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QE3, che effetti potrà avere?


Un nuovo ciclo di allentamento monetario da parte degli Stati Uniti può fare più male che bene agli investitori a lungo termine, minando i consumi e la crescita. Le prospettive di avere un terzo round di quantitative easing da parte della Federal Reserve sono cresciute durante questo mese, dopo che il presidente Ben Bernanke ha detto che la banca centrale era pronta a facilitare ulteriormente la crescita economica.

Ma, guardando al passato, si vede che l’impatto sull’economia statunitense e sul mercato del lavoro del QE2 è stato meno evidente, dato che la crescita è rallentata in modo significativo nel 2011, almeno in parte perché i costi energetici più elevati hanno minato la spesa dei consumatori in tutto il mondo. Ciò ha dato adito ad un dibattito sul fatto che il QE3 possa effettivamente essere utile o meno.

C’è chi dice che il QE3 potrà rivelarsi inefficace nella migliore delle ipotesi, controproducente nella peggiore. Il QE3 sarà controproducente in quanto si avrebbe un aumento dei prezzi delle materie prime, che erode la capacità dei consumatori di spendere per prodotti non energetici e per servizi. Dato che Bernanke ha presentato il QE2 in un discorso a Jackson Hole nel mese di agosto dello scorso anno, si teme che la stessa cosa possa accadere anche quest’anno.

L’effetto che tale operazione avrebbe sulla liquidità in dollari al di là degli Stati Uniti potrebbe non essere positiva. Le economie che non consentono di apprezzare le loro valute sono a rischio di bolle speculative.

Se il QE3 dovesse essere semplicemente una ripetizione del QE2, potrebbe non avere un impatto positivo sulla sostenibilità. Il QE3 costringerà ad avere una crescita a livello globale positiva, mentre sui mercati emergenti si potrebbe avere un effetto negativo.

L’impatto marginale del QE sta diminuendo progressivamente, il peso del debito sul bilancio della Fed è in aumento.

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L’euro sale contro il dollaro, lo yen oggetto di speculazione


L’euro è salito contro il dollaro e contro lo yen durante la sessione di ieri, dopo un tuffo nella notte precedente. La moneta unica ha creato domanda da parte degli investitori e dei commercianti, che speculano su ulteriori rialzi dei tassi da parte della Banca centrale europea.

L’acquisto da parte di investitori istituzionali giapponesi, ma non solo, ha spinto l’euro a quota 1,4405 contro il dollaro, il massimo dal 19 gennaio 2010. Anche se il presidente della Bce, Trichet, non ha chiarito bene che i 25 punti base di rialzo di giovedì sono solo l’inizio di una serie di rialzi dei tassi, questo non significa che non ci saranno ulteriori rialzi. E’ su questa convinzione che l’euro ha recuperato dopo la caduta iniziale.

Il biglietto verde è sceso al di sotto 85 yen durante la sessione di New York di giovedì, in parte a causa di un nuovo terremoto che ha colpito il Giappone. Gli importatori giapponesi e gli investitori hanno comprato dollari come mezzo per una speculazione crescente circa l’allentamento ulteriore del credito da parte della Banca del Giappone, cosa che dovrebbe avvenire a fine mese.

La BOJ ha detto che offrirà 1 miliardo di dollari in yen come prestiti ad un anno alle società con sedi in una delle zone colpite dal terremoto dello scorso 11 marzo, ad un tasso dello 0,1% , al fine di facilitare il flusso di denaro nella regione.

Secondo gli esperti la Banca del Giappone probabilmente compierà ulteriori passi di allentamento nel corso della riunione del prossimo 28 aprile. Nel frattempo, una sfilza di importanti dati economici sono attesi, come ad esempio le vendite al dettaglio del mese di marzo e l’indice dei prezzi al consumo, che potrebbero rafforzare le aspettative circa la conclusione del programma della FED di acquisto di 600 miliardi di dollari entro giugno.

Gli operatori intanto tengono sotto occhio il dollaro per vedere se sarà in grado di sfondare quota 86.00 yen, il livello più alto dal 16 settembre 2010, dopo che le autorità giapponesi sono intervenute sul mercato per arginare l’ascesa dello yen.

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Bce, Trichet: “Disoccupazione a livelli inaccettabili”


Da Godollo in Ungheria il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha affermato che per le banche c’è bisogno di stress test robusti e credibili. Poi, si è anche fatto carico di un commento che – in teoria – non compete alla Banca centrale europea, ma è da intendere solo come una constatazione netta e veritiera: “Abbiamo ancora un livello di disoccupazione inaccetabile”. La Bce infatti monitora solo l’inflazione, al contrario dei colleghi della Fed, che curano anche l’andamento del mercato del lavoro per espresso mandato. Sul lato del rialzo dei prezzi la Bce ha dimostrato ti tenere alto (forse troppo, visto il momento) il livello di guardia alzando i tassi per la prima volta dal 2008. Questo, mentre i prezzi dei beni alimentari, come il mais, raggiungono nuovi record. Per il vertice dell’Eurotower i giochi invece sembrano farsi più vicini al dunque: il successore di Trichet verrà indicato entro giugno, ha asserito il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, nel corso della conferenza stampa sempre al termine dell’Ecofin di Godollo.

Bce, Trichet: “Disoccupazione a livelli inaccettabili”, pubblicato su FareForex il 09/04/2011


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Il dollaro frena la discesa, attesa per i tassi della BCE


Il dollaro ha fermato un po’ la sua discesa contro lo yen e contro il franco svizzero dopo che sono stati pubblicati i dati relativi ai posti di lavoro, che sono risultati essere più forti del previsto. Questo mette in evidenza anche una economia in marcia verso la guarigione.

Ma dopo un rimbalzo iniziale durante la giornata di ieri, alla fine il dollaro ha perso terreno verso l’euro in seguito al fatto che il capo della Federal Reserve Bank di New York ha tratteggiato l’idea che la Fed potrebbe presto prendere in considerazione il rialzo dei tassi chiave. Inoltre, gli investitori hanno gli occhi puntati ad un possibile aumento dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea, cosa che verrà decisa nel corso della riunione politica della prossima settimana.

L’euro ha scambiato vicino ad un massimo da cinque mesi a questa parte, dato che le prospettive di rialzo dei tassi di interesse sono effettivamente forti e hanno avuto la precedenza sul downgrade del debito pubblico del Portogallo, che ora è arrivato quasi a junk. Pochi mesi fa, nel mezzo della crisi del debito sovrano della zona euro, tali notizie avrebbero potuto facilmente spingere l’euro in discesa.

Questo dimostra che l’euro sta diventando sempre più resistente alla crisi periferica, sulla considerazione che l’Unione Monetaria Europea durerà ancora per molto.

C’è anche chi dice che sarebbe meraviglioso se la Fed possa finalmente vedere la realtà e fare in modo di pensare di rialzare i tassi. Ma il presidente della Fed, Ben Bernanke, per molti è una “stampante di denaro“, e questo problema tornerà ogni volta che ci saranno delle crisi sul mercato. Ovviamente, questo non aiuta l’inflazione, anzi.

Staremo a vedere, sulla base di queste prospettive, che cosa ci attende per la nostra valuta nel corso della prossima settimana di cambio.

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