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iPhone 5 o Nuovo iPhone? Uscita entro Giugno?


iPhone 5 o Nuovo iPhone? Uscita entro Giugno? su: iPhone 5

Mentre si continua a discutere sul se si chiamerà iPhone 5 o Nuovo iPhone, così come è successo per l’ iPad di nuova generazione, esce un nuovo rumor sul prossimo device di casa Apple.

Tutti sappiamo che qualche giorno fa è uscito il nuovo Galaxy S III, ultimo smartphone si casa Samsung e diretto concorrente del prossimo iPhone 5. Per questo motivo, da più parti si ipotizza una velocizzazione della produzione e una possibile presentazione a giugno. Ricordiamo che l’ipotesi giugno era già stata cacciata nei mesi precedenti ma poi era stata accantonata e si era ricominciato a parlare di ottobre.

Ora di nuovo giugno, forse a causa della paura della concorrenza del nuovo terminale della coreana Samsung. Tutto questo fa parte delle strategie di marketing di casa Apple e noi dovremmo esserci ben abituati. Tuttavia, davvero non si riesce a capire un bel nulla in questa giungla di rumors selvaggi che si contraddicono a vicenda.

Ricordiamo che ultimamente si era parlato anche di una imminente uscita di un iPhone mini e a prezzo ridotto: che si tratti di quello?

Bisogna attendere l’uscita ufficiale dato che la casa produttrice di Cupertino non tende a confermare né smentire un bel nulla, alimentando rumors, gossip e polemiche.

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Libri per iPhone iPad: esce la app del romanzo SXHO


Element Apps annuncia l’uscita del primo libro per iPhone e iPad Vedi SXHO su iTunes SXHO è il primo titolo pubblicato su iTunes: si tratta di una app coinvolgente e interattiva costruita intorno al romanzo SXHO di Pablo Palazzi, uscito nelle librerie solo pochi mesi fa. Element Apps è un editore atipico per il panorama italiano, […]


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Il 2012 sarà l’anno per il conto deposito


Come sappiamo dal 1° gennaio 2012 sono entrare in vigore diverse norme, tasse, che incideranno in maniera consistente i nostri investimenti.Queste modifiche come tutte le altre tasse introdotte per far aumentare le casse dello stato, saranno a carico dei cittadini che si dovranno stringere la cinghia su ogni cosa.

Di tutto queste tasse introdotte, l’unico strumento che ne esce bene, anzi guadagnandoci, è il conto deposito.

Al momento infatti, il conto deposito è l’unico strumento di investimento o di risparmio su cui non si paga alcun bollo. Nella maggioranza dei casi il bollo viene pagato direttamente dalle banche.

Altro vantaggio sui conti deposito è la tassazione che dal 2012 passa dal 27% al 20%.
Questo si traduce in una riduzione dell’imposta che favorisce la scelta di aprire un conto deposito.

Ricordiamo che nell’ultimo decreto del Governo Monti, la tassazione resterà al 27% per tutti gli interessi maturati fino al 31 dicembre 2011, indipendentemente dal momento in cui gli stessi diventano esigibili.

Per chi apre un conto deposito oggi la tassazione degli interessi sarà al 20%.

Alla luce di queste modifiche, ma soprattutto delle tasse che colpiranno gli altri prodotti di investimento, il 2012 si annuncia come un anno di boom per il conto deposito.
Fonte: banca-del-risparmio.blogspot.com

 Il 2012 sarà lanno per il conto deposito

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La diseguaglianza cresce, quasi ovunque


Le crescenti  diseguaglianze nella distribuzione delle ricchezze e dei redditi nei paesi occidentali negli ultimi trenta anni stanno, come molti commentatori hanno a suo tempo largamente rilevato, al cuore della crisi economica e finanziaria in atto da tempo e che sembra far fatica a passare.

Tali disuguaglianze hanno in particolare, tra l’altro, privato con il tempo le classi medie, nonché quelle meno privilegiate, dei mezzi necessari per alimentare in misura adeguata la domanda di beni e servizi che spinge di solito in avanti  l’economia. E tutto, ad un certo punto, si è fermato e stenta ora a riprendersi. Può essere quindi interessante cercare di analizzare con attenzione e con un certo dettaglio  quali sono stati i movimenti effettivi delle diseguaglianze nel mondo nell’ultimo periodo, per ricavarne poi magari anche delle possibili indicazioni sul che fare da oggi in poi.
Ricordiamo come sino ad un certo punto, prima del crollo del comunismo, le differenze  di reddito in Unione Sovietica e nei paesi dell’Europa dell’est, nonché in Cina e nelle altre nazioni  ad economia amministrata dell’Asia, fossero sostanzialmente molto limitate. Ricordiamo ancora come le punte più forti delle diseguaglianze si registrassero tradizionalmente nei vari paesi facenti parte del continente latino-americano e come le nazioni occidentali si ponessero in qualche modo, in generale,  più o meno a cavallo tra tali due estremi opposti, con peraltro gli Stati Uniti più vicini al modello latino-americano, mentre paesi come
la Germania, il Giappone, tutte le nazioni  del Nord-Europa e, almeno in parte, la Corea del Sud non erano invece  poi troppo distanti da quello “comunista”.
Ora l’Ocse cerca di individuare in maniera precisa l’andamento  della situazione delle diseguaglianze di reddito negli ultimi decenni per quanto riguarda almeno i paesi che fanno parte della stessa organizzazione, cioè quelli più ricchi. Una prima generale constatazione che esce fuori dallo studio riguarda il fatto che il gap tra le persone  ricche e quelle povere sta crescendo quasi dovunque, a partire dagli Stati Uniti ed anche in paesi come la Danimarca, la Germania e la Svezia, tradizionalmente caratterizzati, come già accennato, da un livello di diseguaglianze relativamente limitato. Il fenomeno indicato è ovviamente visibile in misura rilevante anche per quanto riguarda il nostro paese.  Solo in un piccolo numero di casi, quali quelli di Turchia, Grecia,  Belgio e  Francia, le diseguaglianze di reddito, secondo lo studio citato,  si sono in qualche modo ridotte tra la metà degli anni ottanta e la fine del primo decennio del nuovo secolo.
Tra le ragioni di questo andamento certamente non positivo, lo studio fa riferimento al possibile impatto della globalizzazione, alla riduzione del potere dei sindacati, che ha portato tra l’altro ad una diminuzione in termini reali dei livelli delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, alla crescita, contemporaneamente,  del numero  dei lavoratori autonomi, che in molti paesi tendono ad ottenere un reddito molto basso, nonché di quelli con un contratto atipico,  all’aumento  dei redditi dei portatori di capitale, che registrano anche una riduzione nei livelli del loro carico fiscale in molti paesi, a cominciare dagli Stati Uniti.
L’elenco delle cause appare lontano dall’essere esaustivo, come lo stesso studio riconosce.
Al di là dei dati contenuti nello studio dell’Ocse, resta da considerare comunque l’evoluzione del quadro anche per quanto riguarda i paesi che non fanno parte dell’organizzazione. Guardando così ad un quadro più complessivo, a livello mondiale, si registra, da una parte, il caso del Brasile, tradizionalmente uno dei paesi più diseguali del pianeta, ma che sotto il governo di Lula è riuscito ad invertire la tendenza ad una crescita del livello di diseguaglianze, ottenendo di ridurla, sia pure in misura relativamente ridotta; inoltre, ovviamente,  bisogna sottolineare  il caso di Cina, Russia ed altri stati ex-socialisti,  nei quali la caduta dei vecchi regimi ha portato rapidamente ad una crescita sostenuta nei livelli di diseguaglianza.

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Assosolare: “il governo ha bocciato il fotovoltaico italiano”


Non si placano del tutto le polemiche attorno al Quarto Conto Energia. Per capire meglio cosa sia successo in questi mesi e conoscere direttamente le opinioni di alcuni dei protagonisti del dibattito, abbiamo deciso di rivolgere delle domande a Francesca Marchini, segretario generale dell’Associazione Nazionale dell’Industria Solare Fotovoltaica (Assosolare).

Assosolare è stata sicuramente in questi mesi una delle protagoniste del dibattito attorno al DL rinnovabili e al Quarto Conto Energia. Iniziamo con una domanda quasi d’obbligo: a un certo punto siete stati esclusi dai tavoli di trattativa dal Ministro Paolo Romani. Qual è la vostra versione dei fatti, cosa è successo veramente?

Il Governo ha ignorato non solo i pareri delle Associazioni di categoria, ma anche le osservazioni negative di Regioni, Camera e Senato alle varie bozze di decreto, e persino i moniti della Commissione Europea, che ha censurato l’operato del Governo, e delle banche che hanno prima minacciato e poi effettivamente sospeso i finanziamenti.

Il Terzo Conto Energia sta per concludere, per così dire, il suo ciclo vitale pur essendo entrato in vigore da pochissimo. Cosa avete pensato quando il governo ha iniziato a presentare le prime bozze attuative, che prefiguravano dei tagli al settore rinnovabili anche più ampi di quelli che effettivamente sono stati poi decisi? E quale è il vostro giudizio, in generale, sul decreto attuativo effettivamente votato poi il 6 Maggio?

La bozza di IV Conto Energia inviata dal Governo alle Regioni ci ha profondamente delusi, l’abbiamo definita la bocciatura definitiva del fotovoltaico da parte del Governo. Restiamo comunque critici anche sul testo definitivo del IV Conto Energia: il decreto ha frenato bruscamente il trend di sviluppo che era stato favorito dal secondo e poi dal terzo conto energia, e che ha creato in Italia un mercato estremamente vivace richiamando l’attenzione di investitori italiani e stranieri e rendendo il fotovoltaico uno dei pochi settori fonte di sviluppo economico, industriale e occupazionale in anni di crisi economica. Il Decreto ha sancito la retroattività di fatto del regime degli incentivi e disconosciuto i diritti acquisiti delle aziende, che avevano investito sulla base di un Terzo Conto Energia che avrebbe dovuto essere di durata triennale. Inoltre, il decreto nel suo complesso presenta molte ambiguità e dubbi interpretativi su cui è vitale fare subito chiarezza.

Ripercorrendo la storia degli ultimi mesi, dopo la firma del Terzo Conto è iniziato il periodo dei ritardi. La firma del Quarto Conto Energia veniva continuamente rimandata, aumentando di giorno in giorno il clima di incertezza. Quanto ha pesato tutto ciò sul settore del fotovoltaico e delle energie rinnovabili in genere?

Il clima di incertezza degli ultimi mesi è stato semplicemente estremamente dannoso: ha messo in ginocchio l’intero settore lasciando gli operatori senza riferimenti certi, fondamentali in mercati ad alta intensità di capitali come questo, e mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro. Per non parlare del cortocircuito tra imprese e banche, che hanno bloccato i finanziamenti determinando il congelamento dei relativi cantieri. Un vuoto normativo che ha portato all’effettiva, totale paralisi del settore, minando pesantemente la credibilità all’Italia nei confronti degli investitori stranieri e delle Istituzioni comunitarie.

Cosa non vi convince del Quarto Conto Energia? Il fotovoltaico ne esce davvero così ridimensionato?

L’aspetto positivo è che ora ci sia un Conto Energia e che gli obiettivi di potenza cumulativa siano stati finalmente definiti sulla base dei potenziali reali di sviluppo – gli 8 GW previsti dal III Conto energia erano davvero troppo bassi – riconoscendo finalmente il fotovoltaico come componente importante del mix energetico per il raggiungimento degli obiettivi UE per il 2020, con un innalzamento a 23 GW. Il Decreto ha però disconosciuto i diritti acquisiti delle aziende, che avevano investito sulla base di un Terzo Conto Energia che avrebbe dovuto avere durata triennale e che invece si sono trovate pochi mesi dopo a veder disconosciuti quegli stessi diritti, a partire dal 1 giugno e dopo aver investito in impianti i cui tempi di realizzazione e connessione, autorizzazione inclusa, possono avere durata pluriennale. Grazie al terzo conto energia è nata una miriade di produttori, ossia una pluralità di potenziali concorrenti delle grandi centrali tradizionali, e sono proprio questi produttori indipendenti a essere a serio rischio di sopravvivenza.  Il nuovo registro inoltre non dà modo a chi investe di sapere in modo certo  se potrà avere accesso alle tariffe e di prevedere il livello tariffario su cui basare i propri piani di business, e i tetti di spesa abbinati al registro rischiano di creare blocchi dannosi, ad esempio nel II semestre 2012, e il boicottaggio degli impianti a terra non va certo nel senso di un lungimirante ad attento supporto alla produzione di energia elettrica da fotovoltaico. Inoltre, la criticità della certezza delle tariffe riguarda anche il periodo 2013-2016 e sia i grandi che piccoli impianti.

Condividete l’impressione che il Ministro Romani abbia deciso di ridurre drasticamente i finanziamenti al settore, perché più indirizzato verso altre fonti di approvvigionamento energetico, come il nucleare?

Pensiamo, come in ogni settore, che anche in quello energetico ci siano interessi diversi. Primario interesse di Assosolare è comunque che all’interno del mix energetico italiano trovi adeguato spazio il fotovoltaico, sulla base delle effettive potenzialità del settore – come anche da indicazioni dell’Unione Europea -, che sono molte sia dal punto di vista dell’apporto energetico del Paese, sia dal punto di vista dello sviluppo economico e occupazionale.

Alcune associazioni simili alla vostra, GIFI soprattutto, rivendicano la versione definitiva del DL come un piccolo successo personale e un buon livello di mediazione fra le diverse parti. Come spiegate questa differenza di vedute e cosa direste loro per fargli cambiare idea?

Assosolare, in quanto unica associazione esclusivamente dedicata al fotovoltaico, su aspetti essenziali ha una visione sensibilmente diversa da quella di GIFI. Il decreto a nostro avviso, come sopra detto non ha tutelato i diritti acquisiti e per il presente e l’immediato futuro presenta ancora troppi dubbi interpretativi e criticità, che continuano ad alimentare un clima di forte incertezza in tema di accesso agli incentivi sia nel periodo transitorio, che nel successivo, come peraltro evidenziato non solo da noi ma anche da altre associazioni di categoria, come Aper con cui ci siamo mossi ripetutamente in modo congiunto in questi mesi di concertazione, prendendo spesso posizioni comuni.

Per concludere, dopo Fukushima il settore delle energie rinnovabili ha l’opportunità di presentarsi come valida alternativa. Credete che le tecnologie siano già mature perché ciò possa avvenire?

Le tecnologie del settore delle rinnovabili costituiscono già un mercato maturo in alcuni comparti. I margini di miglioramento e sviluppo, sia in termini di rendimento che di efficienza, sono ancora altissimi, ma questo non fa che farci ben sperare per il futuro. Sul fronte delle tecnologie però è fondamentale mettere le aziende in condizione di lavorare con un quadro amministrativo stabile e procedure e costi certi, condizione imprescindibile perché le imprese possano anche investire in ricerca e sviluppo, creando un ambiente favorevole al miglioramento delle tecnologie e all’innovazione.


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Le strategie di uscita nel Forex


Le strategie di uscita sono una parte molto importante dei sistemi di trading nel mercato delle valute. In effetti, si potrebbe dire che tra tutti i componenti di un sistema di scambio, la strategia di uscita e le regole di gestione del denaro sono le parti più importanti, quelle che possono contribuire a rendere un sistema redditizio.

Vediamo in primo luogo di ottenere un quadro generale di ciò che sono i vari tipi di strategie di uscita che vengono utilizzate in un sistema forex. Poi andremo a vedere un esempio di trading reale per vedere queste strategie in azione. Questo è infatti il modo migliore per imparare come funzionano e perché si usano.

In primo luogo bisogna capire che ci sono 5 importanti strategie di uscita forex.

Il primo modo di uscire da una posizione è con il trailing stop. Quando sei in una posizione, di solito si imposta uno stop loss iniziale, che può o non può essere lo stesso del trailing stop, a seconda del sistema di trading che si usa. Lo scopo dello stop iniziale è quello di farci uscire fuori dalla posizione nel caso in cui questo dovesse andare contro la direzione da noi scelta. Serve quindi a limitare le perdite. La fermata iniziale è di solito più vicina al prezzo di entrata rispetto al trailing stop, quindi viene spesso utilizzata.

Un stop a pareggio è anche molto utilizzato. In questo caso la perdita derivante dallo stop viene spostata al punto di pareggio, ovvero il prezzo in cui si esce dalla posizione sarà pari al prezzo di entrata. Questo stop, se presente, serve a proteggere i profitti. Questo è vero soprattutto durante i momenti in cui i mercati sono molto volatili, quindi quando i prezzi delle valute possono fluttuare abbastanza velocemente.

Nel prossimo articolo andremo ad affrontare anche gli altri modi di uscire dalla nostra posizione.

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