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Stéphane Richard di Orange: “ho paura che il prossimo iPhone non sarà 4G”


In un’intervista concessa a Chaine Techno a Marsiglia, durante il lancio della rete 4G da parte dell’operatore Orange, Stéphane Richard, direttore generale dell’azienda, ha esposto le sue perplessità riguardo l’arrivo di un iPhone dotato di connettività 4G.

Secondo Stéphane Richard, l’iPhone di sesta generazione non supporterà la rete 4G, o quanto meno non sarà compatibile con le frequenze francesi che sono state lanciate proprio in questi giorni. Secondo Richard, il prossimo iPhone “avrà un 4G americano che sfortunatamente non utilizza le stesse bande di frequenza francesi”.

Durante un recente meeting con Tim Cook, CEO di Apple, Richard avrebbe fatto notare l’importanza per gli utenti europei di poter utilizzare uno smartphone 4G LTE: “Ho detto a Tim Cook che per noi europei sarebbe importante avere un iPhone 4G LTE, penso che abbia capito e condiviso. Se avremo un iPhone 4G LTE a fine anno? Non posso esserne certo, ma sono un po’ più sicuro che quest’ultimo possa essere disponibile nei mesi successivi”.

Ovviamente sono solo indiscrezioni, ma appaiono ben motivate soprattutto viste le limitazioni tecniche che in questo momento impediscono una diffusione su larga scala dei prodotti 4G nei Paesi dell’Europa, ovviamente Italia inclusa.

Via – iPhoneAddict


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AT&T spende 150 milioni di dollari per sponsorizzare il Lumia 900


Per aiutare il lancio del nuovo Nokia Lumia 900, AT&T ha pensato bene di spendere la bellezza di 150 milioni di dollari in pubblicità, molto più di quanto era stato speso al tempo per iPhone. Il dispositivo di Nokia, che al cuore ha l’OS di Microsoft, è stato messo in vendita ufficialmente domenica scorsa, e nel tentativo di sbaragliare la concorrenza, AT&T non ha badato a spese. A riportare la notizia è Ad Age.

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AT&T spende 150 milioni di dollari per sponsorizzare il Lumia 900, pubblicato su iPhoner il 10/04/2012

© Lorenzo Paletti per iPhoner, 2012. | Commenta! |
Tag: AT&T, Lumia 900, Nokia, Pubblicità


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Aspettando iPhone 5 Apple sbanca con le sue App


Aspettando iPhone 5 Apple sbanca con le sue App su: iPhone 5

Mentre cresce di giorno in giorno l’ attesa per il nuovo Melafonino, l’ iPhone 5, l’attenzione si sposta sul mercato delle applicazioni e come sappiamo l’ App Store è il ritrovo naturale per gli appassionati della Mela.

Flurry ha voluto mettere a punto una ricerca per vedere quali utenti si dimostrano più propensi ad acquistare le applicazioni. In altre parole, comprano più gli utenti Android o Apple? La risposta data dalla ricerca sembra essere molto decisa: gli utenti Android comprano meno, mentre quelli Apple si dimostrano più propensi all’acquisto nell’App Store.

Entrando nel dettaglio: per ogni dollaro speso da un utente Apple, un utente Amazon ne spende 89 centesimi, mentre chi ha Android spende massimo 23 centesimi per le prossime applicazioni. Cosa può significare tutto ciò? Che i clienti Apple dimostrano sempre continua fiducia nella casa produttrice di Cupertino. Anche gli sviluppatori preferiscono lo App Store di Apple, anche perché si tratta di un negozio virtuale molto più fruttuoso di quelli della concorrenza.

Tutto questo non può che fortificare l’idea che i prodotti Apple, in questo caso le varie applicazioni, sono davvero un must have e che il pubblico crede ciecamente in tutto quello che questa azienda propone. Il sostegno del grande pubblico è quello che rende grande la casa produttrice di Cupertino e a giudicare dalle cifre e dalle interviste questo è davvero immutato e costante.

La Apple, quindi, almeno in questo settore delle App non ha da temere nessuna concorrenza.

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La tua casa, come scegliere tra le migliaia di offerte?


Come scegliere la casa giusta? Come districarsi tra le migliaia di offerte? Le caratteristiche della casa perfetta sono chiaramente soggettive, ma abbiamo comunque dei parametri oggettivi da considerare: la zona, la metratura, lo stabile, la comodità, i servizi.

I seguenti consigli dovrebbero aiutarci a selezionare proposte con il miglior rapporto qualità prezzo.

Nella ricerca di case e appartamenti la motivazione è fondamentale. In prima posizione troviamo l’acquisto per uso diretto (pari a circa l’80%, di cui un 30% prima casa e un 70% per cambiare in meglio). il restante 20% compra come investimento. Ma in base a cosa consideriamo una scelta migliore di un’altra?

Ecco i parametri:
25% dimensione della casa
20% motivi personali: mi sposo, cambio lavoro, ho avuto un figlio, ecc.
15% stabile: si cerca un palazzo più decoroso, o una villa al posto di un appartamento;
10% sicurezza della zona
10% verde
10% servizi
5% silenziosità
5% piano

Quando si fa una ricerca di case e appartamenti, è bene quindi stabilire quali sono per noi i parametri che determinano il giusto rapporto qualità/prezzo. Per esempio i piani alti costano di più, valutiamo perciò se c’è un reale vantaggio: un terrazzo, maggior silenzio, una vista impareggiabile, etc. Se siamo invece nel dubbio tra due o più alternative, prediligiamo lo stabile di maggior pregio in quanto a finiture, zona, etc. Conviene comparare anche i costi medi della zona a parità di abitazione in modo da farci un’idea su quanto è giusto spendere.

Cosa influisce sul prezzo finale di una casa o un appartamento?

Fattori oggettivi:
– Tipologia
– Piano
– prestigio del palazzo, della strada e del quartiere
– esposizione alla luce
– stato di manutenzione
– distanza da una stazione del metrò o mezzi di superficie
– servizi

Fattori soggettivi
– distanza dal lavoro
– scuole per i figli
– servizi per anziani
– verde pubblico
– centri sportivi
– parcheggi

Chi più spende meno spende. Puntiamo sulla qualità nella nostra ricerca di case e appartamenti. Che si compri per viverci o per investimento poco conta, si rivaluterà nel tempo. Preferibile scegliere ad esempio edifici nuovi o in costruzione, oppure immobili appena ristrutturati e possibilmente in zone centrali (le case in centro, in 5 anni si rivalutano molto di più rispetto alle altre zone.)
Fonte: blog.immobiliare-italia.it

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Consigli per risparmiare sul conto corrente


Quasi metà degli italiani spende per il conto corrente quasi il 50% in più di quello che potrebbe.
Secondo i dati raccolti dalla Banca d’Italia, la spesa media annuale per i conti aperti prima del 2000 (che sono il 42% del totale dei conti correnti) è di 122,2 Euro, contro i 79,6 Euro dei conti aperti nel 2009.

La motivazione della differenza di costo è semplice: nel corso degli anni, le banche hanno aumentato la competizione tra loro, con proposte commerciali sempre più economiche, e trasferendo almeno in parte ai clienti la maggiore efficienza consentita anche dall’uso delle nuove tecnologie. Sono così diminuiti i costi per i prelievi bancomat, per i bonifici, per disporre di una carta di credito.

Ma chiaramente, si tratta di proposte che si applicano a chi apre un nuovo conto corrente, e non a chi un conto corrente lo ha già aperto, e quindi “si tiene” le condizioni del momento dell’apertura. Facile dare la colpa alle banche, ma è impossibile negare che i correntisti debbano fare autocritica per la pigrizia che li porta a spendere di più. Non stiamo parlando infatti di cambiamenti che avvengono da un giorno all’altro, ma del fatto che per anni e anni non ci si è più preoccupati di valutare se vi fossero soluzioni più vantaggiose, ed eventualmente cambiato il tipo di conto, o al limite cambiato banca. La “pigrizia” dei consumatori è un problema che sottolineiamo da molto tempo, me devono essere gli stessi consumatori a fare un salto di qualità nel loro atteggiamento, trasformandosi da consumatori passivi, a consumatori attivi.
Fonte: banknoise.com

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La crisi economica fa crescere concorsi, scommesse e poker on line


Non ci sono proprio dubbi, il poker online è un vero successo in Italia. A testimoniarlo ci sono i numeri secondo i quali nel 2010 sono stati disputati in rete oltre 100 milioni di tornei.
Il picco si è toccato a gennaio del corrente anno quando gli italiani hanno puntato sui tavoli verdi virtuali 288,5 milioni di euro.

Ogni giocatore spende in media per una partita a poker circa 6 euro. In inverno le giocate al poker on line sono più numerose rispetto all’estate: nel primo caso gli italiani giocano mediamente oltre 9 milioni di euro al giorno mentre d’estate 8 milioni di euro. I giorni preferiti per giocare a poker online sono quelli del week-end ed in particolare l’orario compreso tra le 19,00 e l’una di notte.

Fin qui i numeri che sono stati forniti dall’Agicos, l’Agenzia giornalistica concorsi e scommesse. Ma le cifre si sa possono solo essere segnali di un fenomeno che poi va interpretato.
E allora mi chiedo e chiedo a voi: si tratta del segnale di una grande passione oppure del fatto che molti, sentendosi alle strette con la crisi economica, si buttano nel gioco d’azzardo per trovare una possibile soluzione?
Da sempre si sa che scommettere può essere tanto un divertimento quanto una pericolosa dipendenza.

Confidando nel buon senso di tutti, l’unico suggerimento che mi sento quindi di dare riguarda invece i metodi di pagamento: spesso infatti per il poker online viene richiesta la carte di credito e carte prepagate.
Occhio dunque alle truffe, e cercate di utilizzare sempre siti di comprovata regolarità e autorevolezza.
Fonte: ditascanostra.it

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Benzina, diesel e petrolio: prezzi e conti non tornano


benzina diesel petrolio prezzi.jpg

In questo momento sui mercati internazionali il prezzo del petrolio quota sugli stessi livelli di un anno fa, ma anno su anno, invece, per la benzina verde si spendono ben 20 centesimi di euro in più al litro. A rilevarlo ed a denunciarlo è l’Adoc che, di conseguenza, sottolinea come ancora una volta sia giunta puntuale la stangata sulle vacanze estive a carico delle famiglie. Ma sui carburanti non c’è solo il caro-esodo visto che, sempre in base alle rilevazioni dell’Associazione dei Consumatori, rispetto al 2001 per un pieno di carburante gli italiani spendono la bellezza di 30 euro in più. Il calo del greggio e la debolezza del dollaro, ha sottolineato altresì l’Adoc per voce del suo presidente, Carlo Pileri, avrebbero dovuto portare alla diminuzione dei prezzi dei carburanti ma così non è stato. Questo perché gli automobilisti stanno pagando 1,60 euro al litro per la benzina già da oltre un mese, il che significa che rispetto all’anno scorso si spende il 15% in più per un pieno di carburante

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Samsung Galaxy Z, il modello minore di Samsung Galaxy S 2


Samsung Galaxy S 2 rappresenta, a oggi, il top di gamma per gli smartphone di casa Samsung e uno dei maggiori rappresentanti a livello hardware e firmware nel mondo Android se prendiamo in considerazione anche la rosa delle altre marche. Pero’ non potevano mancare anche dei prodotti la cui funzione è colmare la domanda di una fascia di mercato medio-alta con un dispositivo che abbia qualche caratteristica e un centinaio di Euro in meno, per esempio come per la versione di Samsung Galaxy S è uscito il modello con schermo SLCD e non Super Amoled: ecco quindi il modello Z di Samsung Galaxy.Insieme al modello, attualmente in pre-ordine in Svezia a 3995 Corone, prezzo convertito in Euro: circa 390.

Le caratteristiche tecniche attualmente sicure sono:

– Schermo con diagonale da 4.2 pollici (4.2 * 2.54 = 10.67 cm),

– tipo di schermo: Super Clear LCD (WVGA) Gorilla Glass,

– processore con frequenza di lavoro a 1GHz Dual Core,

– versione attualmente presente: Android 2.3 Pan di Zenzero,

– fotocamera con sensore a 5MP e flash led singolo che permette di registrare video in HD,

– versione del launcher: TouchWiz 4.0 per smartphone,

– memoria interna: 8GB con supporto per schede SD fino a 32 GB.

 

Vorrei ora presentare le cruciali differenze con il modello SGS 2 che attualmente ha un prezzo di meno di 100 Euro maggiore a questo (prezzo da negozi elettronici in rete):

– schermo da 4.3″,

– tipo di schermo: Super Amoled Plus,

– processore con frequenza di lavoro a 1.2 GHz Dual Core,

– versione presente nativamente: Android 2.3.3 Pan di Zenzero,

– fotocamera con sensore a 8MP e flash in grado di girare video in Full HD,

– versione del launcher: TouchWiz 4.0 per smartphone,

– memoria interna: 16 GB con supporto per schede SD fino a 32 GB.

 

Io faccio sempre dei paragoni, credo che in questo caso facendo un paragone tra le caratteristiche tecniche dei due lo sforzo valga il più che si spende per prendere il top di gamma. Per entrambi, dico per supposizione e paragonandoli al supporto ricevuto da altri modelli simili, sono assicurati almeno un anno e dieci mesi di supporto dagli sviluppatori per ulteriori ROM e modifiche al kernel.

Una breve riflessione finale: a oggi non conviene prendere dispositivi mono core, vedo modelli come Desire Z e Samsung Galaxy S venduti sopra i 500 Euro in catene di distribuzione .. i dual core anche se sono arrivati velocemente rivoluzionando il mercato possono contare su una marcia in più e, perchè no, di un prezzo quasi alla pari se non minore.

 

 

Post Originale: Samsung Galaxy Z, il modello minore di Samsung Galaxy S 2 su http://www.CellularMagazine.it


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Crescono i Consumi Degli Italiani in Cultura e Spettacolo, ma Diminuiscono gli Investimenti


cappellasistina2803.gifFederculture, associazione nazionale
dei soggetti pubblici e privati che gestiscono le attività legate
alla cultura e al tempo libero, ha presentato a Roma il Rapporto
relativo all’anno 2010 sui consumi dei cittadini italiani per
cultura e spettacolo.
La ricerca ha evidenziato una disparità
tra investimenti statali nel settore e consumi da parte dei
cittadini: mentre, infatti, lo Stato non dedica oltre lo 0,50% del
Pil
per lo sviluppo delle attività culturali, la popolazione
continua a conferire grande importanza a questo genere di consumi,
nonostante le disponibilità economiche siano sempre più limitate
per via della crisi.
Precisamente, i cittadini italiani
investono in media il 7% del loro reddito in cinema, teatri e musica,
facendo così registrare un aumento dell’8,3% rispetto all’anno
precedente, a dispetto dunque del generale calo dei consumi.
C’è inoltre da aggiungere che il
ritorno delle attività culturali
è di gran lunga superiore alla
spesa pubblica, tanto da raggiungere il 2,3% del Pil, secondo il
rapporto Creative Economy 2010 dell’Onu. L’Italia si colloca
all’ultimo posto in Europa anche per quanto riguarda l’investimento
in istruzione superiore
, formazione universitaria e
post-universitaria, dal momento che nel nostro Paese si spende per
questi settori il 4,5%
del Pil
, a fronte di una media Ocse del 5,7%.
I consumi per quanto riguarda le
diverse manifestazioni musicali differiscono notevolmente per
tipologie: in crescita sono infatti il teatro, con il +13,49%
rispetto all’anno precedente, gli spettacoli di musica classica con
il +5,94%, i musei e le mostre con il +3,82%, il 2,28% per i
monumenti ed i siti archeologici.

Continua…


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