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Giappone: in 18 mesi il fatturato dei giochi mobili cresciuto del 300% e notizia della certificazione PlayStation Mobile per Asus


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Il business dei giochi nelle diverse piattaforme mobili (Android, iOS, WindowsPhone, ..) non poteva che ampliarsi notevolmente dall’arrivo dei primi smartphone e tablet, nelle scorse settimane il bilancio Gameloft ha mostrato quanto fosse importante la sua presenza con quasi il 50% degli introiti da piattaforme mobili e un maggior utile rispetto all’anno scorso di duecento milioni di Dollari; oggi dal Giappone la notizia che il settore del divertimento per bambini e non in un anno e mezzo ha ampliato il volume di affari da 1 miliardo a 4 miliardi di Dollari.

A supporto delle software house costruttori e fornitori di piattaforme hardware con GPU sempre più prestanti, ottimizzate per ogni aspetto (giusto ieri abbiamo visto il tablet Tegra 3 Asus Pad Infinity con modifica al kernel per controllo consumi) con batterie di capacità sempre maggiore.

 

In questa direzione chi ha visto lungo ha dato vita a negozi di apps personalizzati, Sony in primis dall’esperienza Play Station che le sono valsi prima l’attenzione di htc prima ma poi ha preferito puntare verso l’altro e poi Asus che ha annunciato a sorpresa la certificazione PS per i suoi Transformer Pad:

 

 

per il momento è una notizia molto vaga e nemmeno Asus ha dichiarato troppi dettagli nemmeno sulla compatibilità dei modelli, la dicitura Pad infatti lascia ampi margini di possibilità .. comunque se nell’update a Android 4.1 per i modelli indicati ci sarà qualcosa in questa direzione che si integra in modo più profondo con le tavolette di certo non può che essere una cosa positiva (a oggi è infatti già possibile giocare con joypad Sony attaccati alla dock della serie Transformer, dock utile e fantastica anche per altri centinaia di usi*).

 

Asus è fuori discussione che abbia venduto più prodotti tablet Android di Sony con la sua linea Tablet S e Tablet P, un pubblico maggiore a cui proporsi fa comodo a Sony e un nome così importante lo stesso per Asus ma ora è troppo presto per fare analisi e considerazioni più profonde.

 

E’ un periodo in cui ogni giorno c’è una notizia “sconvolgente”, a inizio settimana questa e ieri che Sony Xperia S entra nel programma Google AOSP per il rilascio diretto di aggiornamenti Google Pure Experience quando ha una ui modificata .. e chissà cosa succederà domani. Di certo da appassionato e persona gentile verso di voi sarò quì a raccontarvelo !

 

* Giusto di darvi qualche spunto io quando avevo quel modello giocavo in WiFi a Asphalt 6 nel Mac che mandava in streaming lo schermo con Splashtop e dalla tastiera potevo usare le freccie direzionali e la barra spaziatrice per frenare.

 

 

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Cosa c’è dietro un paio di jeans da 300 dollari


Cosa c'è dietro un paio di jeans da 300 dollari

Spesso quando acquistiamo dei vestiti ci chiediamo come arrivino a un certo prezzo. Perché i jeans costano così tanto? Come fa un paio di pantaloni a costare duecento euro? Christina Binkley del Wall Street Journal si è posta le stesse domande e ha fatto il giochino dell’infografica qui sopra, dove vedete riassunti passaggio per passaggio della produzione i costi di un paio di jeans del brand True Religion. Sono dei pantaloni piuttosto costosi, intorno ai 310$, non proprio per tutti.

Li vendono anche in Italia, e anche qui malgrado il cambio favorevole euro-dollaro non sono proprio a buon mercato. Fanno parte di quella sottilissima fascia di mercato di premium denim. Nell’articolo interessanti i dati sugli acquisti degli americani:

Gli Americani hanno speso dall’aprile 2010 all’aprile 2011 circa 13,8 miliardi di dollari in jeans, ma solo l’un per cento di questi appartiene alla categoria premium denim

Interessante anche scoprire come funzioni il ricarico finale per i rivenditori, che va da 2,2 a 2,6 volte in più rispetto al prezzo all’ingrosso. Ma come fanno a costare così tanto? Un po’ è perché sono prodotti in America, spiega Jeff Lubell, mente del progetto TR “Li potrei vendere a 40 dollari se li facessi in Cina”. Un prodotto fatto in America di quel tipo, deve costare almeno 200$ per garantire del profitto, spiega sempre Christina Binkley. Lubell ha scelto di delocalizzare solo in Messico, per giacche e giubbotti che vende intorno ai 375$ negli Stati Uniti “Se li facessi qui, dovrei venderli a 600 dollari al paio” conclude.

Via | WSJ

Cosa c’è dietro un paio di jeans da 300 dollari é stato pubblicato su Finanzablog.it alle 10:45 di giovedì 07 luglio 2011.



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