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I Love Valmalenco


Tra la svizzera alta-Engadina (Saint Moritz) a nord, la valle di Poschiavo a est, la Valtellina a sud e la Valmasino/Val di Mello a ovest. Con questa app potrete scoprire le meraviglie di questa valle Puoi scoprire le bellissime montagne della valle con più di cento foto panoramiche a 360° interattive. “Cammina” sui tanti sentieri della […]


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Apple Store: anche in Italia si chiude dalle 18:00 alle 21:00


Per commemorare la recente scomparsa di Steve Jobs, anche in Italia domani, 19 ottobre 2011, gli Apple Store chiuderanno per alcune ore.

Al di fuori dello store ufficiale Apple di Roma Est è stato apposto questo avviso che recita:
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Apple Store: anche in Italia si chiude dalle 18:00 alle 21:00, pubblicato su iPhoner il 18/10/2011

© Alessandro Moretti per iPhoner, 2011. | Commenta! |
Tag: Apple Store, Apple Store Roma Est, avviso, Steve Jobs


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Turismo sessuale, il mercato delle bambine Dal sud Est asiatico all’America Latina


Il prezzo? da 5 a 20 dollari. I compratori? Uomini dai 20 ai 40 anni. Le vittime sono preadolescenti, figlie di famiglie povere o fortemente indebitate, che…
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La diseguaglianza cresce, quasi ovunque


Le crescenti  diseguaglianze nella distribuzione delle ricchezze e dei redditi nei paesi occidentali negli ultimi trenta anni stanno, come molti commentatori hanno a suo tempo largamente rilevato, al cuore della crisi economica e finanziaria in atto da tempo e che sembra far fatica a passare.

Tali disuguaglianze hanno in particolare, tra l’altro, privato con il tempo le classi medie, nonché quelle meno privilegiate, dei mezzi necessari per alimentare in misura adeguata la domanda di beni e servizi che spinge di solito in avanti  l’economia. E tutto, ad un certo punto, si è fermato e stenta ora a riprendersi. Può essere quindi interessante cercare di analizzare con attenzione e con un certo dettaglio  quali sono stati i movimenti effettivi delle diseguaglianze nel mondo nell’ultimo periodo, per ricavarne poi magari anche delle possibili indicazioni sul che fare da oggi in poi.
Ricordiamo come sino ad un certo punto, prima del crollo del comunismo, le differenze  di reddito in Unione Sovietica e nei paesi dell’Europa dell’est, nonché in Cina e nelle altre nazioni  ad economia amministrata dell’Asia, fossero sostanzialmente molto limitate. Ricordiamo ancora come le punte più forti delle diseguaglianze si registrassero tradizionalmente nei vari paesi facenti parte del continente latino-americano e come le nazioni occidentali si ponessero in qualche modo, in generale,  più o meno a cavallo tra tali due estremi opposti, con peraltro gli Stati Uniti più vicini al modello latino-americano, mentre paesi come
la Germania, il Giappone, tutte le nazioni  del Nord-Europa e, almeno in parte, la Corea del Sud non erano invece  poi troppo distanti da quello “comunista”.
Ora l’Ocse cerca di individuare in maniera precisa l’andamento  della situazione delle diseguaglianze di reddito negli ultimi decenni per quanto riguarda almeno i paesi che fanno parte della stessa organizzazione, cioè quelli più ricchi. Una prima generale constatazione che esce fuori dallo studio riguarda il fatto che il gap tra le persone  ricche e quelle povere sta crescendo quasi dovunque, a partire dagli Stati Uniti ed anche in paesi come la Danimarca, la Germania e la Svezia, tradizionalmente caratterizzati, come già accennato, da un livello di diseguaglianze relativamente limitato. Il fenomeno indicato è ovviamente visibile in misura rilevante anche per quanto riguarda il nostro paese.  Solo in un piccolo numero di casi, quali quelli di Turchia, Grecia,  Belgio e  Francia, le diseguaglianze di reddito, secondo lo studio citato,  si sono in qualche modo ridotte tra la metà degli anni ottanta e la fine del primo decennio del nuovo secolo.
Tra le ragioni di questo andamento certamente non positivo, lo studio fa riferimento al possibile impatto della globalizzazione, alla riduzione del potere dei sindacati, che ha portato tra l’altro ad una diminuzione in termini reali dei livelli delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, alla crescita, contemporaneamente,  del numero  dei lavoratori autonomi, che in molti paesi tendono ad ottenere un reddito molto basso, nonché di quelli con un contratto atipico,  all’aumento  dei redditi dei portatori di capitale, che registrano anche una riduzione nei livelli del loro carico fiscale in molti paesi, a cominciare dagli Stati Uniti.
L’elenco delle cause appare lontano dall’essere esaustivo, come lo stesso studio riconosce.
Al di là dei dati contenuti nello studio dell’Ocse, resta da considerare comunque l’evoluzione del quadro anche per quanto riguarda i paesi che non fanno parte dell’organizzazione. Guardando così ad un quadro più complessivo, a livello mondiale, si registra, da una parte, il caso del Brasile, tradizionalmente uno dei paesi più diseguali del pianeta, ma che sotto il governo di Lula è riuscito ad invertire la tendenza ad una crescita del livello di diseguaglianze, ottenendo di ridurla, sia pure in misura relativamente ridotta; inoltre, ovviamente,  bisogna sottolineare  il caso di Cina, Russia ed altri stati ex-socialisti,  nei quali la caduta dei vecchi regimi ha portato rapidamente ad una crescita sostenuta nei livelli di diseguaglianza.

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Ocean 2012 – La settimana europea della pesca


Ocean 2012, la settimana europea della pesca
L’iniziativa Ocean 2012 ha un obiettivo chiaro: garantire insieme la sostenibilità e la qualità della pesca. Già, perché i due concetti viaggiano parallelamente e lo sfruttamento selvaggio delle risorse ittiche non sta soltanto mettendo a rischio la sopravvivenza di molte specie marine, sta anche drasticamente peggiorando la qualità di uno degli alimenti fondamentali per una dieta sana se non si vuole aderire alla scelta del vegetarianesimo.

Fino al 12 giugno l’organizzazione che mette insieme oltre 100 associazioni sta dando vita alla “settimana della pesca“, una serie di eventi in giro per l’Europa, simbolicamente a cavallo della Giornata degli Oceani dell’Unesco, per una campagna a tutela dei pesci come animali e come prodotto alimentare. Mettere al centro l’oggettiva emergenza legata al sovrasfruttamento delle risorse ittiche dei mari europei, spiegare ai consumatori/cittadini che di questo passo è inevitabile la crescita dell’import ittico dai paesi del sud est asiatico (con evidenti deficit nelle normative a tutela del prodotto).

Il 72% degli stock ittici europei viene pescato in eccesso rispetto alle capacità di riproduzione e il 20% ha superato le soglie dei limiti biologici per la sua stessa sopravvivenza. L’Unione Europea deve rimettere mano alle politiche comunitarie sulla pesca. C’è bisogno di far tornare la pesca entro i limiti della sostenibilità, un problema per la natura, ma anche per le comunità che vivono di pesca e si ritrovano mari sempre più vuoti e con esemplari da pescare nonostante la giovane età. Uta Bellion, coordinatrice di Ocean2012 lo ricorda con chiarezza:

La storia della pesca in Europa fino ad oggi è una storia tragica di sovrasfruttamento dei mari che ha ridotto la loro abbondanza e la produttività, e indebolito la comunità di pescatori che dipendono da loro. L’attuale riforma della politica comune della pesca potrebbe invertire questa tendenza e garantire un futuro sostenibile per le comunità di pescatori in tutta Europa.

Ocean 2012 – La settimana europea della pesca é stato pubblicato su Ecoblog.it alle 19:19 di giovedì 09 giugno 2011.



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Rimborsi fiscali 2011: tempi d’attesa biblici


rimborsi fiscali ritardo contribuenti.jpg

Quando si tratta di pagare le tasse in Italia il Fisco non perdona, nel senso che basta anche un solo giorno di ritardo per far scattare le sanzioni e gli interessi; ma sul versante opposto lo Stato, invece, continua a confermarsi quale pessimo e tardo pagatore. Questo è quanto, dati alla mano, asserisce Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani, in virtù del fatto che i rimborsi fiscali in Italia procedono sempre a passo di lumaca. Rispetto ad una media europea di dodici mesi, infatti, nel nostro Paese le Amministrazioni finanziarie impiegano in media un tempo pari a ben 14,1 anni per restituire al contribuente il dovuto. Insomma, il nostro Paese “svetta” per imponibile annuo evaso, anche nei confronti di molti Paesi dell’Est Europa, ma “eccelle” anche in materia di rimborsi con tutto quel che ne consegue visto che parliamo di tempi d’attesa dell’ordine del decennio.

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