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Aumento Dell’Iva Dal 20% Al 21%, Cosa Cambia per i Consumatori

Manovra finanziaria, consumatori, Iva, Cgia, famiglieL’ultima versione della Manovra Finanziaria porta con sé, tra le altre, una misura che ha scatenato le ire delle associazioni dei consumatori e che potrebbe avere pesanti ripercussioni sui consumi e di conseguenza anche sull’andamento dell’intera economia. Stiamo parlando dell’aumento dell’Iva, che nell’aliquota ordinaria passerà dal 20% al 21%. Cominciamo con il dire che, allo stato attuale l’aumento dell’aliquota, che diventerà effettivo non appena la norma sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, toccherà solamente l‘aliquota ordinaria mentre nulla cambierà (o dovrebbe cambiare) per le aliquote del 10% e del 4%, ovvero quella ridotta e quella super ridotta.


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Mutui: Giovani, Dipendenti e con un Buon Stipendio, l’Identikit di Chi li Richiede Sul Web

mutuicasa1707.gifL’osservatorio mutui di
Mutui-Internet.it, portale dedicato ai finanziamenti web, ha
pubblicato i dati relativi ai profili più diffusi dei consumatori
che utilizzano la rete per richiedere finanziamenti.
Mutui-Internet.it ha dato vita ad un
centro studi permanente per analizzare l’andamento del mercato
online dei finanziamenti
, e dalla rilevazione più recente, ovvero
quella relativa al trimestre, aprile-giugno 2011, è emerso un
profilo abbastanza definito del consumatore-tipo che utilizza il web
con questo scopo.
L’età media è risultata essere
abbastanza bassa, 37 anni, e si è peraltro ridotta di un anno
rispetto al primo trimestre del 2011. Da questo punto di vista la
regione con l’età media minore è risultata la Valle d’Aosta con
34 anni, mentre quella con l’età media più alta è stata la
Basilicata con 43 anni.
Quanto al cosiddetto indice “Loan to
value”, il quale indica il rapporto tra importo richiesto ed il
valore dell’immobile, non vi sono state differenze di rilievo
rispetto al primo trimestre dell’anno e risulta pari al 76,92%.
Delle 17.804 richieste pervenute nel
periodo aprile-giugno 2011, ben il 65,57% sono state inoltrate per
l’acquisto della prima abitazione, il 17,84% per ottenere una
surroga, ovvero il trasferimento del mutuo da una banca all’altra,
il 6,58% per la soluzione “sostituzione + liquidità” e solo il
5,25% per l’acquisto di una seconda abitazione.
Nel trimestre di riferimento, il totale
dei finanziamenti richiesti è stato pari a 2 miliardi ed 850 milioni
di euro, per una media di finanziamento di 153.228 euro. La durata
media dei finanziamenti è stata pari a poco più di 23 anni, mentre
il reddito medio dei richiedenti è di 2.262,58 euro.

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Poker e Casinò Online: Scatta la Possibilità di Giocare Cash e i Consumatori Protestano

pokeronline2007.gifDallo scorso lunedi (18 luglio) è
iniziata una nuova era per il gioco d’azzardo legale online in
Italia. Infatti, come previsto dal decreto Abruzzo 2009 e dopo una
fase di sperimentazione che ha coinvolto nei mesi scorsi oltre 200
sale virtuali online, è stata aperta la possibilità per i cittadini
italiani di giocare soldi veri nei casino online. In sostanza
rispetto a prima è stata introdotta la possibilità di effettuare
puntate cash sui giochi online e ai tavoli da poker online, proprio come nei
veri casinò, in luogo della possibilità di giocare solo in modalità
torneo (ovvero pagando un buy in iniziale).
Il nuovo sistema, che diverrà
definitivamente operativo il prossimo venerdi (22 luglio), si
appresta a conquistare parecchi consumatori, basti pensare che
secondo quanto comunicato dalla piattaforma di giochi NetBetCasino,
negli ultimi 30 giorni 3,5 milioni di italiani hanno cercato il
termine “giochi online‘ su Google mentre 1 milione di persone ha
cercato i “casinò”. Roulette, slot machine e black jack invece
hanno raccolto rispettivamente 850 mila, 180 mila e 100 mila ricerche
da parte degli utenti italiani. Sempre secondo le previsioni di
NetBetCasino.it, questa nuova opportunità di gioco porterà il
settore ad attestarsi su un giro di affari intorno ai 40 miliardi,
già nel 2012, pari ad oltre il il 2% del PIL nazionale.

Insomma la voglia di gioco in Italia
sembra sempre maggiore e questa nuova opportunità pare proprio fatta
apposta per incontrare le esigenze degli italiani.
Tutto ok, parrebbe, se non fosse che il
gioco d’azzardo nasconde parecchie insidie non solo nelle trame dei
tavoli verdi ma anche in quella della psicologia umana e andare
incontro a vere e proprie patologie è tutt’altro che impossibile (o difficle).
In proposito, Marco Porlizzi,
presidente di Primo Consumo, ha espresso giudizi negativi sia nei
confronti dei governanti che delle concessionarie, colpevoli di aver
sottovalutato, quand’anche ignorato il crescente problema delle
ludopatie tra i giocatori abituali, che sempre più spesso finiscono
col far ricorso: “a prestiti illegali per tentare di recuperare le
perdite finendo nella rete degli usurai".
Decisamente Critica nei confronti di
questa misura è anche l’associazione Libera, secondo cui “ Da
oggi per legge si può diventare malati d’azzardo”.

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Banca d’Italia: Crescita, Mercato Del Lavoro e Consumi Sono Fermi, Sale Solo l’Inflazione

clessidra1507.gifProsegue la crescita mondiale ma a
ritmi più contenuti, a causa del rallentamento dell’economia Usa e
di quella giapponese, inoltre le prospettive future di crescita e
l’andamento dei mercati finanziari sono fortemente condizionati
dalla crisi del
debito
sovrano nell’area dell’euro. Sono questi
alcuni dei punti chiave a livello macroeconomico del 65°
bollettino economico trimestre della Banca d’Italia
, in cui si
prefigura uno scenario di sostanziale stabilità per il nostro paese,
sebbene i rischi non manchino.
Il tasso di crescita del Pil italiano
continua a non brillare e risulta di difficile previsione, visto che
dopo un discreto spunto registrato nella prima parte dell’anno, i
principali indicatori prospettici sulla produzione industriale e
sulla domanda hanno fatto registrare elementi di debolezza. In base
agli elementi raccolti le proiezioni della Banca d’Italia prefigurano
una crescita del Pil dell’1% nel 2011 e dell’1,1% nel 2012.
Sul fronte delle imprese la Banca
d’Italia rileva che sebbene il ritmo di crescita dell’attività
industriale
dall’avvio della fase espansiva (2009) in Italia sia
stato simile a quello della Francia (circa l’11%), ma decisamente
inferiore a quello tedesco (24%), attualmente si registrano per
quanto riguarda l’Italia alcuni elementi di debolezza in merito
all’intensità della ripresa. Tra questi il fatto che in primavera si
è attenuata la tendenza crescente del volume di nuovi ordinativi e
sono peggiorati i risultati delle inchieste qualitative presso le
imprese, interrompendo un rafforzamento
in atto da circa due anni.
Nel frattempo l‘inflazione a giugno è
salita al 2,7% su base annua, spinta soprattutto dai rincari
energetici
, dei trasporti e dei prodotti alimentari, visto che
depurando il dato da queste due componenti l’indice dei prezzi si
attesta al 2%. La dinamica di crescita dei prezzi, dovrebbe comunque ridursi
nell’ultima parte dell’anno e scendere sotto il 2% nel 2012, grazie
all’attenuazione dei rincari delle materie prime.
I consumi delle famiglie sono rimasti
pressoché identici, con un ristagno della maggior parte delle
componenti di spesa, con l’eccezione degli acquisti di beni
durevoli, in recupero
dopo la flessione subita nel
2010. La dinamica dei consumi, sottolinea Bankitalia è fortemente
influenzata dalla debolezza del reddito disponibile delle famiglie
consumatrici, sebbene, si intravedono dei segnali di recupero.
Infatti, sulla base di stime preliminari, nel primo trimestre il
reddito sarebbe aumentato di quasi un punto percentuale in termini
reali rispetto allo stesso periodo
dell’anno precedente.

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L’Inquinamento Atmosferico Può Causare Ansia, Depressione, Problemi di Apprendimento e di Memoria

inquinariacittaeuropee.gifLa letteratura sanitaria rileva come
elevati livelli di polveri sottili nell’aria producano una forte
riduzione della speranza di vita, stimata
in Italia in circa 9 mesi
, e siano responsabili di patologie come
l’alterazione delle funzionalità polmonari, l’asma e la bronchite. Inoltre l’Organizzazione Mondiale
della Sanità, stima per l’Italia un range tra le 6 e le 8 mila morti
premature all’anno
(soprattutto al nord) provocate dagli effetti a
lungo termine dell’inquinamento atmosferico da particolato fine. A rendere più fosco uno scenario già di per
sé tetro ci ha pensato uno studio condotto dai ricercatori della
Ohio State University, pubblicato su Nature
(Molecular Psychiatry), secondo cui l’inquinamento atmosferico
potrebbe provocare anche danni al cervello. Secondo quanto riportato
l’esposizione a lungo termine alle polveri sottili, potrebbe portare
a cambiamenti nella struttura celebrare, provocando lo sviluppo di depressione, di probelmi di apprendimento e di memoria.
Va detto che lo studio si basa su
esperimenti condotti sui topi (di sesso maschile) e non sull’uomo e
che quindi la correlazione inquinamento – problemi cerebrali deve ancora essere dimostrata sugli essere umani, tuttavia i risultati
ottenuti non possono non essere tenuti in considerazione. Vediamo
allora quali sono questi risultati.
Laura Fonken, responsabile
del progetto insieme ai suoi ricercatori, ha sottoposto un gruppo di
topi all’esposizione di aria inquinata da polveri sottili (PM 2.5)
prodotte da automobili e macchine industriali per sei ore al giorno,
cinque giorni alla settimana, per 10 mesi. É stato riprodotto,
insomma, uno scenario simile a quello in vivono gli uomini di una città
urbana decisamente inquinata, come le grandi metropoli Cinesi o
Indiane.
I topolini sottoposti sottoposti
all’aria inquinata, rispetto al gruppo di controllo esposto ad aria
pulita, hanno mostrato comportamenti più ansiosi e depressivi e
peggiori livelli di apprendimento e di memoria.

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Manovre Finanziarie: Dal 2000 Richiesti 2588 Euro a Testa per Correggere il Deficit di Bilancio

taxlocalcentral280810.gifNei giorni scorsi abbiamo visto che la
manovra
finanziaria
richiede un fabbisogno complessivo di 47 miliardi di
euro
al 2014 e che gli effetti più consistenti dei tagli si faranno
sentire nel biennio 2013-2014, anni, in ognuno dei quali sarà
necessario recuperare 20 miliardi di euro. Ma differimento temporale
a parte quanto costano effettivamente le manovre finanziarie ai
cittadini italiani. La Cgia di Mestre, come fece anche
lo scorso anno
, ha calcolato gli effetti economici delle manovre
correttive approvate dai vari Governi che si sono succeduti, a
partire dal 2000. Vediamo come è andata.
Secondo l’associazione degli artigiani
mestrini, l’anno in corso risulta essere quello più critico per i
bilanci degli italiani, con una dimensione degli effetti delle
manovre approvate di quasi 68 miliardi di euro, di cui ben 44,9
miliardi (il 66% circa) andranno a correggere il deficit di bilancio.
Una correzione necessaria che costerà però 741 euro ad ogni
cittadino
italiano.
Volendo organizzare le varie manovre
finanziarie
per la dimensione economica richiesta, troviamo subito dopo quella di
quest’anno. quella del 2010, con 40,63 miliardi di euro di
fabbisogno, seguita da quella del 2007 (35,88 miliardi di euro) e da
quella del 2009 con (29,98 miliardi di euro). Le manovre finanziarie
più leggere sono state invece quelle del 2000, con 8,78 miliardi di
fabbisogno, seguita da quella del 2001 (9,96 miliardi di fabbisogno)
e da quella del 2008 (11,89 miliardi di fabbisogno). In rapporto al
Pil le manovre più pesanti sono state quelle del 2011 (4,3% del
Pil), seguita da quella del 2010 (2,6% del Pil) e da quella del 2007
(2,3% del Pil). Viceversa le più leggere sono state quelle del 2000,
pari allo 0,7% del pil, seguita da quelle del 2001 e del 2008 il cui
peso è stato pari per entrambe allo 0,8% del Pil.
Complessivamente le manovre finanziarie hanno
richiesto in termini di risorse (maggiori entrate o riduzioni di
spesa) 308,73 miliardi di euro di cui 146,42 miliardi per correggere
il deficit di bilancio (il 47,4% circa). In quasi tutte le manovre
dal 2000 al 2011, parte del fabbisogno necessario è andato a
correggere il deficit di bilancio, tranne nel 2001 e nel 2008.
Complessivamente, calcola la Cgia, la correzione del deficit è
costata ad ogni cittadino, in questo arco di tempo, 2588 euro. Dietro
il 2011 che è l’anno in cui la correzione del deficit pro capite è
più alta, si trova il 2005 con 421 euro a cittadino, seguito dal
2006 (374 euro) e dal 2010 con 290 euro.

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Giorno di Riposo Settimanale: Non per Forza di Domenica

tempimoderni0401.gifIn Italia i lavoratori dipendenti che
nel corso degli ultimi dodici mesi hanno lavorato
almeno una domenica al mese
sono stati, secondo un elaborazione
della Cgia di Mestre, quasi tre milioni. A questi vanno aggiunti
circa un milione e mezzo di piccoli imprenditori per i quali la
domenica non è sempre un giorno di festa. Si tratta insomma di un
piccolo esercito di lavoratori che per necessità proprie o peculiari
dell’attività svolta, lavorano anche il settimo giorno della
settimana. Un esercito che potrebbe ben presto veder aumentare le sue fila.
Nei giorni scorsi infatti la Direzione
Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali, rispondendo all’interpello
26/2011
, avanzato dalla Confindustria, ha chiarito meglio la
disciplina relativa ai riposi settimanali. L’istanza della
Confindustria chiedeva, nello specifico, se fosse possibile : “fruire
del riposo settimanale in un giorno diverso dalla domenica”, ogni
qualvolta specifiche
esigenze dell’azienda di carattere tecnico –
organizzativo e produttivo richiedano la predisposizione
di uno o
più turni di lavoro da espletarsi anche in tale giornata”.
Nel rispondere a tale quesito il
Ministero ha ricordato che l’art. 9, comma 1, del D.Lgs. n. 66/2003,
sancisce come diritto dei lavoratori quello di fruire di un periodo
di riposo “ogni sette giorni”
di almeno ventiquattro ore
consecutive, di regola in coincidenza con la domenica. Tuttavia, in
merito a tale aspetto, il Ministero, in
linea con le direttive europee di riferimento nonché con la
giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Cassazione,
chiarisce che: “il principio della coincidenza del riposo
settimanale con la domenica è previsto dalla
legge ordinaria solo
in via tendenziale e non risulta contemplato, invece, da una norma di
rango
costituzionale”. Traducendo dal burocratese, ciò significa
che non per forza di cose il riposo settimanale dei dipendenti
sottoposti a turnazione deve coincidere con la domenica.

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Retribuzioni in Crescita per i Lavoratori con Contratto Collettivo Nazionale

istatretribudip2312.gifSecondo i dati pubblicati dall’Istat,
le retribuzioni contrattuali relative ai contratti collettivi
sarebbero in lieve aumento rispetto all’anno precedente.
L’Istituto Nazionale di Statistica
sottolinea anzitutto come, in riferimento allo scorso mese di maggio,
i contratti collettivi nazionali corrispondano al 65,3% dei contratti
dei lavoratori dipendenti ed al 60% del monte retributivo osservato.
Tra il mese di maggio ed il mese di
aprile 2011 non si sono registrate variazioni nel livello delle
retribuzioni, mentre rispetto all’anno precedente, dunque nel
confronto tra maggio 2011 e maggio 2010, si è verificato un aumento
pari a +1,8%
. L’incremento è stato ancor più netto confrontando
il periodo gennaio-maggio 2011 con l’analogo periodo del 2010, in
questo caso infatti l’aumento registrato è stato pari a +2%.
Nel confronto tra il mese di maggio
2010 ed il maggio 2011, tutti i principali raggruppamenti di
contratti collettivi hanno subito delle variazioni in positivo, anche
se vi sono notevoli differenze tra settori.
L’incremento più significativo è
quello riguardante il contratto “Tessili, abbigliamento e
lavorazione pelli”, con +4,1% rispetto allo scorso anno, seguito da
contratti di lavoratori pubblici quali “Militari e difesa” con il
+4%, “Forze dell’Ordine” con +3,7%, e “Vigili del fuoco”
con +3,4%.
Nell’agricoltura le retribuzioni
previste dai contratti collettivi nazionali sono cresciuti del +1,4%,
mentre nell’industria l’aumento è stato più netto: +2,4%.
Nell’ambito di quest’ultima si segnalano in particolare gli
aumenti riguardanti i lavoratori delle industrie chimiche (+2,7%),
delle industrie metalmeccaniche, edili e dei settori “Estrazione
minerali” e “Gomma, plastica e lavorazioni di minerali non
metalliferi” con (2,4%), “Energia elettrica e gas” con (2,3%),
“Legno carta e stampa” con (2,1%). L’aumento meno evidente è
stato invece quello del settore “Acqua e smaltimento rifiuti” con
+0,6%.

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Pannelli Fotovoltaici: Ricoprendo i Tetti d’Italia si Soddisferebbe il 45% Del Consumo di Energia

riflessionifotovo.gifRicoprire le superfici degli edifici
con pannelli fotovoltaici porterebbe a produrrebbe il 45% del
fabbisogno nazionale di elettricità
. Ad affermarlo è stata nei
giorni scorsi Confedilizia, Confederazione Italiana Proprietà
Edilizi, in audizione presso la commissione
Ambiente della Camera
, riportando i dati di uno studio
dell’Agenzia internazionale per l’energia. Il potenziale per
l’Italia parla di 763,56 km quadrati di tetti e di 286,32 kmq di
facciate, che se ricoperti da pannelli fotovoltaici porterebbero ad
una produzione di energia pari a 126 TWh, pari appunto al 45% dei
consumi elettrici nazionali.
Una soluzione di questo tipo avrebbe il
pregio di sfruttare parti di suolo già attualmente in uso, senza andare ad intaccare nuove porzioni di territorio e
limitando così l’impatto ambientale generale del fotovoltaico.
Certo, anche in questo caso i problemi non mancherebbero visto che si
dovrebbero affrontare questioni come la gestione dei centri storici,
su cui pendono vincoli architettonici rigidissimi o quella delle
parti comuni nei condomini (come ad esempio le facciate). È
difficile ipotizzare, infatti, che il fotovoltaico, seppur portatore
di benefici economici ed ambientali riesca nell’arduo compito di
mettere tutti d’accordo, soprattutto nei condomini, dove i litigi
sono all’ordine del giorno
.
Confedilizia dal canto suo ritiene che
la creazione di una filiera italiana per la produzione dei pannelli
fotovoltaici
a basso impatto paesaggistico, maggiormente integrabili
negli edifici , possa
contribuire a migliorare sensibilmente la situazione.
Legacoop, anch’essa presente all’audizione presso la Camera dei
Deputati, ha sottolineato come potrebbe essere una buona idea quella
di formare cooperative di cittadini che potrebbero partecipare
insieme alla costruzione degli impianti
, rendendo quindi i propri
condomini autonomi (o parzialmente tali) dal punto di vista
energetico.
Una soluzione insomma che potrebbe essere risolta con
un maggior coinvolgimento diretto dei cittadini e con investimenti
maggiori in tecnologie fotovoltaiche che si integrino in modo
semplice ed efficace negli edifici esistenti. Soluzioni, quest’ultime
che il mercato propone da diverso tempo, come abbiamo avuto modo
anche noi di presentare, quali ad esempio la tegola
fotovoltaica e il pavimento ceramico fotovoltaico
o ancora
tapparelle,
piastrelle, finestre e tende
dotate di moduli fotovoltaici. 

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Le Reti di Impresa: Cosa Sono, Come si Formano e Quali Benefici Apportano

convergenza2706.gifLe Reti di Impresa rappresentano forme
di coordinamento di natura contrattuale (Contratto di Rete),
destinate in particolar modo alle Piccole e Medie Imprese che
vogliono aumentare la propria massa critica e peso sul mercato, senza dover passare per fusioni o acquisizioni, ma rimanendo soggetti
giuridici indipendenti
. Si tratta di un’opportunità decisamente
interessante soprattutto in un tessuto produttivo come quello
italiano, dove, secondo i dati Istat, il 95% delle imprese attive
presenta un numero
di addetti al di sotto delle 10 unità
. Un dato tra i più
elevati dell’Unione Europea, che assegna al nostro paese il quarto
posto per numero di imprese rispetto alla popolazione
. Ma se ciò
è indice di forte vitalità economica, pone dei forti limiti per
quanto riguarda la competitività soprattutto internazionale, limita
lo sfruttamento delle economie di scala e riduce la forza
contrattuale
dei piccoli imprenditori sia nei confronti del sistema
creditizio che nei confronti dei clienti. Per quanto riguarda
quest’ultimo punto, nella recente relazione generale di
Confartigianato, il presidente Giorgio Perrini, ha sottolineato che
le piccole imprese italiane hanno maggiori problemi di gestione
della cassa
, perchè costrette a subire con maggior passività, il
meccanismo
dei ritardi dei pagamenti
, sia da parte della Pubblica
Amministrazione che dalle grandi imprese. L’alternativa sarebbe
infatti, rischiare di perdere il cliente.
Per questi motivi la crescita
dimensionale offerta dalle reti di impresa può costituire un’ottima
soluzione per superare limiti strutturali e per conferire benefici
gestionali, commerciali, finanziari, amministrativi e fiscali.
Infatti, come ha sottolineato anche il Ministro Tremonti, nella
presentazione del decreto sulle reti di impresa, questo tipo di
contratto consente alle imprese di: “presentarsi insieme dal fisco,
in banca, all’estero pur rimanendo libere e singole”.


IL CONTRATTO DI RETE E LA CREAZIONE DI
UNA RETE DI IMPRESE

Consiste in un contratto di
aggregazione tra imprese con comunione di scopo, che, come abbiamo
detto non crea un nuovo soggetto giuridico né una nuova attività
d’impresa rispetto a quella dei soggetti aderenti al contratto. La
rete perciò non gode di personalità giuridica
, che rimane in capo
ai singoli soggetti giuridici che aderiscono al contratto, ma è
iscritta al registro delle imprese e può disporre di un patrimonio
proprio.
Per la realizzazione dello scopo comune
le imprese devono stabilire un programma comune di rete. Tre sono le
tipologie che le imprese aderenti alla rete possono svolgere:

  • collaborazione in forme e in
    ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle imprese
    aderenti
  • scambio di informazioni o
    prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o
    tecnologica
  • esercizio in comune di una o più
    attività rientranti nell’oggetto delle imprese aderenti.


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Dall’Agricoltura un Potenziale di Energia Verde Pari al 20% Del Totale Delle Energie Rinnovabili

trattore1906.gifLa rivoluzione verde nel nostro Paese,
alla luce del risultato del referendum sul nucleare , non può non
passare anche attraverso le colture vegetali coltivate per lo scopo,
promuovendo l’uso dei sottoprodotti agricoli, come scarti colturali e
residui zootecnici. Abbiamo visto nei giorni scorsi come secondo la
Coldiretti, dall’Agricoltura italiana sia possibile ottenere nei
prossimi dieci anni energia
rinnovabile in grado di sostituire tre centrali nucleari
, senza
causare danni al territorio. Oggi è il turno di Confagricoltura, che
citando i risultati del Rapporto sulle bioenergie in Italia
realizzato con Nomisma, ribadisce l’importanza il ruolo primario
dell’agricoltura per il bilancio energetico nazionale.
Secondo i dati presentati con l’ausilio
di colture dedicate, scarti colturali e residui zootecnici sarà
sarà possibile creare energia, eliminare rifiuti prodotti dalle
attività umane e arrivare a fornire sino al 20% dell’energia
rinnovabile prevista nel 2020
, contribuendo così attivamente agli
obiettivi stabiliti dall’Unione Europea e dal protocollo di Kyoto.
Numeri decisamente importanti che rivedono al rialzo le stime del
Piano
di Azione Nazionale Per lo sviluppo delle Energie Rinnovabili
e
che potrebbero evitare al nostro Paese di dover importare energia
rinnovabile
dall’Estero.
C’è da segnalare, inoltre quanto
diventi interessante, per tutta la comunità, investire e aumentare
l‘efficienza dei processi produttivi, permettendo così di evitare i
costi di incenerimento degli scarti, lo stoccaggio in discariche ed
avere minori emissioni di gas-serra.
Nel presentare i dati
Confagricoltura ha preso in considerazione due scenari operativi: uno
definito “ottimistico” in cui si prevede lo sfruttamento della
metà delle potenzialità rinnovabili in agricoltura ed uno
“pessimistico” in cui è previsto lo sfruttamento di solo un
quinto del potenziale
teorico.
Nella prima ipotesi la quota prevista
garantirebbe al settore non solo l’autosufficienza energetica, ma
anche la possibilità di creare valore, in un’ottica di “burden
sharing” tra settori produttivi. 

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Dall’Agricoltura un Potenziale di Energia Pari a Quello di Tre Centrali Nucleari

biomassgasconfagri.gif
Oggi l’agroenergia rappresenta una
opportunità, infatti ,dalle campagne italiane è possibile ottenere
nei prossimi dieci anni energia rinnovabile in grado di sostituire
tre centrali nucleari con il diretto coinvolgimento delle imprese
agricole e senza causare danni al territorio.
E’ quanto è emerso nel corso
dell’incontro promosso dalla Coldiretti a Venezia "Per una
filiera agricola italiana e rinnovabile
" sul futuro energetico
dell’Italia dopo il netto risultato del referendum abrogativo che ha
respinto la costruzione di centrali nucleari in Italia .
In questo nuovo scenario – ha
sottolineato la Coldiretti – "l’agricoltura gioca un ruolo decisivo
proponendosi di contribuire al bilancio energetico nazionale con una
produzione di energia verde effettivamente sostenibile per l’ambiente
ed integrata col territorio, privilegiando l’efficienza energetica
degli impianti agricoli di piccole dimensioni, di impiegare l’energia
termica prodotta evitando gli sprechi e valorizzando i residui delle
attività agricole, forestali e zootecniche”.
Secondo lo studio presentato dalla
stessa associazione, la produzione energetica potenziale complessiva
dell’agricoltura
al 2020 può raggiungere infatti 15,80 Mtep (milioni
di tonnellate equivalenti petrolio), 4,3 Mtep prodotti attualmente
dal settore con i 11,50 Mtep che potenzialmente potrebbero
aggiungersi e diventare realtà nei prossimi dieci anni.
Il risultato di un tale scenario
sarebbe un contributo pari all’8% del bilancio energetico nazionale
al 2020, somma del 2,2% attuale più la quota di espansione
potenziale del 5,9% per cento. Inoltre sul piano ambientale, si
potrebbero evitare emissioni pari a 26,37 milioni di tonnellate
all’anno di anidride carbonica (CO2), mentre si avrebbe un impatto
occupazionale al 2020 di poco meno di 100 mila unità.
Dato
quest’ultimo in linea con quanto calcolato anche dalla Cgil nel
Dossier Energia
e lavoro sostenibile
”.
Sul piano degli incentivi, sottolinea
la Coldiretti , risulta di vitale importanza che i decreti attuativi
della recente riforma del settore delle rinnovabili (Dlgs 3 marzo
2011, n.28) vengano emanati con sollecitudine, superando quelli che
fino ad oggi sono stati i fattori che ne hanno limitato lo sviluppo. 

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