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Miliardi di metri cubi d’acqua potabile sprecati ogni anno

Lo spreco dell’acqua è uno dei “drammi” della nostra società e della nostra era. Se il nostro pianeta è ricoperto per ben il 70% da acqua, solo una bassissima percentuale di questa può essere considerata potabile; ragion per cui, un uso industriale miope può avere nel medio termine effetti assolutamente gravi, se non catastrofici. Ed una delle attività più dispendiose in senso idrico è la produzione alimentare.

Che la soglia di guardia sia stata ampiamente superata è la sintesi di quanto espresso da Andrea Segrè, preside della facoltà di Agraria a Bologna:

La favola a lieto fine che ci avevano insegnato a scuola, con l’acqua che arriva al mare, poi sale sotto forma di nuvoletta e torna a scendere con la pioggia in un ciclo infinito che permette a tutti di bere, non è più vera. I conti non tornano perché stiamo usando più acqua di quella disponibile senza impoverire le riserve e, soprattutto, ne utilizziamo una quantità incredibile per produrre alimenti che poi buttiamo via al momento della raccolta, della distribuzione o del consumo: in Italia ogni anno si spreca una quantità di cibo che basterebbe a sfamare, nello stesso periodo, tutti gli spagnoli

Uno spreco di cibo e di risorse idriche di cui si sta cominciando a conteggiare l’entità. Paolo De Castro della Commissione agricoltura europea in questo senso ha rilevato una parte dei progetti europei, almeno dal punto di vista dell’informazione:

È un percorso che abbiamo iniziato nel 2010 con il Libro Nero contro lo spreco alimentare promosso da Last Minute Market e che continua quest’anno con il Libro Blu contro lo spreco idrico. Ora, con il rapporto Caron, siamo passati a una fase operativa: dobbiamo mettere a punto misure concrete per vincere questa battaglia

Ma quanto costa in acqua il cibo che passa ogni giorno dalla nostra tavola? Facile a dirsi:

  • Una bistecca di carne alla fiorentina anche 4.650 litri di acqua. A cui sommare un 25 litri per l’eventuale contorno di patate.
  • Un piatto di ciliege qualcosa come 373 litri d’acqua.
  • Una tazzina di caffè anche 140 litri

E se queste cifre non vi hanno ancora impressionato del tutto, tenete conto ora dei problemi della sovrapproduzione.

Ogni anno centinaia di migliaia di tonnellate di frutta ed ortaggi vengono “abbandonate a se stesse” perché economicamente non conviene neanche raccoglierli. Lo spreco di acqua in questo senso è mastodontico. Due esempi su tutti: nel 2010 sono state “gettate” in Italia 3,5 tonnellate di pomodori e 3,4 milioni di tonnellate olive, per produrre le quali era stato necessario l’uso rispettivamente di 644 milioni e 6,5 miliardi di metri cubici di oro blu. In un mondo dove intere popolazioni non hanno garantito l’accesso all’acqua potabile, questo inutile spreco non sembra essere più tollerabile.

Resteremo a vedere se Last Minute Market, che conta partnership del livello di Unicredit, sarà davvero in grado di proporre politiche concretamente valide per risolvere il problema. Che l’88% delle risorse idriche potabili mondiali sia in mano all’11% della popolazione o che gli italiani consumino troppa acqua in bottiglia in media sono verità di cui si parla da almeno vent’anni. Che queste realtà siano legate intimamente ad interessi economici fortissimi è un dato che nessuna “rivoluzione liberale” è mai riuscita, nel frattempo, a scalfire.


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ZEHST, l’aereo ultraveloce a emissioni zero

Si chiama ZEHST, acronimo che sta per “Zero Emission Hypersonic Transportation” ed è il prototipo di aereo realizzato dalla EADS che è stato presentato al Paris Air Show, evento dedicato ai velivoli del presente e, soprattutto in questo caso, del futuro.

Il futuristico ZEHST si annuncia come una vera e propria rivoluzione nell’ambito dell’aviazione civile, capace com’è di viaggiare a 3.000 miglia all’ora, quindi superando di ben quattro volte la velocità del suono, e di volare a 32 miglia di altitudine, con il vantaggio non indifferente di essere un velivolo a emissioni zero, dato che il prototipo della EADS è infatti alimentato da biocarburanti, idrogeno e ossigeno.

Le promesse sono quelle di affrontare i voli transoceanici in tempi finora nemmeno immaginati, tanto che alla fiera parigina si parla di un viaggio dalla capitale francese a New York in soli 90 minuti, o da Londra a Tokyo in due ore e mezza. Si tratta insomma di un aereo capace di rivoluzionare in qualche modo il mondo dei trasporti, come ha suggerito alla sua presentazione Jean Botti, direttore del settore innovazione e tecnologia della EADS:

Non è un Concorde, ma sembra un Concorde. Abbiamo lavorato su questo progetto abbastanza a lungo per sapere che è vitale.

Tecnicamente ZEHST sostituisce il kerosene attualmente in uso in ambito aereo con un biocarburante a base di alghe, che viene usato fino a quando il velivolo si trova al di sotto dell’atmosfera terrestre, una volta superata la quale viene utilizzata invece una miscela fatta di acqua e ossigeno.

I pareri positivi o meno che il prototipo attirerà al Paris Air Show potranno essere decisivi per una sua eventuale produzione in serie, anche se comunque lo stesso costruttore ha precisato che il suo utilizzo in ambito commerciale non avverrà prima del 2050, mentre i primi voli dimostrativi potrebbero essere organizzati per il 2020, confermando altresì come il progetto sia per il momento ben lontano da una reale applicazione pratica.

Il progetto di aereo ecocompatibile è sicuramente molto interessante, perché consentirebbe di risparmiare una notevole quantità di emissioni provenienti dal comparto dei trasporti aerei, ma prima che un tale mezzo possa arrivare a solcare i cieli è necessario verificare l’affidabilità della sua tecnologia e la sua sicurezza, soprattutto per quanto riguarda il trasporto di persone.


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Assosolare: “il governo ha bocciato il fotovoltaico italiano”

Non si placano del tutto le polemiche attorno al Quarto Conto Energia. Per capire meglio cosa sia successo in questi mesi e conoscere direttamente le opinioni di alcuni dei protagonisti del dibattito, abbiamo deciso di rivolgere delle domande a Francesca Marchini, segretario generale dell’Associazione Nazionale dell’Industria Solare Fotovoltaica (Assosolare).

Assosolare è stata sicuramente in questi mesi una delle protagoniste del dibattito attorno al DL rinnovabili e al Quarto Conto Energia. Iniziamo con una domanda quasi d’obbligo: a un certo punto siete stati esclusi dai tavoli di trattativa dal Ministro Paolo Romani. Qual è la vostra versione dei fatti, cosa è successo veramente?

Il Governo ha ignorato non solo i pareri delle Associazioni di categoria, ma anche le osservazioni negative di Regioni, Camera e Senato alle varie bozze di decreto, e persino i moniti della Commissione Europea, che ha censurato l’operato del Governo, e delle banche che hanno prima minacciato e poi effettivamente sospeso i finanziamenti.

Il Terzo Conto Energia sta per concludere, per così dire, il suo ciclo vitale pur essendo entrato in vigore da pochissimo. Cosa avete pensato quando il governo ha iniziato a presentare le prime bozze attuative, che prefiguravano dei tagli al settore rinnovabili anche più ampi di quelli che effettivamente sono stati poi decisi? E quale è il vostro giudizio, in generale, sul decreto attuativo effettivamente votato poi il 6 Maggio?

La bozza di IV Conto Energia inviata dal Governo alle Regioni ci ha profondamente delusi, l’abbiamo definita la bocciatura definitiva del fotovoltaico da parte del Governo. Restiamo comunque critici anche sul testo definitivo del IV Conto Energia: il decreto ha frenato bruscamente il trend di sviluppo che era stato favorito dal secondo e poi dal terzo conto energia, e che ha creato in Italia un mercato estremamente vivace richiamando l’attenzione di investitori italiani e stranieri e rendendo il fotovoltaico uno dei pochi settori fonte di sviluppo economico, industriale e occupazionale in anni di crisi economica. Il Decreto ha sancito la retroattività di fatto del regime degli incentivi e disconosciuto i diritti acquisiti delle aziende, che avevano investito sulla base di un Terzo Conto Energia che avrebbe dovuto essere di durata triennale. Inoltre, il decreto nel suo complesso presenta molte ambiguità e dubbi interpretativi su cui è vitale fare subito chiarezza.

Ripercorrendo la storia degli ultimi mesi, dopo la firma del Terzo Conto è iniziato il periodo dei ritardi. La firma del Quarto Conto Energia veniva continuamente rimandata, aumentando di giorno in giorno il clima di incertezza. Quanto ha pesato tutto ciò sul settore del fotovoltaico e delle energie rinnovabili in genere?

Il clima di incertezza degli ultimi mesi è stato semplicemente estremamente dannoso: ha messo in ginocchio l’intero settore lasciando gli operatori senza riferimenti certi, fondamentali in mercati ad alta intensità di capitali come questo, e mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro. Per non parlare del cortocircuito tra imprese e banche, che hanno bloccato i finanziamenti determinando il congelamento dei relativi cantieri. Un vuoto normativo che ha portato all’effettiva, totale paralisi del settore, minando pesantemente la credibilità all’Italia nei confronti degli investitori stranieri e delle Istituzioni comunitarie.

Cosa non vi convince del Quarto Conto Energia? Il fotovoltaico ne esce davvero così ridimensionato?

L’aspetto positivo è che ora ci sia un Conto Energia e che gli obiettivi di potenza cumulativa siano stati finalmente definiti sulla base dei potenziali reali di sviluppo – gli 8 GW previsti dal III Conto energia erano davvero troppo bassi – riconoscendo finalmente il fotovoltaico come componente importante del mix energetico per il raggiungimento degli obiettivi UE per il 2020, con un innalzamento a 23 GW. Il Decreto ha però disconosciuto i diritti acquisiti delle aziende, che avevano investito sulla base di un Terzo Conto Energia che avrebbe dovuto avere durata triennale e che invece si sono trovate pochi mesi dopo a veder disconosciuti quegli stessi diritti, a partire dal 1 giugno e dopo aver investito in impianti i cui tempi di realizzazione e connessione, autorizzazione inclusa, possono avere durata pluriennale. Grazie al terzo conto energia è nata una miriade di produttori, ossia una pluralità di potenziali concorrenti delle grandi centrali tradizionali, e sono proprio questi produttori indipendenti a essere a serio rischio di sopravvivenza.  Il nuovo registro inoltre non dà modo a chi investe di sapere in modo certo  se potrà avere accesso alle tariffe e di prevedere il livello tariffario su cui basare i propri piani di business, e i tetti di spesa abbinati al registro rischiano di creare blocchi dannosi, ad esempio nel II semestre 2012, e il boicottaggio degli impianti a terra non va certo nel senso di un lungimirante ad attento supporto alla produzione di energia elettrica da fotovoltaico. Inoltre, la criticità della certezza delle tariffe riguarda anche il periodo 2013-2016 e sia i grandi che piccoli impianti.

Condividete l’impressione che il Ministro Romani abbia deciso di ridurre drasticamente i finanziamenti al settore, perché più indirizzato verso altre fonti di approvvigionamento energetico, come il nucleare?

Pensiamo, come in ogni settore, che anche in quello energetico ci siano interessi diversi. Primario interesse di Assosolare è comunque che all’interno del mix energetico italiano trovi adeguato spazio il fotovoltaico, sulla base delle effettive potenzialità del settore – come anche da indicazioni dell’Unione Europea -, che sono molte sia dal punto di vista dell’apporto energetico del Paese, sia dal punto di vista dello sviluppo economico e occupazionale.

Alcune associazioni simili alla vostra, GIFI soprattutto, rivendicano la versione definitiva del DL come un piccolo successo personale e un buon livello di mediazione fra le diverse parti. Come spiegate questa differenza di vedute e cosa direste loro per fargli cambiare idea?

Assosolare, in quanto unica associazione esclusivamente dedicata al fotovoltaico, su aspetti essenziali ha una visione sensibilmente diversa da quella di GIFI. Il decreto a nostro avviso, come sopra detto non ha tutelato i diritti acquisiti e per il presente e l’immediato futuro presenta ancora troppi dubbi interpretativi e criticità, che continuano ad alimentare un clima di forte incertezza in tema di accesso agli incentivi sia nel periodo transitorio, che nel successivo, come peraltro evidenziato non solo da noi ma anche da altre associazioni di categoria, come Aper con cui ci siamo mossi ripetutamente in modo congiunto in questi mesi di concertazione, prendendo spesso posizioni comuni.

Per concludere, dopo Fukushima il settore delle energie rinnovabili ha l’opportunità di presentarsi come valida alternativa. Credete che le tecnologie siano già mature perché ciò possa avvenire?

Le tecnologie del settore delle rinnovabili costituiscono già un mercato maturo in alcuni comparti. I margini di miglioramento e sviluppo, sia in termini di rendimento che di efficienza, sono ancora altissimi, ma questo non fa che farci ben sperare per il futuro. Sul fronte delle tecnologie però è fondamentale mettere le aziende in condizione di lavorare con un quadro amministrativo stabile e procedure e costi certi, condizione imprescindibile perché le imprese possano anche investire in ricerca e sviluppo, creando un ambiente favorevole al miglioramento delle tecnologie e all’innovazione.


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Detrazione 55% per la riqualificazione energetica, dal 2012 nuovi incentivi

In occasione della fiera Solarexpo & Greenbuilding di Verona, sono stati forniti i dati sugli effetti della detrazione fiscale del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Secondo l’ENEA, in 4 anni di operatività sono state realizzate 1 milione di opere di riqualificazione energetica, il 71% delle quali concentrate tra il 2009 e il 2010.

I dati sono stati presentati in occasione di un convegno dedicato all’efficienza energetica, alle rinnovabili negli edifici e, in particolare, alla detrazione fiscale del 55%. Il responsabile dell’ENEA per il 55%, Giampaolo Valentini, si è così espresso:

In Italia il 35,2% dei consumi di energia totale dipendono dal settore residenziale e, di questi, almeno il 70% sono relativi al riscaldamento. Oggi le abitazioni italiane consumano 120-150 kWh/m2 all’anno, un livello ancora troppo alto che tuttavia con le attuali tecnologie e con le dovute accortezze costruttive, senza extra costi, potrebbe essere ridotto addirittura del 50%.

In particolare, secondo l’ENEA sarebbero stati realizzati soprattutto interventi relativi alla coibentazione, alla sostituzione degli infissi e, per quanto riguarda il risparmio energetico, alla sostituzione degli impianti termici. Il costo degli investimenti complessivi si aggirerebbe intorno agli 11,1 miliardi di euro, con una detrazione totale pari a circa 6,1 miliardi di euro.

L’intervento di Valentini si è quindi concluso rimarcando il ruolo chiave che la detrazione fiscale del 55% ha svolto in questi anni:

Secondo la mia opinione questo sistema incentivante è il più democratico perché coinvolge tutti, persone fisiche e aziende, e in questi anni ha permesso anche di accrescere nell’opinione pubblica la cultura ambientale e del risparmio energetico, oltre a creare occupazione e nuove imprese.

Molto probabilmente, la detrazione dovrebbe terminare il 31 dicembre 2011 e, nonostante sia stata ventilata la possibilità di un’ulteriore proroga, l’ipotesi più probabile è che a partire dal 2012 venga sostituita da nuovi incentivi determinati sulla base del valore economico dell’energia prodotta o risparmiata in edilizia.


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WWF e Worldwatch Institute: il nucleare sta morendo

Qual è il futuro del nucleare civile? Sappiamo che il governo italiano sta puntando su questa fonte energetica, come scelta strategica fondamentale per gli anni a venire; certo, però, non tutte le analisi sembrano concordare con questa idea.

Ad esempio, le ultime dichiarazioni del WWF provano a smentire tutte le previsioni “ottimistiche” dei pro-nuclearisti. Punto di partenza è la diagnosi fatta dal Worldwatch Institute nel dopo Fukushima, che non lascerebbe al nucleare nessuna speranza di sopravvivenza al medio-lungo termine.

Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf, ha quindi spiegato:

Secondo il Worldwatch Institute l’energia atomica ha iniziato la propria parabola discendente già dal 1980 e nel 1990 per la prima volta il numero di reattori arrestati ha superato il numero di avviamenti. Un trend confermato anche dai dati più recenti: all’aprile 2011 risultano in funzione nel mondo un totale di 437 reattori nucleari per 30 Paesi, 8 in meno rispetto al massimo storico di 444 reattori nel 2002. A partire da quest’anno, quindi quasi 10 anni prima dell’incidente della centrale Fukushima, i reattori avviati sono stati 25, mentre quelli spenti 32, compresi i 6 dell’impianto giapponese ed esclusi i 7 chiusi “provvisoriamente” in Germania dopo gli eventi del Giappone e che secondo il report è improbabile che saranno ripristinati.

A prescindere dall’analisi proposta, a colpire nel documento del Worldwatch Institute – le cui analisi meritano uno studio approfondito – è forse il piano energetico della Cina. Se da un lato, infatti, il governo cinese sta investendo più di tutti al mondo sulle energie “verdi”, sta anche costruendo ben 27 nuove centrali atomiche. Una diversificazione estrema degli approvvigionamenti, che mostra da sola il livello di aggressività globale che guida questa nuova superpotenza mondiale.


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