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Secondo i dati Istat, l’Italia cresce poco e lentamente

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Il premio di rischio italiano è salito al di sopra di quello degli spagnoli dal 2010 con uno spread di 400 punti base per i 396 spagnoli. Ciò significa che l’Italia paga più interessi sul proprio titolo decennale che la Spagna e le prestazioni dei titoli di Stato italiani rispetto ai Bund tedeschi, che sono considerati più sicuri dai mercati, è 6,251% da 6,241 % degli spagnoli. Anche se durante diverse giornate il premio per il rischio italiano ha di nuovo superato quello Spagnolo, i dati indicano che i mercati iniziano a vedere l’economia italiana più vulnerabile di quanto gli spagnoli, ciò non significa che sia un successo per la Spagna ma piuttosto un pericolo per l’intera zona euro. L’Italia è la terza più grande economia dell’euro a sostenere un debito del 120% (1,9 miliardi di euro) rispetto al Prodotto Interno Lordo (PIL), solo in Europa dopo la Grecia. Mentre il deficit non è il più alto del vecchio continente, con una crescita economica pari al 4,5% di un decennio si è bloccato allo 0,1%. Si tratta di un cocktail letale, perché se il divario continua a crescere a questo ritmo e l’Italia non cresce, il debito si moltiplicheranno nei prossimi anni. Ieri, un rapporto pubblicato dal Centro per l’Economia e Business Research di Londra, ha affermato che in questa fase, il debito italiano e il PIL potrebbe raggiungere il 150% nel 2017, mettendola sull’orlo del fallimento.

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Questa mattina, l’italiano Statistica (ISTAT) ha riferito che l’economia italiana è cresciuta dello 0,3% nell’ultimo trimestre. Secondo l’Istat, la crescita annua raggiungerà lo 0,7%, mentre il governo si aspetta che sia in grado di superare l’1%. La Spagna, però, ha un debito di 67,3% e la sua crescita negli ultimi anni è stata migliore nonostante il rallentamento nel quarto trimestre, che lo pone in una posizione migliore rispetto alla loro premio di rischio. Ma proprio perché è la terza più grande economia in Europa, l’UE non poteva permettersi un piano di salvataggio per l’Italia, che temevano in caso di default, prendendo il front-end per i paesi dell’euro diversi. Il governo italiano ha approvato lo scorso luglio, un pacchetto di regolazione di 48.000 milioni di euro, ma i tagli sono previsti sono forti per il 2012- 2013. Dopo che il governatore della Banca centrale europea Jean Claude Trichet, ha ammonito l’esecutivo di Silvio Berlusconi che sarebbe opportuno anticipare alcune misure per introdurre un mercato più rigorosa, quest’ultimo si è attivato facendo in modo che al più presto vengano attuate tutte le misure di cui il paese ha bisogno per raggiungere l’obiettivo entro il 2013 di portare debito allo 0%.italia_innovazione_103x131

In termini di crescita economica, Berlusconi e il suo ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, dopo sono incontrati a Roma con le banche con i rappresentanti dei datori di lavoro e sindacati per sviluppare un piano per rilanciare l’economia non sono riusciti a trovare un punto d’incontro in quanto la manovre del governo non convince a tal punto da indurre la Cgil ad indire per il prossimo 6 settembre uno sciopero generale.

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ISTAT: INDICE FIDUCIA CONSUMATORI SCENDE A 103,7 A LUGLIO

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L’indice di fiducia dei consumatori è un indice che consente di individuare l’andamento dei consumi nel tempo percependo gli umori dei consumatori, le cui preferenze come sappiamo incidono sull’andamento della domanda di beni e servizi offerti dal mercato. Si tratta di un indice intuitivo ma anche molto difficoltoso da calcolare, in quanto viene costruito facendo un’ indagine a campione che chiama in causa all’incirca 5.000 nuclei familiari. Le domande più rilevanti concernono le condizioni “attuali” dell’economia e del mercato del lavoro, e quali sono le aspettative che gli intervistati nutrono per il prossimo futuro.

Secondo quanto viene riportato dall’Istituto Nazionale di Statistica, per quanto concerne il mese di luglio 2011, si è registrato una riduzione di tale indice, su cui (è superfluo dirlo) sta incidendo notevolmente il peggioramento della condizione economica-finanziaria interna per effetto della congiuntura. Come riporta il titolo, pertanto, l’indice di fiducia dei consumatori scende nel mese di Luglio 2011 a 103,7.

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Istat: aumenta la forbice tra Nord e Sud Italia

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Purtroppo non arrivano notizie confortanti dall’Istituto nazionale di statistica, ancora un volta, infatti, si allunga il divario socioeconomico che intercorre tra Il mezzogiorno italiano ed il Nord.

Anche se non sappiamo quanto abbia inciso il periodo di crisi economica e finanziaria, un dato allarmante riguarda il tasso di disoccupazione che in alcune regione del sud e, in particolar modo, interessa la Sicilia.

Infatti, in Sicilia si tocca il 15 per cento del tasso di disoccupazione, il dato riguarda anche la regione Campania che si attesta al 15,6 per cento. Sono questi i dati Istat del primo trimestre del 2011. La dimensione di tali dati è alquanto preoccupante se si considera che è quasi il doppio della media nazionale, metà dei quali è equivalente a 8,6 per cento.

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Tabella dell’indice dei prezzi fino al mese di Maggio 2011

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Nella tabella che segue vi indichiamo le variazioni in percentuale del mese indicato rispetto a quello precedente che fanno riferimento ai prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati(FOI). In attesa che esca il dato relativo al mese di giugno, vi indichiamo nella seguente tabella qual è stato finora l’andamento relativo in tutto l’anno 2011 sino al mese di Maggio.

Anno

Gen

Feb

Mar

Apr

Mag

Giu

Lug

Ago

Set

Ott

Nov

Dic

2011

2.2

2.3

2.5

2.6

2.6

2010

1.3

1.3

1.5

1.6

1.5

1.3

1.7

1.5

1.6

1.7

1.7

1.9

2009

1.5

1.5

1.0

1.0

0.7

0.4

-0.1

0.2

0.1

0.2

0.7

1.0

2008

2.9

2.9

3.3

3.3

3.5

3.8

4.0

3.9

3.7

3.4

2.6

2.0

2007

1.5

1.5

1.5

1.4

1.4

1.6

1.6

1.6

1.6

2.0

2.3

2.6

2006

2.2

2.1

2.1

2.0

2.2

2.1

2.1

2.1

2.0

2.7

1.7

1.7

2005

1.6

1.6

1.6

1.7

1.7

1.6

1.8

1.8

1.9

2

1.8

1.9

2004

2

2.2

1.9

2

2.1

2.2

2.1

2.1

1.8

1.7

1.7

1.7

2003

2.7

2.5

2.6

2.5

2.4

2.3

2.5

2.5

2.5

2.4

2.4

2.3

2002

2.3

2.3

2.4

2.4

2.3

2.3

2.3

2.5

2.6

2.6

2.7

2.7

2001

3.1

3

2.8

3.1

3

2.9

2.7

2.7

2.6

2.6

2.3

2.3

2000

2.1

2.4

2.5

2.5

2.3

2.7

2.7

2.7

2.6

2.6

2.7

2.7

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Indici dei prezzi al consumo: indici provvisori

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Nel mese di giugno, secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), comprensivo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,1% rispetto al mese di maggio 2011 e del 2,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (era +2,6% a maggio 2011).L’inflazione acquisita per il 2011 è pari al 2,3%. L’inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, sale al 2,1%, con un’accelerazione di tre decimi di punto percentuale rispetto a maggio 2011 (+1,8%). Al netto dei soli beni energetici, il tasso di crescita tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo sale al 2,2%, dal 2,1% di maggio. La crescita tendenziale dei prezzi dei beni è stabile al 3,0%, mentre quella dei prezzi dei servizi sale al 2,6%, dal 2,3% del mese precedente. Come conseguenza di tali andamenti, il differenziale inflazionistico tra beni e servizi diminuisce di tre decimi di punto rispetto al mese di maggio. La principale spinta all’aumento dell’indice generale a giugno deriva dall’aumento congiunturale dell’1,1% dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti che determina una netta accelerazione del loro tasso tendenziale di crescita (5,2%, dal 4,2% di maggio). Un impatto significativo deriva anche dai rialzi congiunturali dei prezzi dei Beni alimentari lavorati (+0,4%) e dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,3%, in larga parte legato a fattori stagionali). Per contro, effetti di contenimento si devono al calo congiunturale dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (-1,4%), degli Alimentari non lavorati (-0,4%) e dei Beni durevoli (-0,2%). Sulla base delle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,1% rispetto al mese precedente e del 3,0% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (lo stesso valore registrato a maggio).

Fonte: www.istat.it

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Indice Istat Maggio 2011

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Nel mese di maggio, purtroppo è stato rilevato un aumento dell’indice nazionale dei prezzi pari allo 0,1% rispetto al mese di aprile 2011: questi dati confermano che l’inflazione di maggio è pari al 2,3%. Così, l’inflazione di fondo, quantificata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, si fissa all’1,8%. Inoltre, rispetto all’anno scorso, la variazione dei prezzi dei beni si fa sentire notevolmente perché si eleva al 3,0%, con una lieve accelerazione rispetto ad aprile 2011 (+2,9%) e quella dei prezzi dei servizi sale al 2,3%. Di conseguenza, il differenziale inflazionistico tra beni e servizi resta immutato rispetto al mese di aprile.

Il principale effetto di sostegno alla dinamica dell’indice generale, a maggio, deriva dal forte rialzo congiunturale dei prezzi dei Beni alimentari (+0,7%) che determina una netta accelerazione del loro tasso tendenziale di crescita (2,9% dal 2,2% di aprile). Effetti di contenimento, invece, si devono alla stabilizzazione su base mensile dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati e alla diminuzione dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-0,9% rispetto ad aprile) e dei Beni non durevoli (-0,3% sul mese precedente).
I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori aumentano dello 0,4% rispetto al mese precedente e del 3,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (era +3,3% ad aprile 2011).

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,2% su base congiunturale e del 3,0% su base annua, con un’accelerazione di un decimo di punto percentuale rispetto ad aprile 2011 (+2,9%).
Anche in questo caso si conferma la stima preliminare.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, aumenta dello 0,1% su base mensile e del 2,6% rispetto a maggio 2010.

Fonte: www.istat.it

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Rivalutazione monetaria marzo 2011

Per adeguare periodicamente i valori monetari, ad esempio gli affitti o gli assegni dovuti al coniuge separato, si utilizza l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) al netto dei tabacchi:

Questo l’indici dei prezzi per le rivalutazioni monetaria riferito al mese di marzo del 2011:

  • Indice generale 101,9
  • Variazione percentuale rispetto al mese precedente      +0,4
  • Variazione percentuale rispetto allo stesso mese dell’anno precedente  +2,5
  • Variazione percentuale rispetto allo stesso mese di due anni precedenti  +4,0

Il FOI si riferisce ai consumi dell’insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente operaio o impiegato. Tale indice si pubblica sulla Gazzetta Ufficiale ai sensi dell’art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392.

A partire dai dati di gennaio 2011 la base di riferimento dell’’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati (FOI) è il 2010 (la base precedente era 1995=100). Al fine di garantire la comparabilità della serie viene reso disponibile il corrispondente coefficiente di raccordo.

L’Istat rilascia certificazioni dell’indice dei prezzi FOI presso tutti i Centri di informazione statistica (CIS) presenti sul territorio nazionale. In alcuni CIS è anche disponibile un servizio di segreteria telefonica che fornisce 24 ore al giorno il valore dell’ultimo indice FOI.

Occorre infine ricordare che l’Istat produce tre diversi indici dei prezzi al consumo: per l’intera collettività nazionale (NIC), per le famiglie di operai e impiegati (FOI) e l’indice armonizzato europeo (IPCA).

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Indice armonizzato prezzi al consumo (IPCA)

L’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi membri dell’Unione Europea, conosciuto come IPCA, è un indice calcolato dall’Istat a partire dall’anno 1997. Si tratta di un indice ideato per assicurare una misura dell’inflazione che fosse comparabile a livello europeo.

L’indice, riferito alla stessa popolazione ed allo stesso territorio dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, è però calcolato in relazione ad un paniere di beni e servizi costruito tenendo conto sia delle particolarità di ogni paese sia di regole comuni per la ponderazione dei beni che compongono tale paniere.

l’IPCA è stato assunto come indicatore di verifica della convergenza delle economie dei paesi membri dell’UE al fine dell’accesso all’Unione monetaria e della permanenza nella stessa dei paesi aderenti.

Un’importante differenza rispetto agli altri due indici nazionali (NIC e FOI) riguarda inoltre il tipo di prezzo considerato nell’effettuazione del calcolo dell’indice:

Mentre gli indici nazionali considerano sempre il prezzo pieno di vendita, l’indice europeo (IPCA) fa invece riferimento al prezzo effettivamente pagato dal consumatore;

Nel caso dei medicinali, ad esempio, NIC e FOI considereranno il prezzo pieno delle confezioni mentre l’IPCA utilizzerà, nel calcolo, la quota effettivamente a carico del consumatore (il ticket) così come, per gli altri beni e servizi, terrà conto di saldi e promozioni.

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Febbraio 2011 inflazione

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Anche se non abbiamo ancora i dati sull’inflazione a febbraio 2011, le previsioni per l’anno raggiunto il 1,7% dopo che l’indice dei prezzi salito 1,6% nel 2010.

Un tasso di inflazione così basso significa che il livello di attività economica non è buona o molto meno. I consumi delle famiglie è molto bassa e la ripresa economica resta lontano

È record per l’inflazione a febbraio: secondo i calcoli provvisori dell’Istat si è attestata al 2,4%, con una crescita dello 0,3% rispetto a gennaio. Si tratta di un nuovo record, visto che l’ultima volta che è stato toccato un livello più alto (2,7%) era nel novembre 2008.

Febbraio 2011 inflazione hanno pesato gli aumenti dei beni alimentari e dei carburanti. In particolare, spiega l’Istat, il prezzo della benzina è aumentato a febbraio dello 0,8% su base mensile, con una crescita annua dell’11,8%.

Sale anche il gasolio per riscaldamento (+1,8% su mese e +17,2% sull’anno). In forte crescita anche i prezzi dei beni alimentari: in particolare il pane aumenta dello 0,3% su base mensile, dell’1,2% sull’anno. Vola anche la frutta fresca, che in un mese è salita dell’1,8% e del 2,4% rispetto al febbraio 2010.

Via: corriere.it

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