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Gli strumenti per calcolare l’IMU


Come è ormai tutti sanno tra le novità introdotte dal governo Monti è stata introdotta l’imposta municipale unica (IMU).
Quello che proponiamo oggi è un facile strumento online in grado di calcolare la nuova imposta sugli immobili.

Primi di passare al compilatore è necessario conoscere la rendita catastale (da non confondere con il valore catastale). Questa è reperibile gratuitamente online dal sito dell’agenzia per il territorio conoscendo i dati catastali (es. foglio, mappale, sub) presenti nel rogito notarile.

In seguito il calcolatore messo a disposizione, sviluppa il calcolo dell’imposta con un doppio risultato: per la prima e per la seconda casa, secondo le diverse aliquote di seguito indicate.

In seguito riportiamo l’elenco completo delle categorie catastali degli immobili, con indicato il valore dei moltiplicatori utili alla determinazione della imposta municipale unica applicati alle rendite catastali.
La rendita catastale andrà comunque previamente rivalutata del 5% così come disposto dal 1° gennaio 1997 in forza dell’art. 3, comma 48, della Legge 23 dicembre 1996 n. 662.

Tabella delle categorie catastali
Gruppo A
A/1 (R/1) Abitazioni di tipo signorile
Unità
immobiliari appartenenti a fabbricati ubicati in zone di pregio con
caratteristiche costruttive, tecnologiche e di rifiniture di livello
superiore a quello dei fabbricati di tipo residenziale.
Rendita per 160
A/2 (R/1) Abitazioni di tipo civileUnità
immobiliari appartenenti a fabbricati con caratteristiche costruttive,
tecnologiche e di rifiniture di livello rispondente alle locali
richieste di mercato per fabbricati di tipo residenziale.
Rendita per 160
A/3 (R/1) Abitazioni di tipo economicoUnità
immobiliari appartenenti a fabbricati con caratteristiche di economia
sia per i materiali impiegati che per la rifinitura, e con impianti
tecnologici limitati ai soli indispensabili.
Rendita per 160
A/4 (R/1) Abitazioni di tipo popolareUnità
immobiliari appartenenti a fabbricati con caratteristiche costruttive e
di rifiniture di modesto livello. Dotazione limitata di impianti
quantunque indispensabili.
Rendita per 160
A/5 (R/1) Abitazioni di tipo ultrapopolareUnità
immobiliari appartenenti a fabbricati con caratteristiche costruttive e
di rifiniture di bassissimo livello. Di norma non dotate di servizi
igienico-sanitari esclusivi.
Rendita per 160
A/6 (R/3) Abitazioni di tipo rurale Rendita per 160
A/7 (R/2) Abitazioni in villiniPer
villino deve intendersi un fabbricato, anche se suddiviso in unità
immobiliari, avente caratteristiche costruttive, tecnologiche e di
rifiniture proprie di un fabbricato di tipo civile o economico ed essere
dotato, per tutte o parte delle unità immobiliari, di aree esterne ad
uso esclusivo.
Rendita per 160
A/8 (R/2) Abitazioni in villePer
ville devono intendersi quegli immobili caratterizzati essenzialmente
dalla presenza di parco e/o giardino, edificate in zone urbanistiche
destinate a tali costruzioni o in zone di pregio con caratteristiche
costruttive e di rifiniture, di livello superiore all’ordinario.
Rendita per 160
A/9 (P/5) Castelli e palazzi di eminenti pregi artistici o storiciRientrano
in questa categoria i castelli ed i palazzi eminenti che per la loro
struttura, la ripartizione degli spazi interni e dei volumi edificati
non sono comparabili con le Unità tipo delle altre categorie;
costituiscono ordinariamente una sola unità immobiliare. È compatibile
con l’attribuzione della categoria A/9 la presenza di altre unità,
funzionalmente indipendenti, censibili nelle altre categorie.
Rendita per 160
A/10 (T/7) Uffici e studi privatiRientrano
in questa categoria quelle unità immobiliari che per tipologia,
dotazione di impianti e finiture sono destinate all’attività
professionale.
Rendita per 80
A/11 (R/3) Abitazioni ed alloggi tipici dei luoghiRifugi di montagna, baite, trulli, sassi, ecc… Rendita per 160
Gruppo B
B/1 (P/1) Collegi e convitti, educandati; ricoveri; orfanotrofi; ospizi; conventi; seminari; caserme Rendita per 140 *
B/2 (P/2) Case di cura ed ospedali (senza fine di lucro) Rendita per 140
B/3 (P/3) Prigioni e riformatori Rendita per 140
B/4 (P/4) Uffici pubblici Rendita per 140
B/5 (P/4) Scuole, laboratori scientifici, costruiti o
adattati per tale destinazione e non suscettibili di destinazione
diversa senza radicali trasformazioni, se non hanno fine di lucro
Rendita per 140
B/6 (P/5) Biblioteche, pinacoteche, musei, gallerie,
accademie che non hanno sede in edifici della categoria A/9, circoli
ricreativi, quando il circolo ricreativo non ha fine di lucro e, in
quanto tale, assimilabile alle unità immobiliari adibite ad attività
culturali; quando hanno fine di lucro, dovranno essere censiti nella
categoria propria dell’ unità immobiliare, secondo l’uso ordinario della
stessa.
Rendita per 140
B/7 (V/4) Cappelle ed oratori non destinati all’esercizio pubblico del culto Rendita per 140
B/8 (T/2) Magazzini sotterranei per depositi di derrate Rendita per 140
Gruppo C
C/1 (T/1) Negozi e botteghe Rendita per 55
C/2 (T/2) Magazzini e locali di deposito (cantine e soffitte disgiunte dall’abitazione e con rendita autonoma) Rendita per 160
C/3 (T/2) Laboratori per arti e mestieri Rendita per 140
C/4 (T/3) Fabbricati e locali per esercizi sportivi (senza fine di lucro) Rendita per 140
C/5 (V/2) Stabilimenti balneari e di acque curative (senza fine di lucro) Rendita per 140
C/6 (R/4) Box o posti auto pertinenziali Rendita per 160
C/6 (T/5) Autosilos, autorimesse (non pertinenziali), parcheggi a raso aperti al pubblico Rendita per 160
C/6 (T/6) Stalle, scuderie e simili Rendita per 160
C/7 (T/2) Tettoie chiuse od aperte Rendita per 160
Gruppo D
D/1 (Z/1) Opifici Rendita per 60
D/2 (Z/4) Alberghi, pensioni e residences (con fine di lucro) Rendita per 60
D/3 (Z/5) Teatri, cinematografi, sale per concerti e spettacoli e simili (con fine di lucro) e spettacoli e simili (arene, parchi-giochi) Rendita per 60
D/4 (V/5) Case di cura ed ospedali (con fine di lucro) Rendita per 60
D/5 (Z/3) Istituto di credito, cambio e assicurazione (con fine di lucro) Rendita per 80
D/6 (V/6) Fabbricati, locali ed aree attrezzate per esercizio sportivi (con fine di lucro) Rendita per 60
D/7 (Z/1) Fabbricati costruiti o adattati per le speciali
esigenze di un’attività industriale e non suscettibili di destinazione
diversa senza radicali trasformazioni
Rendita per 60
D/8 (Z/2) Fabbricati costruiti o adattati per le speciali
esigenze di un’attività commerciale e non suscettibili di destinazione
diversa senza radicali trasformazioni
Rendita per 60
D/9 (Z/8) Edifici galleggianti o sospesi assicurati a punti fissi del suolo, ponti privati soggetti a pedaggio Rendita per 60
D/10 (Z/2) Fabbricati per funzioni produttive connesse alle attività agricole Rendita per 60
D/11 (T/7) Scuole e laboratori scientifici privati Rendita per 60
D/12 (Z/8) Posti barca in porti turistici e stabilimenti balneari Rendita per 60
Gruppo E
E/1 Stazioni per servizi di trasporto, terrestri, marittimi ed aerei Esenti
E/2 Ponti comunali e provinciali soggetti a pedaggio Esenti
E/3 Costruzioni e fabbricati per speciali esigenze
pubbliche (edicole per giornali e simili, chioschi per bar, per
rifornimenti di auto, per sale di aspetto di tranvie, ecc., pese
pubbliche, ecc.)
Esenti
E/4 Recinti chiusi per speciali esigenze pubbliche (per mercati, per posteggio bestiame, ecc.) Esenti
E/5 Fabbricati costituenti fortificazioni e loro dipendenze Esenti
E/6 Fari, semafori, torri per rendere d’uso pubblico l’orologio comunale Esenti
E/7 Fabbricati destinati all’esercizio pubblico dei culti Esenti
E/8 Fabbricati e costruzioni nei cimiteri, esclusi i colombari, i sepolcri e le tombe di famiglia Esenti
E/9 Edifici a destinazione particolare non compresi
nelle categorie precedenti del gruppo E, comprese le discariche per lo
smaltimento dei rifiuti solidi urbani, quando la loro gestione è senza
scopo di lucro
Esenti
Entità urbane
Le entità urbane di tipo F sono state istituite contemporaneamente alla
procedura DOCFA per identificare quei casi in cui l’unità immobiliare non produce reddito. Si tratta di tipologie fittizie sempre esistite,
codificate unicamente a scopo gestionale e tecnico, affinché fossero riconosciute dai programmi software utilizzati per l’automazione. Il gruppo F non ha alcuna rendita catastale perché comprende unità immobiliari non idonee (anche solo temporaneamente) a produrre ordinariamente un reddito; esso non deve essere mai rappresentato in
planimetria, ma soltanto sull’elaborato planimetrico.
F/1 Aree urbane
Aree di corte urbana che non risultano legate ad alcuna unità immobiliare appartenente agli altri gruppi.
Esenti
F/2 Unità collabenti (diroccate, in disuso, ruderi, non utilizzate)
Unità
immobiliari totalmente o parzialmente inabitabili. Non è consentito
dichiarare unità collabenti partendo da unità già denunciate. Si può
presentare una unità immobiliare con questa categoria solo
con documenti di accatastamento, mai in variazione.
Esenti
F/3 Unità in corso di costruzione
Unità
immobiliari di nuova costruzione, non ancora ultimate. In genere, si
adotta questa categoria quando si procede ad una compravendita prima del
completamento del fabbricato.
Esenti
F/4 Unità in corso di definizione
Unità
immobiliari non ancora definite: ad esempio, frazionamento di ville da
cui sono ricavati miniappartamenti, non già definiti nella forma e/o nel
numero; oppure, parti di unità immobiliari non idonee a produrre
reddito autonomamente, come nel caso di stanze scorporate da un
appartamento per una successiva compravendita.
Esenti
F/5 Lastrici solari
Unità immobiliari che si creano quando, ad esempio, una ditta diversa da quella del piano sottostante intenda sopraelevare.
Esenti
F/6 Procedimenti innanzi alle commissioni tributarie Esenti
F/7 Portici Esenti
F/9 Unità proveniente dal catasto fondiario Esenti
F/10 Unità dichiarate o ritenute rurali Esenti
F/11 Unità in attesa di classamento Esenti
NOTALe rendite annotate negli atti catastali, anche se attribuite in data recente, non comprendono la rivalutazione del 5% disposta, a partire dal
1° gennaio 1997, dall’art. 3, comma 48, della Legge 23 dicembre 1996, n.662.
* Per i fabbricati classificati nel gruppo catastale B, il coefficiente è
stato rivalutato del 40% ai sensi dell’art. 2, comma 45, del D.l. 3 ottobre 2006, n. 262, convertito dalla legge 24 novembre 2006, n. 286.
Detta risoluzione decorre dalla data di entrata in vigore del citato decreto-legge, e cioè dal 3 ottobre 2006.Fra le parentesi sono evidenziate le possibili corrispondenti categorie future, così come previsto dall’allegato A del D.p.r. n° 138 del 1998.

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Mezzi, fini e modelli di sviluppo: dove va il Commercio Equo e Solidale?


Marco Costantino e Vittorio Leproux per AICCON (Working Paper n.89 – luglio 2011)

1. “Adamo dove sei?” ovvero: la storia sino ad ora.
Dalla fine degli anni ‘90, in Italia, il Commercio Equo e Solidale ha visto la sua popolarità e riconoscibilità crescere esponenzialmente. Il fenomeno si è manifestato attraverso elevati tassi di crescita di organizzazioni di importazione e distribuzione, l’elevato numero di nuove aperture di botteghe del mondo sul territorio nazionale e il crescente numero di organizzazioni licenziatarie del marchio di certificazione dei prodotti, nonché attraverso un sempre maggior numero di cittadini-consumatori coinvolti attraverso le proprie scelte di consumo nel supporto al Commercio Equo e Solidale.

Il movimento italiano, nato all’inizio degli anni ’80 in un garage altoatesino sulla scorta delle più mature esperienze sviluppatesi nell’Europa centrale e settentrionale, diventa 30 anni dopo una delle realtà più vitali e vivaci nel mondo con 11 organizzazioni di importazione che sviluppano complessivamente un turnover di oltre 70 milioni di euro  e circa 600 botteghe del mondo con 29.000 soci e 5.000 volontari (AGICES, 2011). In virtù del suo accresciuto ruolo quale soggetto economico e sociale, si sono susseguiti i riconoscimenti istituzionali, tanto a livello nazionale che europeo, circa la validità del sistema proposto quale strumento di lotta alla povertà. La Commissione Europea, a valle di numerose comunicazioni sul commercio equo, nel 2006 ha adottato una risoluzione (Risoluzione del Parlamento Europeo “Fair Trade and development” del 6 luglio 2006), che ne riconosce gli effetti benefici e fissa i criteri per difenderlo dagli abusi e dalle imitazioni (Fair Trade Advocay Office 2006). Ancora più recentemente, nel 2009, la Commissione ha pubblicato una comunicazione che riconosce il contributo del commercio equo allo sviluppo sostenibile (COM(2009) 215), ripresa nel 2010 dal Comitato Economico e Sociale e dal Comitato delle Regioni. Provvedimenti analoghi sono stati presi attraverso leggi apposite di riconoscimento del commercio equo in Francia e Belgio.

In Italia, mentre procede la discussione sulla legge nazionale (il disegno di legge depositato presso Camera e Senato è stato sottoscritto da 39 senatori ed oltre 80 deputati), dieci regioni (Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Umbria, Marche, Piemonte e Lazio) hanno già emesso la propria, e numerose pubbliche amministrazioni inseriscono nei propri bandi di fornitura punti di premialità per chi propone prodotti equo-solidali. Contestualmente il Commercio Equo e Solidale è sempre più al centro di analisi volte a misurare l’efficacia dello strumento in termini di riduzione della povertà, l’effettiva validità di un sistema di rivoluzione silenziosa e dal basso o la coerenza del suo carattere etico, nonché la robustezza delle sue metodologie di monitoraggio e valutazione. E’ infatti naturale che il livello di attenzione critica sia funzione di parametri di rilevanza socio-economica di un fenomeno. Come abbiamo detto le questioni poste possono essere di diversa natura in termini di ambito (teorico o operativo) e di provenienza in termini di settori ideologico-culturali. Una delle questioni talvolta poste concerne la possibilità che il Fair Trade promuova un modello di sviluppo basato sulle esportazioni e l’eventuale contraddizione tra tale assunto e il contesto ideale e concettuale che ha dato vita al movimento italiano del Commercio Equo e Solidale. Affrontare la questione posta significa inoltre provare ad allargare il ragionamento alla capacità del Fair Trade di mantenere intatta la sua spinta propulsiva sociale e sugli orizzonti che si pongono innanzi al movimento. Ad ogni modo il primo passo di qualunque analisi o riflessione deve provare chiarire preliminarmente i concetti ed i soggetti su cui ci si interroga [… continua nel pdf allegato, clicca per scaricarlo]

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