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I Love Valmalenco


Tra la svizzera alta-Engadina (Saint Moritz) a nord, la valle di Poschiavo a est, la Valtellina a sud e la Valmasino/Val di Mello a ovest. Con questa app potrete scoprire le meraviglie di questa valle Puoi scoprire le bellissime montagne della valle con più di cento foto panoramiche a 360° interattive. “Cammina” sui tanti sentieri della […]


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5 Icons Of The Week: Memo, Pinterest, I Cento di Torino e Piemonte 2012, Assistente vocale e Chrome Sync Pro


Concludiamo la nostra carrellata di rubriche con 5 Icons Of The Week, le migliori cinque icone della settimana.

Eccole di seguito:

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5 Icons Of The Week: Memo, Pinterest, I Cento di Torino e Piemonte 2012, Assistente vocale e Chrome Sync Pro, pubblicato su iPhoner il 01/04/2012

© Alessandro Moretti per iPhoner, 2012. | Commenta! |
Tag: 5 Icons Of The Week, assistente vocale, Chrome Sync Pro, I Cento di Torino e Piemonte 2012, Memo, Pinterest


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La regola del terzo e altri consigli d’investimento


La regola del terzo è uno degli assiomi più importanti della Finanza. Si tratta di una regola non scritta, che pochi conoscono, ma che ogni investitore dovrebbe adoperare per orientare nel modo migliore il suo investimento.

Il concetto è semplice: destiniamo ad un investimento solo un terzo del nostro capitale. Questa accortezza ci aiuterà, qualora le cose andassero male, a non subire troppo il contraccolpo psicologico e non rischiare di vederci sommersi dai debiti.

Dopo aver seguito la regola del terzo, c’è un’altra regola da seguire: la differenziazione. il prossimo passo è prendere questa somma e investirla in strumenti finanziari diversi. Non lo sappiamo ancora, ma quello che stiamo facendo è differenziare il nostro rischio. Investire tutto in un unico strumento, è come scommettere al casinò: le probabilità di successo si assottigliano. Al cinquanta per cento le cose ci potranno andare bene, un altro cinquanta male. Ma non è finita qui. Il profitto potrebbe essere esiguo: un 2% all’anno viene considerato un investimento eccezionale. Resta però una cifra irrisoria, se confrontata con l’aver bloccato per un anno un’ingente cifra del nostro patrimonio, il rischio altissimo che ci siamo sobbarcati e il pesante carico psicologico di sapere di stare scommettendo con i risparmi di una vita.

Per questo motivo è importante differenziare. Riduciamo il rischio ma non necessariamente il profitto. Chiudiamo con una terza regola: la riconsiderazione del nostro investimento al netto dell’inflazione. Come tutti sanno, l’inflazione misura la variazione percentuale dei prezzi e, in caso di aumento, la diminuzione del nostro potere d’acquisto. Secondo le previsioni, l’inflazione nel 2011 dovrebbe chiudere al 2,7%.

Alla luce di questo dato, abbiamo preso come somma capitale 30.000 euro e abbiamo fissato la data di partenza del nostro investimento a dicembre 2010. La scoperta fatta è stata interessante: al netto dell’inflazione, molti dei nostri investimenti si sono dimostrati deludenti. Alcuni, che già erano andati male, hanno incrementato la perdita complessiva.
Vediamo cos’è successo nel dettaglio:

Titoli di Stato
I titoli di Stato sono delle obbligazioni emesse periodicamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, allo scopo di finanziare il debito pubblico. Il sottoscrivente in pratica presta dei soldi allo Stato in cambio di un interesse corrisposto periodicamente. Alla scadenza dell’obbligazione lo Stato rimborsa il capitale iniziale.

Per la nostra analisi, abbiamo preso come riferimento le performance di un Bot a 12 mesi sottoscritto un anno fa. Il rendimento di questo titolo è stato del 2%.

Riconsiderando questo buon risultato alla luce dell’inflazione, non c’è di che gioire:
30.000+2%-2,7%= 29.790 euro.
Il nostro profitto si è annullato. Abbiamo chiuso l’anno con una perdita di 210 euro, più o meno il costo di mantenimento di un conto corrente.

Azioni
Le cose, nel comparto azionario, non vanno meglio. Abbiamo preso come riferimento la media annuale del Ftse Mib, che a fine anno farà registrare una perdita del 30%.
Al netto dell’inflazione, la perdita aumenta. Calcoliamola insieme:

30.000-30%-2,7%= 20190 euro.

Siamo partiti con 30.000 euro e abbiamo chiuso l’anno con 9.810 euro in meno in portafoglio.

Fondi comuni di investimento
I fondi comuni sono strumenti finanziari che raccolgono il denaro di risparmiatori e che affidano la gestione dei propri risparmi ad una società di gestione del risparmio.
Nella nostra analisi abbiamo preso, come riferimento, le performance di un fondo dal rischio contenuto: un fondo bilanciato, che mischia sia azioni che obbligazioni. Da dicembre 2010, il fondo da noi analizzato, ha chiuso in perdita del 5%.

Adeguando il risultato al netto dell’inflazione, avremo: 30.000 – 5% – 2,7%= 27.690 euro.
Anche qui, c’è poca da stare allegri: registreremo una perdita di 2.310 euro

Titoli del tesoro U.S.A.
Il mercato considera questi titoli privi di “rischio di credito”, vale a dire che si è virtualmente certi che gli interessi e il capitale verranno pagati in modo puntuale. C’è però qualche aspetto negativo: la distanza. Internet, è vero, ci viene in soccorso, ma è comunque complesso tenersi aggiornati su quello che succede in un paese straniero. Inoltre è uno strumento che incorpora un rischio importante: la variazione del tasso i cambio, nonostante i tassi di interesse siano generalmente inferiori rispetto ad altri titoli di debito ampiamente negoziati.
Secondo i nostri dati, una media dei migliori titoli pubblici degli Stati Uniti, chiuderà l’anno con una perdita dell’1%.

Riconsiderando il risultato al netto dell’inflazione, abbiamo che:
30.000 – 1% – 2,7%= 28.898 euro

E se aveste investito sui segnali di trading forniti da Tradingmatica?
Per lavorare con noi, suggeriamo di seguire almeno due sistemi, con un capitale d’investimento di circa 36.000 euro. Il  risultato ottenuto al 30 di novembre, sulla combinazione chiamata Basic1, è stato di 17.176 euro netti.

Se anche togliamo l’inflazione del 2,7%, rimane un profitto di oltre il 45%. Se poi vogliamo togliere anche le spese per il servizio, ecco il risultato della combinazione Basic1 aggiornato al 30 novembre 2011:

Investimento a inizio anno = 36.623 euro

Spese per abbonamento a Basic 1 per un anno =  3.600 euro

Profitto netto al 30 novembre 2011 = 17.176 euro pari a +46,9 %

Inflazione al -2,7% = 366 euro (17176-3600=13576-2.7%=366)

Profitto netto = 13.210 euro pari al +36%

Totale fine anno: 36.623 + 13.210 = 49.833 euro

Perché non approfittarne cogliendo al volo lo sconto di Natale del 50%?
Compila il form per ricevere informazioni o contattaci al numero 0547 80391

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 La regola del terzo e altri consigli dinvestimento

 

 La regola del terzo e altri consigli dinvestimento

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iPhoneItalia Quick Updates 03/12: WeGuess, iEDI, Gift Plan


Con questa rubrica iPhoneitalia vuole proporvi alcune brevi recensioniUpdate delle applicazioni uscite recentemente su App Store. Quest’oggi vi parleremo di WeGuess, un gioco a quiz per iPhone, iEDI, l’app per scambiare messaggi cifrati e Gift Plan, applicazione ideale per le feste natalizie.

WeGuess [App Store – 0,79€]

GenialApps e Computer Studio Ltd. hanno rilasciato un grande aggiornamento per WeGuess, l’interessantissimo quiz per iPhone nel quale il vostro scopo non sarà semplicemente quello di rispondere alle domande proposte nel corso della partita, ma dovrete anche indovinare quale è stata, a parità di domanda, la risposta più frequente data da un campione di cento persone.
WeGuess arriva alla versione 1.3 ed introduce ben 160 nuove domande, senza alcun costo aggiuntivo, per rendere ancora più ricco e divertente il gioco! Sono stati inoltre risolti i bug segnalati dagli utenti. WeGuess è davvero un titolo molto interessante che, grazie ad una grafica molto curata con effetti molto carini, e ad un comparto audio adeguato, vi offrirà diverse ore di intrattenimento. Il tutto racchiuso in un’applicazione molto semplice e in un gioco divertente ed immediato, adatto ad accompagnarvi durante i piccoli vuoti di tempo della giornata.

 iEDI [App Store – 0,79€]

EDI permette di scambiare messaggi cifrati e visualizzare i files *.EDI creati con l’omonima App per Mac in totale sicurezza. Grazie ad un  sistema di crittografia basato sugli algoritmi AES e DES le informazioni sensibili sono da oggi al sicuro con iEDI.  Concordata con l’interlocutore una password di 8 caratteri si possono scambiare informazioni via SMS ed E-Mail senza preoccuparsi di essere intercettati.  E’ possibile salvare sull’applicazione le proprie password preferite e richiamarle con un tocco.

La nuova versione aggiunge il supporto a iCloud, grazie al quale poter avere sempre a portata di mano i tuoi messaggi, sia che tu sia da iPhone che da iPad.

Gift Plan [App Store – 2,39€]

Una delle migliori applicazioni per controllare e gestire la lista di regali da fare a Natale, e non solo, con tanto di calendario di compleanni e anniversari utili per non dimenticare mai queste occasioni, si aggiorna.

La novità più importante riguarda la possibilità di allegare una foto del regalo che abbiamo scelto per la persona in lista. Sono state migliorante anche le opzioni di gestione delle liste di ogni persona a cui fare un regalo ed è stata inserita la possibilità di proteggere i dati contenuti nell’app tramite password.

 

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La Biografia Ufficiale di Steve Jobs


Il 24 ottobre è uscita la prima biografia autorizzata su Steve Jobs. L’autore è Walter Isaacson, attuale direttore dell’Aspen Institute, ex Cnn e Time.Seicento pagine, al costo di 20 euro ripercorre la vita del co – fondatore della Apple, che ha stravolto positivamente la vita di milioni di utenti sparsi nel mondo. La biografia,  si presenta con quaranta interviste fatte nel corso degli anni proprio a Steve Jobs, e se ancora non bastasse, il libro include cento dichiarazioni e interviste rivolte ad amici e parenti. IPod nero personalizzato, in versione speciale per Bono Vox, il leader degli U2 come compenso per aver composto la musica di uno spot.

Nelle ultime pagine, sono presenti alcune delle ultime parole di Steve Jobs prima della sua prematura morte, avvenuta pochi giorni dopo la presentazione dell’iPhone 4s. Disse “Non voglio che il mio corpo venga aperto”, il fondatore Apple non voleva sottoporsi ad ulteriori operazioni contro un male terminale che non gli dava più tregua da parecchi anni. Qui vengono riportati quelle sue ultime parole, di un uomo, un genio che ha cambiato radicalmente la storia tecnologica del nostro vivere quotidiano e già c’è chi ha ribattezzato l’iPhone 4s come il primo di Cook e l’ultimo di Jobs, una paternità in comune per l’ultima meraviglia.


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Istat: aumenta la forbice tra Nord e Sud Italia


cattura

Purtroppo non arrivano notizie confortanti dall’Istituto nazionale di statistica, ancora un volta, infatti, si allunga il divario socioeconomico che intercorre tra Il mezzogiorno italiano ed il Nord.

Anche se non sappiamo quanto abbia inciso il periodo di crisi economica e finanziaria, un dato allarmante riguarda il tasso di disoccupazione che in alcune regione del sud e, in particolar modo, interessa la Sicilia.

Infatti, in Sicilia si tocca il 15 per cento del tasso di disoccupazione, il dato riguarda anche la regione Campania che si attesta al 15,6 per cento. Sono questi i dati Istat del primo trimestre del 2011. La dimensione di tali dati è alquanto preoccupante se si considera che è quasi il doppio della media nazionale, metà dei quali è equivalente a 8,6 per cento.

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Prova Borsa per le banche italiane promosse agli stress test



Come reagirà la Borsa di fronte ai segnali positivi che riguardano il settore bancario? Le banche italiane sono solide sotto il profilo patrimoniale e sono in grado di affrontare eventuali scenari di crisi sui mercati internazionali, secondo i risultati degli stress test condotti dall’Autorità bancaria europea (Eba).

UniCredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare e Ubi Banca – che insieme rappresentano il 62% del totale nel sistema bancario nazionale – hanno superato comodamente la soglia del 5% per il Core tier 1: in media il 7,3% secondo quanto comunicato dalla Banca d’Italia.

Significa che il patrimonio di questi istituti è sufficiente ad affrontare e superare nuove turbolenze legate al quadro macroeconomico mondiale. Lo stesso, purtroppo, non si può dire di altre 8 banche, sulle 91 che sono stato sottoposte a verifica: 5 banche spagnole, due greche e una austriaca hanno rivelato un patrimonio insufficiente, con un coefficiente inferiore al 5% proiettato nel 2011-2012.

Peraltro altri sette istituti di credito spagnoli hanno superato il test, ma con un dato compreso fra il 5 e il 6 per cento: un altro elemento di rischio per il settore creditizio iberico. In Irlanda, che recentemente è stata oggetto di un salvataggio internazionale, tutte e tre le banche testate hanno facilmente superato le prove.

Che cosa dovranno fare adesso le banche che sono state “rimandate” dall’Eba? Certamente rafforzare il patrimonio, come l’Eba ha chiesto alle Autorità nazionale di imporre agli istituti più fragili: la richiesta è di impostare piani di ricapitalizzazione entro il 15 ottobre e attuarli entro la fine dell’anno. Il punto, però, è che l’Eba non è in grado di imporre nulla, perché la vigilanza vera e propria spetta alle autorità nazionali.

Proprio questo lamenta Moody’s, che segnala anche un altro punto di debolezza: secondo l’agenzia di rating questi stress test non prenderebbero in considerazione l’ipotesi di un fallimento greco, altrimenti la carenza di patrimonializzazione dovrebbe essere più elevata dei soli 2,5 miliardi di euro complessivi calcolati dall’Eba. Ora si vedrà la reazione dei mercati.

Prova Borsa per le banche italiane promosse agli stress test é stato pubblicato su Finanzablog.it alle 11:50 di lunedì 18 luglio 2011.



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Oro, pronto al rally


Il prezzo dell’oro è pronto a scattare per un rally senza precedenti. I futures sul metallo prezioso venduto in agosto al Comex di New York hanno registrato rialzi per la nona seduta consecutiva. Il motivo sono i rinnovati timori per l’Eurozona ma soprattutto per gli Stati Uniti con un debito al 100 per cento del pil che attanaglia l’amminstrazione Obama e i dubbi su un terzo round di quantitative easing (“allentamento quantitativo”) da parte della Federal Reserve.“Il flight-to-quality sta emergendo” dice a Bloomberg Adam Klopfenstein, senior strategist di Lind-Waldock a Chicago.
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Oro, pronto al rally, pubblicato su FareForex il 15/07/2011

© Alberto per FareForex, 2011. | Commenta! |
Tag: flight-to-quality, investire in oro, QE3


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Cosa c’è dietro un paio di jeans da 300 dollari


Cosa c'è dietro un paio di jeans da 300 dollari

Spesso quando acquistiamo dei vestiti ci chiediamo come arrivino a un certo prezzo. Perché i jeans costano così tanto? Come fa un paio di pantaloni a costare duecento euro? Christina Binkley del Wall Street Journal si è posta le stesse domande e ha fatto il giochino dell’infografica qui sopra, dove vedete riassunti passaggio per passaggio della produzione i costi di un paio di jeans del brand True Religion. Sono dei pantaloni piuttosto costosi, intorno ai 310$, non proprio per tutti.

Li vendono anche in Italia, e anche qui malgrado il cambio favorevole euro-dollaro non sono proprio a buon mercato. Fanno parte di quella sottilissima fascia di mercato di premium denim. Nell’articolo interessanti i dati sugli acquisti degli americani:

Gli Americani hanno speso dall’aprile 2010 all’aprile 2011 circa 13,8 miliardi di dollari in jeans, ma solo l’un per cento di questi appartiene alla categoria premium denim

Interessante anche scoprire come funzioni il ricarico finale per i rivenditori, che va da 2,2 a 2,6 volte in più rispetto al prezzo all’ingrosso. Ma come fanno a costare così tanto? Un po’ è perché sono prodotti in America, spiega Jeff Lubell, mente del progetto TR “Li potrei vendere a 40 dollari se li facessi in Cina”. Un prodotto fatto in America di quel tipo, deve costare almeno 200$ per garantire del profitto, spiega sempre Christina Binkley. Lubell ha scelto di delocalizzare solo in Messico, per giacche e giubbotti che vende intorno ai 375$ negli Stati Uniti “Se li facessi qui, dovrei venderli a 600 dollari al paio” conclude.

Via | WSJ

Cosa c’è dietro un paio di jeans da 300 dollari é stato pubblicato su Finanzablog.it alle 10:45 di giovedì 07 luglio 2011.



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Dall’Agricoltura un Potenziale di Energia Pari a Quello di Tre Centrali Nucleari


biomassgasconfagri.gif
Oggi l’agroenergia rappresenta una
opportunità, infatti ,dalle campagne italiane è possibile ottenere
nei prossimi dieci anni energia rinnovabile in grado di sostituire
tre centrali nucleari con il diretto coinvolgimento delle imprese
agricole e senza causare danni al territorio.
E’ quanto è emerso nel corso
dell’incontro promosso dalla Coldiretti a Venezia "Per una
filiera agricola italiana e rinnovabile
" sul futuro energetico
dell’Italia dopo il netto risultato del referendum abrogativo che ha
respinto la costruzione di centrali nucleari in Italia .
In questo nuovo scenario – ha
sottolineato la Coldiretti – "l’agricoltura gioca un ruolo decisivo
proponendosi di contribuire al bilancio energetico nazionale con una
produzione di energia verde effettivamente sostenibile per l’ambiente
ed integrata col territorio, privilegiando l’efficienza energetica
degli impianti agricoli di piccole dimensioni, di impiegare l’energia
termica prodotta evitando gli sprechi e valorizzando i residui delle
attività agricole, forestali e zootecniche”.
Secondo lo studio presentato dalla
stessa associazione, la produzione energetica potenziale complessiva
dell’agricoltura
al 2020 può raggiungere infatti 15,80 Mtep (milioni
di tonnellate equivalenti petrolio), 4,3 Mtep prodotti attualmente
dal settore con i 11,50 Mtep che potenzialmente potrebbero
aggiungersi e diventare realtà nei prossimi dieci anni.
Il risultato di un tale scenario
sarebbe un contributo pari all’8% del bilancio energetico nazionale
al 2020, somma del 2,2% attuale più la quota di espansione
potenziale del 5,9% per cento. Inoltre sul piano ambientale, si
potrebbero evitare emissioni pari a 26,37 milioni di tonnellate
all’anno di anidride carbonica (CO2), mentre si avrebbe un impatto
occupazionale al 2020 di poco meno di 100 mila unità.
Dato
quest’ultimo in linea con quanto calcolato anche dalla Cgil nel
Dossier Energia
e lavoro sostenibile
”.
Sul piano degli incentivi, sottolinea
la Coldiretti , risulta di vitale importanza che i decreti attuativi
della recente riforma del settore delle rinnovabili (Dlgs 3 marzo
2011, n.28) vengano emanati con sollecitudine, superando quelli che
fino ad oggi sono stati i fattori che ne hanno limitato lo sviluppo. 

Continua…


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La Grecia e la ristrutturazione del debito


La ristrutturazione del debito è un processo che permette ad una società privata o pubblica, oppure a un ente sovrano, di affrontare i suoi problemi di liquidità e le sue difficoltà finanziarie riducendo e rinegoziando i debiti, al fine di migliorare o di ripristinare la liquidità, in modo da poter continuare con le proprie attività.

Parlando in termini aziendali, una ristrutturazione del debito è di solito meno costosa rispetto al fallimento. I principali costi associati ad una ristrutturazione del debito sono il tempo e lo sforzo di negoziare con le banche, con i creditori, con i fornitori e con le autorità fiscali.

Spesso oggi si parla di ristrutturazione del debito della Grecia, ma come stanno in realtà le cose? La Grecia dice di non avere in programma una ristrutturazione del debito. Secondo le parole del ministro delle Finanze greco George Papaconstantinou, “la ristrutturazione non è un problema di cui stiamo discutendo, dato che il costo per farlo sarebbe maggiore rispetto a rimborsare i finanziatori”.

Al contrario, il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha detto che se la Grecia fallirà il controllo a giugno, dovranno essere prese ulteriori misure. Inoltre il vice Ministro degli Esteri tedesco Werner Hoyer ha detto che la ristrutturazione del debito greco non sarebbe un disastro.

Il costo per assicurare il debito del governo greco è salito dallo scorso 15 aprile, arrivando al massimo storico. Parlando in termini di percentuali, gli investitori vedono una probabilità di circa il 63 per cento che la nazione debba ristrutturare il suo debito entro cinque anni.

La ristrutturazione potrebbe creare delle perdite al sistema bancario globale, soprattutto in Europa. Dunque i mercati sono giustamente nervosi in merito a questo.

Vedremo nel corso delle prossime settimane che cosa si deciderà in merito a tale ristrutturazione e se ci saranno pressioni, sulla Grecia, anche da parte di altri paesi.

 

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iOS di Apple ha il doppio degli utenti di Android in USA


Secondo i nuovi dati di comScore, in USA, iOS di Apple ha il doppio degli utenti di Android. iOS, che comprende l’iPhone, iPad e iPod Touch, ha una “installed base” di 37,9 milioni di utenti, il 59 per cento superiore a quella di Android che si attesta a 23,8 milioni. Questo dato è stato rilevato tramite il servizio MobiLens di comScore e comprende telefoni e dispositivi multimediali, tipo tablet.dati comScorePer quanto riguarda gli utilizzatori di iOS, quelli di iPhone sono leggermente di più rispetto a quelli di iPod touch. Entrambi i dispositivi hanno circa il doppio degli utenti di iPad. Questo permette ad Apple di avere una quota del 16,2% degli abbonati a servizi “mobili” contro il 10,2 per cento di Android. Il 25% di coloro che possiedono un iPad hanno anche un iPhone. Il 17,5% dei proprietari di iPad hanno un BlackBerry ed il 14,2% possiede uno smartphone basato su Android.


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