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PayPal si aggiorna introducendo la possibilità di aggiungere una carta sul nostro conto tramite una fotografia


PayPal ha da poco rilasciato un aggiornamento per la propria applicazione ufficiale per iPhone che permetterà, tra le novità, di aggiungere una carta sul conto tramite una fotografia.

PayPal (AppStore Link)
PayPalPayPal, an eBay CompanyCategoria: Finanza

Grazie all’applicazione di PayPal per iPhone potremo accedere al nostro account direttamente in mobilità così da svolgere diverse operazioni che potranno tornarci sicuramente utili, come ad esempio la richiesta di denaro ed una completa gestione del nostro conto in modo facile, veloce e completamente sicuro. Quest’applicazione ci permetterà di inviare e richiedere denaro semplicemente inviando una richiesta attraverso l’inserimento di una email o il numero di telefono del destinatario, ma non solo: potremo gestire il nostro conto PayPal controllando il saldo, trasferendo il denaro e consultando le varie transazioni dovunque ed in qualsiasi momento potendo contare su una completa sicurezza dei nostri dati, in quanto questi saranno adeguatamente protetti.

PayPal è stato aggiornato alla nuova versione 4.1 ed sono state introdotte diverse novità particolarmente interessanti. Oltre infatti alla presenza del saldo disponibile su tutte le pagine dell’app, troveremo anche la possibilità di aggiungere una carta al nostro conto PayPal attraverso una semplice fotografia scattata attraverso la fotocamera dell’iPhone. Si tratta di una novità molto importante se si considera come non bisogni più seguire i passaggi imposti dall’app per inserire manualmente la carta, in quanto il processo verrà automatizzato. La compagnia ha anche risolto alcuni bug minori.

L’applicazione di PayPal per iPhone è disponibile su App Store in modo completamente gratuito a questo link.


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La diseguaglianza cresce, quasi ovunque


Le crescenti  diseguaglianze nella distribuzione delle ricchezze e dei redditi nei paesi occidentali negli ultimi trenta anni stanno, come molti commentatori hanno a suo tempo largamente rilevato, al cuore della crisi economica e finanziaria in atto da tempo e che sembra far fatica a passare.

Tali disuguaglianze hanno in particolare, tra l’altro, privato con il tempo le classi medie, nonché quelle meno privilegiate, dei mezzi necessari per alimentare in misura adeguata la domanda di beni e servizi che spinge di solito in avanti  l’economia. E tutto, ad un certo punto, si è fermato e stenta ora a riprendersi. Può essere quindi interessante cercare di analizzare con attenzione e con un certo dettaglio  quali sono stati i movimenti effettivi delle diseguaglianze nel mondo nell’ultimo periodo, per ricavarne poi magari anche delle possibili indicazioni sul che fare da oggi in poi.
Ricordiamo come sino ad un certo punto, prima del crollo del comunismo, le differenze  di reddito in Unione Sovietica e nei paesi dell’Europa dell’est, nonché in Cina e nelle altre nazioni  ad economia amministrata dell’Asia, fossero sostanzialmente molto limitate. Ricordiamo ancora come le punte più forti delle diseguaglianze si registrassero tradizionalmente nei vari paesi facenti parte del continente latino-americano e come le nazioni occidentali si ponessero in qualche modo, in generale,  più o meno a cavallo tra tali due estremi opposti, con peraltro gli Stati Uniti più vicini al modello latino-americano, mentre paesi come
la Germania, il Giappone, tutte le nazioni  del Nord-Europa e, almeno in parte, la Corea del Sud non erano invece  poi troppo distanti da quello “comunista”.
Ora l’Ocse cerca di individuare in maniera precisa l’andamento  della situazione delle diseguaglianze di reddito negli ultimi decenni per quanto riguarda almeno i paesi che fanno parte della stessa organizzazione, cioè quelli più ricchi. Una prima generale constatazione che esce fuori dallo studio riguarda il fatto che il gap tra le persone  ricche e quelle povere sta crescendo quasi dovunque, a partire dagli Stati Uniti ed anche in paesi come la Danimarca, la Germania e la Svezia, tradizionalmente caratterizzati, come già accennato, da un livello di diseguaglianze relativamente limitato. Il fenomeno indicato è ovviamente visibile in misura rilevante anche per quanto riguarda il nostro paese.  Solo in un piccolo numero di casi, quali quelli di Turchia, Grecia,  Belgio e  Francia, le diseguaglianze di reddito, secondo lo studio citato,  si sono in qualche modo ridotte tra la metà degli anni ottanta e la fine del primo decennio del nuovo secolo.
Tra le ragioni di questo andamento certamente non positivo, lo studio fa riferimento al possibile impatto della globalizzazione, alla riduzione del potere dei sindacati, che ha portato tra l’altro ad una diminuzione in termini reali dei livelli delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, alla crescita, contemporaneamente,  del numero  dei lavoratori autonomi, che in molti paesi tendono ad ottenere un reddito molto basso, nonché di quelli con un contratto atipico,  all’aumento  dei redditi dei portatori di capitale, che registrano anche una riduzione nei livelli del loro carico fiscale in molti paesi, a cominciare dagli Stati Uniti.
L’elenco delle cause appare lontano dall’essere esaustivo, come lo stesso studio riconosce.
Al di là dei dati contenuti nello studio dell’Ocse, resta da considerare comunque l’evoluzione del quadro anche per quanto riguarda i paesi che non fanno parte dell’organizzazione. Guardando così ad un quadro più complessivo, a livello mondiale, si registra, da una parte, il caso del Brasile, tradizionalmente uno dei paesi più diseguali del pianeta, ma che sotto il governo di Lula è riuscito ad invertire la tendenza ad una crescita del livello di diseguaglianze, ottenendo di ridurla, sia pure in misura relativamente ridotta; inoltre, ovviamente,  bisogna sottolineare  il caso di Cina, Russia ed altri stati ex-socialisti,  nei quali la caduta dei vecchi regimi ha portato rapidamente ad una crescita sostenuta nei livelli di diseguaglianza.

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