 5% – 2,7%= 27.690 euro.
Anche qui, c’è poca da stare allegri: registreremo una perdita di 2.310 euro

Titoli del tesoro U.S.A.
Il mercato considera questi titoli privi di “rischio di credito”, vale a dire che si è virtualmente certi che gli interessi e il capitale verranno pagati in modo puntuale. C’è però qualche aspetto negativo: la distanza. Internet, è vero, ci viene in soccorso, ma è comunque complesso tenersi aggiornati su quello che succede in un paese straniero. Inoltre è uno strumento che incorpora un rischio importante: la variazione del tasso i cambio, nonostante i tassi di interesse siano generalmente inferiori rispetto ad altri titoli di debito ampiamente negoziati.
Secondo i nostri dati, una media dei migliori titoli pubblici degli Stati Uniti, chiuderà l’anno con una perdita dell’1%.

Riconsiderando il risultato al netto dell’inflazione, abbiamo che:
30.000 – 1% – 2,7%= 28.898 euro

E se aveste investito sui segnali di trading forniti da Tradingmatica?
Per lavorare con noi, suggeriamo di seguire almeno due sistemi, con un capitale d’investimento di circa 36.000 euro. Il  risultato ottenuto al 30 di novembre, sulla combinazione chiamata Basic1, è stato di 17.176 euro netti.

Se anche togliamo l’inflazione del 2,7%, rimane un profitto di oltre il 45%. Se poi vogliamo togliere anche le spese per il servizio, ecco il risultato della combinazione Basic1 aggiornato al 30 novembre 2011:

Investimento a inizio anno = 36.623 euro

Spese per abbonamento a Basic 1 per un anno =  3.600 euro

Profitto netto al 30 novembre 2011 = 17.176 euro pari a +46,9 %

Inflazione al -2,7% = 366 euro (17176-3600=13576-2.7%=366)

Profitto netto = 13.210 euro pari al +36%

Totale fine anno: 36.623 + 13.210 = 49.833 euro

Perché non approfittarne cogliendo al volo lo sconto di Natale del 50%?
Compila il form per ricevere informazioni o contattaci al numero 0547 80391

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 La regola del terzo e altri consigli dinvestimento

 

 La regola del terzo e altri consigli dinvestimento

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Come scegliere l’assicurazioni casa piu’ adatta


La casa è uno dei nostri beni principali. Sono numerosi i sacrifici che la maggior parte delle persone devono fare per poterla acquistare.

Ma dopo tanta fatica, come fare per proteggerla dai rischi, dagli imprevisti, dalle calamità naturali.
Effettuare gli scongiuri del caso non basta, meglio rivolgersi ad una assicurazione che copra l’abitazione e ci faccia dormire sonni tranquilli.

Nel caso si abbia acquistato casa sottoscrivendo un mutuo, le assicurazioni da prendere in considerazione sono soprattutto due; una che copre la casa dai rischi di incendio e scoppio dell’abitazione e un’altra, la cosiddetta Cpi (ovvero Credit Protection Insurance), che si occuperà del pagamento delle rate del prestito in caso di eventi negativi legati alla sfera lavorativa (perdita temporanea o definitiva del lavoro) o di salute.

Se si è sottoscritto un mutuo, l’assicurazione contro l’incendio è obbligatoria.
L’istituto di credito presso il quale è sottoscritto il mutuo la rilascia ad un prezzo irrisorio, ma che può risultare più cospicuo nel caso in cui la banca ne chieda il versamento in un’unica soluzione.
Diversa è la cifra da spendere nel caso della Credit Potection Insurance che pero è facoltativa.

Una ulteriore polizza molto usata da chi ha sottoscritto un mutuo è quella della assicurazione fideiussoria.
Questo caso vede l’intervento di un terzo soggetto nel caso in cui il valore dell’immobile dato in garanzia abbia un valore superiore all’80% rispetto al volume del finanziamento: la compagnia si farà carico della parte eccedente.
Si tratta di una pratica molto diffusa, scelta da 4 clienti su 5, ma anche molto onerosa che finisce per pesare sull’ammontare del mutuo.
Fonte: mutuonews.it

 Come scegliere lassicurazioni casa piu adatta

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