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Sono peggiorate le prospettive dell’economia globale


Dalla fine dell’estate sono bruscamente peggiorate le prospettive dell’economia globale. Tutta l’economia mondiale ha rallentato

Questa frenata non solo da fattori temporanei, quali il rialzo dei prezzi dell’energia e le conseguenze del terremoto in Giappone, ma anche dalla perdurante debolezza dell’occupazione, dall’intonazione meno espansiva assunta dalle politiche di bilancio e dalla diffusa incertezza circa la risoluzione degli squilibri finanziari. Nei paesi emergenti l’attività economica ha lievemente decelerato, pur rimanendo su ritmi elevati. Gli organismi internazionali hanno rivisto significativamente al ribasso le previsioni per la crescita mondiale nell’anno in corso e nel prossimo.

Il brusco ridimensionamento delle prospettive di crescita ha determinato una marcata instabilità sui mercati finanziari. Le tensioni hanno interessato i titoli del debito sovrano di un numero crescente di paesi dell’area dell’euro, con ricadute anche sulla capacità di raccolta e sulle valutazioni di borsa delle banche.

La revisione al ribasso delle prospettive di crescita dell’economia mondiale e l’estendersi delle tensioni finanziarie hanno fiaccato l’attività economica nell’area dell’euro. La crescita è diminuita nel secondo trimestre. Si prospetta un ulteriore indebolimento nel terzo.

La BCE ha ripreso gli acquisti di titoli di Stato e ha intensificato il sostegno alla liquidità. Il Consiglio direttivo della BCE ha adottato una serie di misure volte a sostenere la liquidità degli intermediari e a evitare che le turbolenze in atto compromettano l’ordinato funzionamento dei mercati finanziari e quindi il meccanismo di trasmissione della politica monetaria.

La lentezza nella predisposizione di procedure di gestione delle crisi ha alimentato i dubbi degli operatori sull’adeguatezza degli strumenti a disposizione delle autorità dell’area dell’euro.

L’Italia ha risentito in misura articolarmente accentuata dell’evoluzione dell’economia globale e delle turbolenze sui mercati. Nonostante la sostanziale solidità del sistema bancario, il ridotto livello di indebitamento delle famiglie e l’assenza di significativi squilibri sul mercato immobiliare, il nostro paese è stato investito dalla crisi con particolare intensità per effetto dell’elevato livello del debito pubblico, della forte dipendenza dell’attività economica dall’andamento del commercio internazionale e delle deboli prospettive di crescita nel medio termine.

La crescita dell’Italia si è indebolita nel terzo trimestre… Le esportazioni hanno continuato a fornire il principale sostegno alla crescita; la domanda interna è rimasta debole. Gli indicatori confermano la debolezza della domanda interna, su cui incidono le sfavorevoli prospettive dell’occupazione e l’accresciuta incertezza sulla situazione economica generale; decelerano le vendite all’estero, in un contesto di minore vivacità della domanda mondiale.

Le banche rimangono solide, ma le tensioni condizionano la capacità di raccolta. Nel primo semestre del 2011 la redditività bancaria dei cinque maggiori gruppi è rimasta invariata, sia pure su livelli contenuti, rispetto allo stesso periodo del 2010; i coefficienti patrimoniali hanno beneficiato degli aumenti di capitale realizzati da alcuni gruppi. Tuttavia, le turbolenze sui mercati finanziari hanno inciso sul costo e sulla capacità di raccolta all’ingrosso degli intermediari.

Le tensioni che hanno investito il nostro paese rafforzano l’urgenza di politiche economiche che assicurino il risanamento dei conti pubblici, contribuendo a contenere i tassi di interesse, e che affrontino le debolezze strutturali italiane per sospingere la crescita e facilitare l’aggiustamento della finanza pubblica.
Fonte: bancaditalia.it

solidità del sistema bancario

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