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VIAGGIO AL CENTRO DELLA MELA: iPhoneItalia in California per un LIVE SPECIAL dedicato a Steve Jobs!


Anche in Italia è finalmente uscito l’iPhone 4S e i live sono finiti… o quasi. Quasi perché ora inizia un nuovo live targato iPhoneItalia e questa volta sarà davvero speciale. Cosa ne direste ad esempio di una visita ufficiale di iPhoneItalia all’Alta Mesa in California per l’ultimo saluto al compianto Steve Jobs? E se prima della visita al cimitero iPhoneItalia ripercorresse tutta la vita di Steve partendo dal Garage di Palo Alto dove nel 1976 iniziò la grande avventura di Apple, con un video trasmesso proprio da lì con tanto di bussata con la frase “Qui dentro e’ iniziata la storia”? Allora allacciate le cinture, Gigi Calabrò e l’inviato speciale Stefanos “Il Greco” sono già partiti alla volta degli Stati Uniti!

Oltre alle due tappe appena menzionate, faremo un salto al Campus di Cupertino e lo gireremo a tappeto con foto e video, entreremo nel Company Store (l’unico al mondo che vende gadgets con la Mela) e faremo incetta di magliette, penne, mousepad, portachiavi per organizzare poi dei contest e regalarli a voi utenti! E perché no, si potrebbe seguire via Twitter il mitico Steve Wozniak e pescarlo mentre è seduto a mangiare da qualche parte a Palo Alto (su Twitter condivide sempre la posizone mentre mangia) e fargli un’intervista e una foto ricordo anche con lui. Immancabile anche un passaggio a Palo Alto dove ha vissuto Steve in questi ultimi anni e alla Stanford University dove Steve tenne il mitico discorso agli studenti… E poi chissà quante altre cose…

Siamo già partiti alla volta di Los Angeles e già da domani pubblicheremo le prime foto e i primi video di questo live unico e speciale dedicato a Steve Jobs e alla Storia di Apple!

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L’euro scende al suo minimo da 6 mesi


La tensione è ancora alta nei mercati finanziari. La seduta di venerdì ha visto i mercati azionari europei muoversi violentemente e l’euro cadere contro il dollaro al suo livello più basso da sei mesi. L’origine di queste nuove battute d’arresto sono state le dimissioni a sorpresa di Jürgen Stark, capo economista tedesco presso la Banca centrale europea, e le paure di un imminente di default della Grecia.

Le dimissioni di Jürgen Stark hanno accentuato la flessione del mercato. Ciò conferma che ci sono molte divisioni all’interno della BCE e questo mette in discussione la capacità di agire della banca stessa.

La maggior parte dei mercati europei sono scesi durante la sessione di venerdì pomeriggio. Molti indici sono vicini al livello più basso dal marzo 2009, al culmine della crisi finanziaria. La moneta unica è scesa contro il dollaro. Nel mercato obbligazionario, i rendimenti obbligazionari a 10 anni di Spagna e Italia sono aumentati come rendimenti, mentre quelli della Germania sono scesi ai minimi storici.

Jean-Claude Trichet si è difeso contro le critiche della sua politica di rimborso delle obbligazioni dei paesi in difficoltà. Gli investitori sono preoccupati della situazione di crisi che sembra in crescita. Ciò potrebbe limitare la politica di risalita dal mercato e penalizzare i paesi fragili come l’Italia.

Per molti una massiccia ristrutturazione del debito greco appare una cosa inevitabile. E’ uno scenario che gli investitori sembrano aver già costruito da tanto tempo, dato che l’assicurazione contro l’insolvenza della Grecia è salita di oltre 3500 punti.

Gli investitori ora seguiranno da vicino gli accadimenti di questa settimana, in particolar modo tutto ciò che potrebbe confermare l’ipotesi di un default della Grecia e della sua ristrutturazione del debito. Più in generale possiamo dire che finché si rimarrà al buio in merito all’attuazione delle decisioni dello scorso 21 luglio per quanto riguarda la Grecia, cosa che richiede il passaggio dei vari parlamenti, i mercati rimarranno bloccati. Le turbolenze sui timori della recessione, a loro volta, alimentano la volatilità del mercato.

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Prova Borsa per le banche italiane promosse agli stress test



Come reagirà la Borsa di fronte ai segnali positivi che riguardano il settore bancario? Le banche italiane sono solide sotto il profilo patrimoniale e sono in grado di affrontare eventuali scenari di crisi sui mercati internazionali, secondo i risultati degli stress test condotti dall’Autorità bancaria europea (Eba).

UniCredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare e Ubi Banca – che insieme rappresentano il 62% del totale nel sistema bancario nazionale – hanno superato comodamente la soglia del 5% per il Core tier 1: in media il 7,3% secondo quanto comunicato dalla Banca d’Italia.

Significa che il patrimonio di questi istituti è sufficiente ad affrontare e superare nuove turbolenze legate al quadro macroeconomico mondiale. Lo stesso, purtroppo, non si può dire di altre 8 banche, sulle 91 che sono stato sottoposte a verifica: 5 banche spagnole, due greche e una austriaca hanno rivelato un patrimonio insufficiente, con un coefficiente inferiore al 5% proiettato nel 2011-2012.

Peraltro altri sette istituti di credito spagnoli hanno superato il test, ma con un dato compreso fra il 5 e il 6 per cento: un altro elemento di rischio per il settore creditizio iberico. In Irlanda, che recentemente è stata oggetto di un salvataggio internazionale, tutte e tre le banche testate hanno facilmente superato le prove.

Che cosa dovranno fare adesso le banche che sono state “rimandate” dall’Eba? Certamente rafforzare il patrimonio, come l’Eba ha chiesto alle Autorità nazionale di imporre agli istituti più fragili: la richiesta è di impostare piani di ricapitalizzazione entro il 15 ottobre e attuarli entro la fine dell’anno. Il punto, però, è che l’Eba non è in grado di imporre nulla, perché la vigilanza vera e propria spetta alle autorità nazionali.

Proprio questo lamenta Moody’s, che segnala anche un altro punto di debolezza: secondo l’agenzia di rating questi stress test non prenderebbero in considerazione l’ipotesi di un fallimento greco, altrimenti la carenza di patrimonializzazione dovrebbe essere più elevata dei soli 2,5 miliardi di euro complessivi calcolati dall’Eba. Ora si vedrà la reazione dei mercati.

Prova Borsa per le banche italiane promosse agli stress test é stato pubblicato su Finanzablog.it alle 11:50 di lunedì 18 luglio 2011.



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L’Italia emette le obbligazioni, ma i tassi di interesse sono maggiori


L’Italia ha dovuto dei pagare, lunedì, dei tassi di interesse più alti del solito per raccogliere nuovi fondi, in quanto gli investitori sono nervosi e hanno mantenuto un occhio diffidente sulla zona euro a causa della crisi del debito greco, nel timore che essa potrebbe trascinare verso il basso gli altri membri dell’eurozona.

Il Tesoro italiano ha pubblicato infatti otto miliardi di euro di obbligazioni a 6 mesi, e 2,5 miliardi di euro di obbligazioni con scadenza 2013. Il governo, tuttavia, ha dovuto pagare un tasso di rendimento per gli investitori dell’1,988 per cento sui titoli a 6 mesi, in forte aumento dal tasso del 1,657 per cento pagato nella precedente vendita. Invece per le obbligazioni con scadenza nel 2013 il rendimento è salito addirittura da 2,851 per cento a salito a 3,219 %.

Le vendite sono andate abbastanza liscie e senza problemi. L’Italia è ancora fuori dal “club” degli stati deboli della zona euro, anche se l’effetto contagio si fa sentire. Venerdì scorso, infatti, i mercati finanziari italiani sono stati colpiti da una dose di timore in seguito ad un possibile downgrade da parte delle agenzie di rating.

Il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi a 10 anni hanno raggiunto il livello più alto dal momento dell’introduzione dell’euro, mentre i titoli bancari hanno subìto un calo in seguito alle voci del declassamento di cui abbiamo accennato prima.

Standard and Poor e Moody hanno infatti lanciato l’allarme che potrebbero variare i rating sovrani dell’Italia. Proprio Moody ha fatto sapere di aver messo i rating di 16 banche italiane in una fase di revisione per un possibile declassamento.

Il peso del debito dell’Italia è pari al 120 per cento del prodotto interno lordo, il doppio del limite della zona euro, ma ancora meglio di molti altri stati membri.

Il governo deve mantenere ora l’obiettivo di tentare di raggiungere il pareggio del bilancio entro il 2014.

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Come la situazione greca influenza il resto d’Europa


Una delle situazioni più discusse al mondo in questo momento è la crisi del debito greca. Nonostante il fatto che la Grecia non sia una grande parte del PIL europeo, dato che il PIL greco è solo circa il 3% di quello europeo, il debito del paese potrebbe causare delle enormi perdite per le banche di tutto il mondo, più precisamente per le nazioni europee più ricche.

Va notato che molta parte del debito greco è attualmente di proprietà di banche francesi e tedesche. L’ammontare del debito che queste banche hanno è sconosciuta, ma è noto essere massiccio e molto significativo. A causa di questo, i tedeschi e i francesi sono altamente esposti ad una conseguenza negativa della situazione della crisi del debito grecio, che potrebbe portare a delle significative perdite. Questo potrebbe avere ripercussioni enormi nei paesi in cui tali banche si trovano.

Ma il debito è contagioso? La preoccupazione di questo “contagio” è che poche persone realmente capiscono dove finisce tutto. L’altra questione è che se la Grecia ottiene un break sui termini del suo debito, non c’è niente che fermerà irlandesi e portoghesi a chiedere la stessa cosa.

I creditori possono dunque essere costretti a non poter più esigere quanto a loro spettante, ovvero il pagamento di quanto originariamente previsto, il che si traduce in una perdita di profitti. Con delle perdite massicce che si accumulano nelle banche, si potrebbero vedere i mercati del credito avere una crisi anche nei paesi più prosperi d’Europa, questo potrebbe causare gravi danni all’euro nel suo complesso.

La situazione in Grecia potrebbe portare al taglio del debito, in quanto semplicemente esso non si può pagare. Infatti, i bond a 2 anni che il paese ha venduto ad un tasso di interesse del 26% quasi certamente non potevano essere pagati. A causa di questo, la gente sarà cauta nell’investire in Europa. Questo taglierà sicuramente la domanda di euro.

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Ristrutturazione Grecia: servono altri 20 miliardi. E l’Euro precipita !


Le notizie sul piano salva Grecia, influenzano di ora in ora i mercati finanziari. L’ultima notizia trapelata oggi riguarda il mancato accordo dei ministri dell’Unione Europea sul piano bis della Grecia, rimandando la questione a domenica prossima.

Quali effetti porta tutto questo ?

Innanzitutto il continuo indebolimento della moneta europea , a seguire le tensioni all’interno dei governi dei Paesi della UE per finire con il declassamento del credito delle banche francesi. A tutto questo si aggiunge lo sciopero proclamato dalla Grecia che metterebbe in ginocchio l’intero Paese.

L’indebolimento dell’euro si è manifestato in apertura a 1,4389 contro 1,4471 della chiusura di ieri. Le pressioni sulla moneta unica europea provengono anche dal possibile obbligo dei Paesi europei di fornire 20 miliardi extra per ristrutturare il debito greco.

Questa spesa extra è dovuta al piano di aiuti proposto dalla Germania che coinvolge i creditori privati. Infatti i ministri delle finanze europei starebbero valutando tre opzioni per il coinvolgimento del settore privato nel nuovo programma di aiuti, tra cui uno scambio del debito con una dilatazione delle scadenze dei bond. (il ministro tedesco Schaeuble propone 7 anni).

La seconda e la terza soluzione riguardano una sostituzione dei titoli in scadenza, che renderebbe meno probabile il rischio di un default. Queste due opzioni sono appoggiate dalla Bce e dalla Francia, mentre Berlino è più propensa per la prima scelta.

Vedremo nei prossimi giorni come si evolverà la situazione.

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Bce contro Ue sulla Grecia


La Bce è sempre più critica nei confronti dell’approccio europeo alla crisi del debito greca. Oggi durante la conferenza successiva al direttivo dell’Eurotower, il presidente Jean-Claude Trichet ha escluso nuovamente una ristrutturazione del debito greco ossia “qualunque cosa che non sia su base volontaria”. Un’insolvenza sui pagamenti anche solamente momentanea di qualsiasi paese dell’Eurozona sarebbe un “errore enorme”. Inoltre, la Grecia non è da considerare insolvente, come già sottolineato dal membro italiano della Bce Lorenzo Bini Smaghi. La Bce ovviamente ha tutto l’interesse a non sperimentare nè un fallimento della Grecia né tanto meno una riduzione del valore dei suoi titoli di stato. In caso di un haircut del 50 per cento, ad esempio, accuserebbe perdite secche tra i 44,5 e i 65,8 miliardi di euro per via dei titoli acquistati dal maggio 2010, secondo quanto riporta il think tank inglese Open Europe (con posizioni anti-europeiste) in questo paper. Calcoli che la Bce non ha confermato, visto che per policy la provenienza dei titoli rastrellati sul mercato è segreta (difficile anche capire come Open Europe abbia fatto a calcolarli). In ogni caso, per quanto riguarda i tassi d’interesse l’indicazione uscita dalla conferenza è chiara: rialzo di 25 bp a luglio.

Bce contro Ue sulla Grecia, pubblicato su FareForex il 09/06/2011

© Alberto per FareForex, 2011. | Commenta! |
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La Grecia e la ristrutturazione del debito


La ristrutturazione del debito è un processo che permette ad una società privata o pubblica, oppure a un ente sovrano, di affrontare i suoi problemi di liquidità e le sue difficoltà finanziarie riducendo e rinegoziando i debiti, al fine di migliorare o di ripristinare la liquidità, in modo da poter continuare con le proprie attività.

Parlando in termini aziendali, una ristrutturazione del debito è di solito meno costosa rispetto al fallimento. I principali costi associati ad una ristrutturazione del debito sono il tempo e lo sforzo di negoziare con le banche, con i creditori, con i fornitori e con le autorità fiscali.

Spesso oggi si parla di ristrutturazione del debito della Grecia, ma come stanno in realtà le cose? La Grecia dice di non avere in programma una ristrutturazione del debito. Secondo le parole del ministro delle Finanze greco George Papaconstantinou, “la ristrutturazione non è un problema di cui stiamo discutendo, dato che il costo per farlo sarebbe maggiore rispetto a rimborsare i finanziatori”.

Al contrario, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha detto che se la Grecia fallirà il controllo a giugno, dovranno essere prese ulteriori misure. Inoltre il vice Ministro degli Esteri tedesco Werner Hoyer ha detto che la ristrutturazione del debito greco non sarebbe un disastro.

Il costo per assicurare il debito del governo greco è salito dallo scorso 15 aprile, arrivando al massimo storico. Parlando in termini di percentuali, gli investitori vedono una probabilità di circa il 63 per cento che la nazione debba ristrutturare il suo debito entro cinque anni.

La ristrutturazione potrebbe creare delle perdite al sistema bancario globale, soprattutto in Europa. Dunque i mercati sono giustamente nervosi in merito a questo.

Vedremo nel corso delle prossime settimane che cosa si deciderà in merito a tale ristrutturazione e se ci saranno pressioni, sulla Grecia, anche da parte di altri paesi.

 

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