Tag Archive | "emesse"

La regola del terzo e altri consigli d’investimento


La regola del terzo è uno degli assiomi più importanti della Finanza. Si tratta di una regola non scritta, che pochi conoscono, ma che ogni investitore dovrebbe adoperare per orientare nel modo migliore il suo investimento.

Il concetto è semplice: destiniamo ad un investimento solo un terzo del nostro capitale. Questa accortezza ci aiuterà, qualora le cose andassero male, a non subire troppo il contraccolpo psicologico e non rischiare di vederci sommersi dai debiti.

Dopo aver seguito la regola del terzo, c’è un’altra regola da seguire: la differenziazione. il prossimo passo è prendere questa somma e investirla in strumenti finanziari diversi. Non lo sappiamo ancora, ma quello che stiamo facendo è differenziare il nostro rischio. Investire tutto in un unico strumento, è come scommettere al casinò: le probabilità di successo si assottigliano. Al cinquanta per cento le cose ci potranno andare bene, un altro cinquanta male. Ma non è finita qui. Il profitto potrebbe essere esiguo: un 2% all’anno viene considerato un investimento eccezionale. Resta però una cifra irrisoria, se confrontata con l’aver bloccato per un anno un’ingente cifra del nostro patrimonio, il rischio altissimo che ci siamo sobbarcati e il pesante carico psicologico di sapere di stare scommettendo con i risparmi di una vita.

Per questo motivo è importante differenziare. Riduciamo il rischio ma non necessariamente il profitto. Chiudiamo con una terza regola: la riconsiderazione del nostro investimento al netto dell’inflazione. Come tutti sanno, l’inflazione misura la variazione percentuale dei prezzi e, in caso di aumento, la diminuzione del nostro potere d’acquisto. Secondo le previsioni, l’inflazione nel 2011 dovrebbe chiudere al 2,7%.

Alla luce di questo dato, abbiamo preso come somma capitale 30.000 euro e abbiamo fissato la data di partenza del nostro investimento a dicembre 2010. La scoperta fatta è stata interessante: al netto dell’inflazione, molti dei nostri investimenti si sono dimostrati deludenti. Alcuni, che già erano andati male, hanno incrementato la perdita complessiva.
Vediamo cos’è successo nel dettaglio:

Titoli di Stato
I titoli di Stato sono delle obbligazioni emesse periodicamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, allo scopo di finanziare il debito pubblico. Il sottoscrivente in pratica presta dei soldi allo Stato in cambio di un interesse corrisposto periodicamente. Alla scadenza dell’obbligazione lo Stato rimborsa il capitale iniziale.

Per la nostra analisi, abbiamo preso come riferimento le performance di un Bot a 12 mesi sottoscritto un anno fa. Il rendimento di questo titolo è stato del 2%.

Riconsiderando questo buon risultato alla luce dell’inflazione, non c’è di che gioire:
30.000+2%-2,7%= 29.790 euro.
Il nostro profitto si è annullato. Abbiamo chiuso l’anno con una perdita di 210 euro, più o meno il costo di mantenimento di un conto corrente.

Azioni
Le cose, nel comparto azionario, non vanno meglio. Abbiamo preso come riferimento la media annuale del Ftse Mib, che a fine anno farà registrare una perdita del 30%.
Al netto dell’inflazione, la perdita aumenta. Calcoliamola insieme:

30.000-30%-2,7%= 20190 euro.

Siamo partiti con 30.000 euro e abbiamo chiuso l’anno con 9.810 euro in meno in portafoglio.

Fondi comuni di investimento
I fondi comuni sono strumenti finanziari che raccolgono il denaro di risparmiatori e che affidano la gestione dei propri risparmi ad una società di gestione del risparmio.
Nella nostra analisi abbiamo preso, come riferimento, le performance di un fondo dal rischio contenuto: un fondo bilanciato, che mischia sia azioni che obbligazioni. Da dicembre 2010, il fondo da noi analizzato, ha chiuso in perdita del 5%.

Adeguando il risultato al netto dell’inflazione, avremo: 30.000 – 5% – 2,7%= 27.690 euro.
Anche qui, c’è poca da stare allegri: registreremo una perdita di 2.310 euro

Titoli del tesoro U.S.A.
Il mercato considera questi titoli privi di “rischio di credito”, vale a dire che si è virtualmente certi che gli interessi e il capitale verranno pagati in modo puntuale. C’è però qualche aspetto negativo: la distanza. Internet, è vero, ci viene in soccorso, ma è comunque complesso tenersi aggiornati su quello che succede in un paese straniero. Inoltre è uno strumento che incorpora un rischio importante: la variazione del tasso i cambio, nonostante i tassi di interesse siano generalmente inferiori rispetto ad altri titoli di debito ampiamente negoziati.
Secondo i nostri dati, una media dei migliori titoli pubblici degli Stati Uniti, chiuderà l’anno con una perdita dell’1%.

Riconsiderando il risultato al netto dell’inflazione, abbiamo che:
30.000 – 1% – 2,7%= 28.898 euro

E se aveste investito sui segnali di trading forniti da Tradingmatica?
Per lavorare con noi, suggeriamo di seguire almeno due sistemi, con un capitale d’investimento di circa 36.000 euro. Il  risultato ottenuto al 30 di novembre, sulla combinazione chiamata Basic1, è stato di 17.176 euro netti.

Se anche togliamo l’inflazione del 2,7%, rimane un profitto di oltre il 45%. Se poi vogliamo togliere anche le spese per il servizio, ecco il risultato della combinazione Basic1 aggiornato al 30 novembre 2011:

Investimento a inizio anno = 36.623 euro

Spese per abbonamento a Basic 1 per un anno =  3.600 euro

Profitto netto al 30 novembre 2011 = 17.176 euro pari a +46,9 %

Inflazione al -2,7% = 366 euro (17176-3600=13576-2.7%=366)

Profitto netto = 13.210 euro pari al +36%

Totale fine anno: 36.623 + 13.210 = 49.833 euro

Perché non approfittarne cogliendo al volo lo sconto di Natale del 50%?
Compila il form per ricevere informazioni o contattaci al numero 0547 80391

Nome:*

 

 La regola del terzo e altri consigli dinvestimento

 

 La regola del terzo e altri consigli dinvestimento

Continua la lettura dell’articolo su Dove Investire

Posted in Dove InvestireComments (0)

95 queries in 0,501 seconds.