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Perché pagare per andare in spiaggia?


Dopo i referendum, che hanno sancito il no al nucleare e l’acqua bene comune, è il caso di ribadire anche il concetto di spiaggia come bene comune. Le coste sono sempre più in mano agli stabilimenti balneari, che cementificano sempre di più, e ora ancora di più se consideriamo che hanno il diritto di superificie (di costruire cose di loro proprietà sul demanio pubblico) per 20 anni. Tanti.
Per questi motivi il 2 luglio, a Ostia, c’è stata una manifestazione del comitato Spiaggia bene comune, assieme alla Federazione dei Verdi e a cittadini che si sono aggregati sapendo dell’iniziativa. Nel “lido di Roma” (non me ne voglia chi ci abita!) si dice ormai che il lungomare si è trasformato in “lungomuro”: è difficile persino vedere il mare. Anche trovare la spiaggia pubblica diventa un’impresa, che ad esempio persone di una certa età non possono permettersi.
La manifestazione ha avuto anche un’iniziativa particolare: dal mare un battello di “eco-pirati” si è avvicinato per farli arrivare in spiaggia mostrando bandiere e striscione della manifestazione.
Avranno capito balneari e istituzioni?

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Dall’Agricoltura un Potenziale di Energia Verde Pari al 20% Del Totale Delle Energie Rinnovabili


trattore1906.gifLa rivoluzione verde nel nostro Paese,
alla luce del risultato del referendum sul nucleare , non può non
passare anche attraverso le colture vegetali coltivate per lo scopo,
promuovendo l’uso dei sottoprodotti agricoli, come scarti colturali e
residui zootecnici. Abbiamo visto nei giorni scorsi come secondo la
Coldiretti, dall’Agricoltura italiana sia possibile ottenere nei
prossimi dieci anni energia
rinnovabile in grado di sostituire tre centrali nucleari
, senza
causare danni al territorio. Oggi è il turno di Confagricoltura, che
citando i risultati del Rapporto sulle bioenergie in Italia
realizzato con Nomisma, ribadisce l’importanza il ruolo primario
dell’agricoltura per il bilancio energetico nazionale.
Secondo i dati presentati con l’ausilio
di colture dedicate, scarti colturali e residui zootecnici sarà
sarà possibile creare energia, eliminare rifiuti prodotti dalle
attività umane e arrivare a fornire sino al 20% dell’energia
rinnovabile prevista nel 2020
, contribuendo così attivamente agli
obiettivi stabiliti dall’Unione Europea e dal protocollo di Kyoto.
Numeri decisamente importanti che rivedono al rialzo le stime del
Piano
di Azione Nazionale Per lo sviluppo delle Energie Rinnovabili
e
che potrebbero evitare al nostro Paese di dover importare energia
rinnovabile
dall’Estero.
C’è da segnalare, inoltre quanto
diventi interessante, per tutta la comunità, investire e aumentare
l‘efficienza dei processi produttivi, permettendo così di evitare i
costi di incenerimento degli scarti, lo stoccaggio in discariche ed
avere minori emissioni di gas-serra.
Nel presentare i dati
Confagricoltura ha preso in considerazione due scenari operativi: uno
definito “ottimistico” in cui si prevede lo sfruttamento della
metà delle potenzialità rinnovabili in agricoltura ed uno
“pessimistico” in cui è previsto lo sfruttamento di solo un
quinto del potenziale
teorico.
Nella prima ipotesi la quota prevista
garantirebbe al settore non solo l’autosufficienza energetica, ma
anche la possibilità di creare valore, in un’ottica di “burden
sharing” tra settori produttivi. 

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Dall’Agricoltura un Potenziale di Energia Pari a Quello di Tre Centrali Nucleari


biomassgasconfagri.gif
Oggi l’agroenergia rappresenta una
opportunità, infatti ,dalle campagne italiane è possibile ottenere
nei prossimi dieci anni energia rinnovabile in grado di sostituire
tre centrali nucleari con il diretto coinvolgimento delle imprese
agricole e senza causare danni al territorio.
E’ quanto è emerso nel corso
dell’incontro promosso dalla Coldiretti a Venezia "Per una
filiera agricola italiana e rinnovabile
" sul futuro energetico
dell’Italia dopo il netto risultato del referendum abrogativo che ha
respinto la costruzione di centrali nucleari in Italia .
In questo nuovo scenario – ha
sottolineato la Coldiretti – "l’agricoltura gioca un ruolo decisivo
proponendosi di contribuire al bilancio energetico nazionale con una
produzione di energia verde effettivamente sostenibile per l’ambiente
ed integrata col territorio, privilegiando l’efficienza energetica
degli impianti agricoli di piccole dimensioni, di impiegare l’energia
termica prodotta evitando gli sprechi e valorizzando i residui delle
attività agricole, forestali e zootecniche”.
Secondo lo studio presentato dalla
stessa associazione, la produzione energetica potenziale complessiva
dell’agricoltura
al 2020 può raggiungere infatti 15,80 Mtep (milioni
di tonnellate equivalenti petrolio), 4,3 Mtep prodotti attualmente
dal settore con i 11,50 Mtep che potenzialmente potrebbero
aggiungersi e diventare realtà nei prossimi dieci anni.
Il risultato di un tale scenario
sarebbe un contributo pari all’8% del bilancio energetico nazionale
al 2020, somma del 2,2% attuale più la quota di espansione
potenziale del 5,9% per cento. Inoltre sul piano ambientale, si
potrebbero evitare emissioni pari a 26,37 milioni di tonnellate
all’anno di anidride carbonica (CO2), mentre si avrebbe un impatto
occupazionale al 2020 di poco meno di 100 mila unità.
Dato
quest’ultimo in linea con quanto calcolato anche dalla Cgil nel
Dossier Energia
e lavoro sostenibile
”.
Sul piano degli incentivi, sottolinea
la Coldiretti , risulta di vitale importanza che i decreti attuativi
della recente riforma del settore delle rinnovabili (Dlgs 3 marzo
2011, n.28) vengano emanati con sollecitudine, superando quelli che
fino ad oggi sono stati i fattori che ne hanno limitato lo sviluppo. 

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Referendum 2011: i risvolti economici del quorum


La consapevolezza con la quale milioni di cittadini si sono recati alle urne per votare il referendum 2011 riguardante l’abrogazione di 4 leggi su Acqua, Nucleare e Legittimo Impedimento, è stata molto grande, questo merito di una strepitosa campagna di comunicazione da parte degli attivisti politici che erano per il “si”. Una campagna fatta anche a colpi di slogan, tant’è che molti esponenti politici, sia di destra che di sinistra, sono stati costretti ad intervenire in tv per fare chiarezza sui reali significati dei quesiti del referendum – clamorosi ad esempio i “2 sì per l’acqua pubblica”, totalmente fuori dalla vera argomentazione, quella di affidamento della ristrutturazione della rete di distribuzione idrica a enti privati. Politica a parte, in questo post diamo un’occhiata ai riscontri “economici” del referendum 2011 e dei quattro “si” vincitori.

I colleghi di TradingOnlineFree ci segnalano l’impennata in borsa dei titoli delle energie rinnovabili, affiancato, naturalmente, da una caduta a picco delle imprese impegnate in progetti nucleari. Adesso il Governo dovrà dare vita a nuove leggi per far fronte alle energie rinnovabili. Per quanto riguarda la scelta di rendere illegali i profitti derivanti dal servizio idrico, sono tanti gli scenari che potrebbero aprirsi, sempre in termini di spese per i cittadini. Per prima cosa, gli Enti pubblici che negli anni precedenti hanno realizzato utili di bilancio con il servizio idrico, oggi sono tenuti a disimpegnare quegli utili, e paradossalmente alcuni Enti potrebbero proprio utilizzarli per pagare privati che cooperino alla ristrutturazione della rete idrica.

Oppure, possono essere utilizzati per pagare nuove assunzioni e le spese di gestione interne agli Enti pubblici, in questo caso però si rischia che si vengano a creare dei conti pubblici non sani che graveranno, in caso di deficit, sulle bollette dei cittadini. Un altro possibile scenario economico, che molto probabilmente, pur se in piccola parte, si realizzerà comunque, è quello di ulteriori tagli alle spese pubbliche (per trasporti? per istruzione? per l’arte?) per far fronte alle spese di ristrutturazione della rete idrica. Comunque vada, ne pagherà il cittadino, e alla fine, ci si chiede: cosa è cambiato?

 



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Referendum 12-13 giugno 2011: lo spot satirico di Guzzanti (video)


corrado_guzzanti

Mancano appena tre giorni ai referendum del 12 e 13 giugno 2011. Ancora sono vive le polemiche e le accuse di censura mosse alla RAI e al servizio pubblico per non aver correttamente informato i cittadini.  Noi abbiamo provato nel modo più semplice possibile a spiegare tutti i quesiti e le istruzioni per votare, ma a questo scopo forse il video satirico di Corrado Guzzanti che sta spopolando sul web riesce a fare di meglio!

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Referendum 12-13 giugno 2011: sul quesito nucleare si decide a fine maggio


referendum-nucleare

Referendum sul nucleare sì, referendum sul nucleare no: manca poco più di un mese alla data fissata per la consultazione cittadina sul ritorno dell’Italia all’atomo, peccato però che dopo il dietrofront del Governo sulla politica nucleare  ancora non si sappia se alle urne ci sarà anche la scheda relativa al quesito sulle centrali atomiche.

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Quarto Conto Energia: a che punto siamo a due giorni dalla Conferenza Stato-Regioni


quarto conto energia

A due giorni di distanza dalla ulteriore e, speriamo, decisiva riunione della Conferenza Unificata Stato Regioni (prevista per giovedì 28 Aprile)  che dovrà pronunciarsi sulla bozza di  Quarto Conto Energia, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha trovato comunque il modo di parlare anche di nucleare durante il vertice italo francese svelando le vere intenzioni del Governo sul rinnovo del programma nucleare in Italia che di sicuro riaccenderà le polemiche e riscalderà il clima, già piuttosto caldo per il per il differimento dell’approvazione definitiva del decreto che regolamenterà i prossimi incentivi al fotovoltaico.  Referendum sul nucleare o no, infatti, c’ è tempo fino al 30 Aprile e, ormai, siamo in dirittura d’arrivo.

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Vertice Italia-Francia, Berlusconi conferma a EDF: "Il nucleare è l’avvenire". E il referendum?


Lo avete letto o lo state leggendo su tutti i giornali; lo avrete visto in tutti i Tg: il nostro presidente del Consiglio ha svelato il bluff a proposito della costruzione di nuove centrali nucleari in Italia. Ossia, la moratoria e l’emendamento che ferma la ripresa del nucleare in Italia, sono strumenti temporanei di fermo. Tra un paio di anni, finita la paura per quanto sta accadendo in Giappone a Fukushima Daiichi, come conseguenza del terremoto e dello tsunami dello scorso 11 marzo, si riprenderanno i progetti attualmente congelati con EDF. La gravità politica di questa dichiarazione ve la lascio leggere su Polisblog.

Le parole, non sono state carpite ma pronunciate durante il vertice italo-francese in una ufficialissima conferenza stampa seguita al vertice italo francese con il Presidente Nicolas Sarkozy. Ragazzi, era tutto vero quanto scritto sin qui: la moratoria sulla costruzione delle centrali nucleari prima e l’emendamento ideato da Francesco Rutelli, ossia l’abrogazione (temporanea perciò) nel decreto Omnibus della legge per il nucleare sono trucchi ideati per menare il can per l’aia e far perdere giusto un po’ di tempo. Ma sopratutto togliere di mezzo il referendum.

Se errore c’è stato in quel referendum appartiene a tutti coloro che lo hanno presentato. Colgo, l’analisi fatta ieri sera da Paolo Mieli durante l’intervista su La 7 con Antonello Piroso. Spiega Mieli che era meglio non attaccarci, accanto alle domande su nucleare e acqua pubblica, anche quella sul legittimo impedimento. Forse l’elezione avrebbe avuto miglior sorte. Per la votazione sul referendum non resta che attendere il parere della Cassazione.

Vertice Italia-Francia, Berlusconi conferma a EDF: “Il nucleare è l’avvenire”. E il referendum? é stato pubblicato su Ecoblog.it alle 08:49 di mercoledì 27 aprile 2011.



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Nucleare: dietrofront del governo, il nucleare sarà stralciato dal referendum


nucleare, stop nucleare

E’ una notizia dell’ultima ora, quella che ci è appena giunta sul dietrofront del governo riguardo alla scelta nucleare.
L’Idv ha appena annunciato in conferenza stampa che il governo ha deciso di fermare, con un emendamento, la realizzazione di centrali nucleari in Italia.
Lo stop al nucleare è così motivato dall’emendamento, che oltrepassa l’iniziale moratoria di due anni sul nucleare:
“Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione Europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare”.
Con questo emendamento verrà quindi quasi sicuramente stralciato il quesito sul nucleare dal referendum, che poi è il quesito portante del referendum, quello che avrebbe rischiato di portare alle urne una moltitudine di cittadini, che si sarebbero poi trovati di fronte gli altri due quesiti relativi alla gestione e privatizzazione dell’acqua pubblica, anch’essi cruciali per l’ambiente. Ricordiamo per dover di cronaca che l’ultimo dei quattro quesiti verte sul legittimo impedimento.
Niente referendum sul nucleare quindi. O meglio: il referendum resta, coi tre quesiti minori.
Questa scelta lascia perplessa l’opposizione, che si chiede come mai tanta premura nel voler fermare il nucleare prima del referendum, che con questa mossa rischia di non raggiungere il quorum.
Solo per questo motivo si è agito d’istinto su una tematica così importante come l’energia nucleare? Ma soprattutto, cosa si farà adesso per cambiare lo status quo delle politiche ambientali attuali?
Il problema non è il dietrofront sul nucleare, non basta, ciò che importante è aiutare con incentivi e politiche definite lo sviluppo delle energie rinnovabili.
Il Decreto Romani ha penalizzato le rinnovabili con tagli e tetti massimi, e le ultime notizie riguardanti la bozza sul quarto Conto Energia confermano la drastica diminuzione di incentivi.
Insomma, va bene, il governo fa dietrofront sul nucleare, ma le rinnovabili sono andate nel dimenticatoio?

Maria Amatulli

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