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L’ultimo atto delle corride catalane

Corrida spagnolaCirca un anno fa su Ecoblog abbiamo riportato notizia della legge approvata dalla Regione Catalogna (in Spagna) che avrebbe messo finalmente la parola fine alle corride in tutto il territorio regionale. Ebbene, due giorni fa (lo scorso 25 settembre), si è arrivati finalmente ai titoli di coda; si è svolta infatti a Barcellona l’ultima delle corride catalane. Ricordiamo non si tratta di una novità assoluta fra le Regioni spagnole, dato che già vent’anni fa il governo delle Isole Canarie aveva messo al bando questo tipo di manifestazioni.

Per la passerella finale, svoltasi a Barcellona in occasione della Fiesta della Mercé, si sono esibiti tre fra i più importanti toreri, fra i quali José Tomas, uno dei più famosi matador. Un pubblico delle grandi occasioni (20.000 spettatori e prezzi dei biglietti alle stelle) ha dato vita ad uno spettacolo che ha assunto i contorni della grande manifestazione. Gran festa fra gli animalisti, da anni in lotta per il raggiungimento di questo storico traguardo.

Eppure, sono un po’ tutti d’accordo, questo divieto è visto dai più come un chiaro segnale di svolta verso la separazione politica e ideologica della Catalogna dalla Spagna; insomma un ritocco di immagine ben accetto da buona parte dei catalani che non vedono di buon occhio il fatto che una Regione, quella Catalana appunto, definita uno dei motori economici dello Stato spagnolo, si debba sobbarcare gli insuccessi legati al Pil delle altre Regioni iberiche.

Soltanto un appunto fuori luogo? Chissà; intanto però gli stessi animalisti si dicono preoccupati del fatto che la strada da fare per abolire definitivamente le corride sia purtroppo ancora lunga. La lotta fra animalisti e tradizionalisti continua quindi su altri campi e c’è da scommetterci che, soprattutto a Madrid e Siviglia dove le corride vantano numerosissimi sostenitori, non sarà facile arrivare in tempi brevi a risultati come quello raggiunto in Catalogna.

Via | Elmundo.es
Foto | Flickr

L’ultimo atto delle corride catalane é stato pubblicato su Ecoblog.it alle 20:14 di martedì 27 settembre 2011.



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Biodiversità: 52 settimane per rispettarla

biodiversitÃ�  imparare in 52 settimane E’ stato pubblicato da qualche giorno in italiano e per volere della Commissione europea Direzione generale per l’Ambiente: 52 suggerimenti per la biodiversità. E’ un manuale che insegna passo dopo passo a rispettare la biodiversità. Il percorso dura 52 settimane, 1 anno, in cui di volta in volta si modificano le proprie abitudini con l’obiettivo di diventare virtuosi ecologisti.

Il documento è stato approntato dall’ Institut royal des Sciences naturelles del Belgio e legato alla campagna internazionale Je donne vie à ma planete e vi si leggono consigli estremamente semplici che consistono in gesti come acquistare ortaggi biologici, oppure nel non gettare rifiuti a terra.

La tutela del Pianeta passa davvero da piccole azioni come scrive nella prefazione Janez Potočnik Commissario europeo per l’Ambiente:

Auspichiamo che i suggerimenti presenti in questa guida vi aiutino a fare la differenza. Consumare prodotti locali e di stagione, evitare di sprecare acqua, compostare gli scarti alimentari, conoscere più a fondo le specie animali e vegetali che popolano l’area in cui viviamo… se tutti adottassimo anche solo qualcuno di questi semplici consigli, contribuiremmo in maniera significativa a preservare le risorse naturali per le generazioni future.

Via | Commissione Europea

Biodiversità: 52 settimane per rispettarla é stato pubblicato su Ecoblog.it alle 18:29 di giovedì 08 settembre 2011.



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Francia, nasce il commercio equosolidale Nord-Nord

alter eco commercio equosolidale Nord nord Quando si parla di commercio equosolidale si pensa a prodotti provenienti dal Sud del Pianeta come caffè, cioccolata, cotone. In genere si acquistano perché provenienti da piantagioni spesso biologiche o sostenibili e dove i lavoratori sono rispettati. In Francia Alter Eco colosso del commercio equo solidale lancia però una nuova gamma di prodotti locali ossia un equosolidale Nord-Nord.

Per ora a marchio Alter Eco con CORAB – Coopérative Régionale d’Agriculture Biologique – di Saint Jean d’Angely in Charente Maritime, si possono acquistare , cerali e legumi come lenticchie o fagioli provenienti da coltivazione biologica francese.

Spiega Laurent Muratet direttore marketing e comunicazione di Alter Eco:

Ciò che noi difendiamo è un modello agricolo di policoltura. Valido in tutto il mondo. Ad esempio, il té può crescere all’ombra delle palme di cocco ciò perché la policoltura permette una migliore preservazione del suolo e fornisce prodotti più gustosi. Questo modello e più generalmente l’agro-ecologia si dovrebbe applicare al Nord come al Sud del mondo. Evidentemente non possiamo coltivare in Francia cioccolato e caffè. Ma per ogni altro prodotto daremo privilegio a quelli francesi ottenuti secondo criteri bio, locali, sostenibili e solidali.

Via | ConsoGlobe
Foto | Alter Eco

Francia, nasce il commercio equosolidale Nord-Nord é stato pubblicato su Ecoblog.it alle 09:21 di martedì 26 luglio 2011.



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Turismo responsabile nelle isole Andamane per salvare i Jarawa

A fine luglio sono moltissime le persone in procinto di mettersi in viaggio per le tanto agognate e meritate vacanze estive. Le mete esotiche sono da sempre considerate tra le più suggestive. Tuttavia, benché il viaggio rappresenti una delle modalità più efficaci per aprire le proprie menti è forse il caso di ricordare che vi sono alcune mete che esigono una serietà e un approccio del tutto particolare.. Come già specificato a proposito del Botswana dove il turismo di massa e di lusso stanno decimando le risorse idriche delle popolazioni locali (in particolare dei boscimani), altrove i tour operator stanno uccidendo una delle popolazioni più antiche e solitarie della storia: i Jarawa, abitanti delle isole Andamane rimasti appena in 365. Attualmente, infatti, operatori di vario tipo e molti autisti indipendenti promuovono dei “safari” nelle terre di questo fiero popolo, sfruttando la curiosità e la golosità dei bambini con esche fatte di dolci, caramelle, monili e giocattoli. Ad oggi, sono moltissimi i ragazzi morti o feriti per un incidente stradale causato proprio da questi “incontri”

Per quest’ordine di motivi Survival International e SEARCH chiedono:

a tutti i turisti di boicottare la strada che percorre le Andamane, tenuta aperta dall’amministrazione locale in palese sprezzo dell’ordine della Corte Suprema dell’India, che nove anni fa ne ha intimato la chiusura. Nonostante le direttive, i turisti continuano ad invadere il territorio degli Jarawa mettendo a rischio le loro vite e trattandoli come animali in uno zoo. Se la situazione non migliorerà, lanceremo un boicottaggio del turismo in tutte le Isole Andamane.

Foto | Flickr

Turismo responsabile nelle isole Andamane per salvare i Jarawa é stato pubblicato su Ecoblog.it alle 07:21 di giovedì 21 luglio 2011.



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Bottiglia EcoGreen per la 7UP

7up ecogreen

La PepsiCo Beverages Canada ha progettato la prima bottiglia per soft drink fatta al 100% in plastica PET riciclata. Con il nome di bottiglia EcoGreen sarà immessa sul mercato canadese verso la fine di quest’anno.

Questo annunci è solo l’ultimo dei passi fatti finora dalla PepsiCo per imporsi come leader quale società sostenibile a partire dalla qualità del suo packaging.

La bottiglia EcoGreenThe per 7UP e Diet 7UP sarà in vendita in Agosto e assomiglierà in tutto e per tutto a tutte le altre bottiglie per soft drink in PET.

Via | Sustainablelifemedia
Foto| Packaging.int

Bottiglia EcoGreen per la 7UP é stato pubblicato su Ecoblog.it alle 14:00 di lunedì 18 luglio 2011.



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Acqua potabile e servizi igienico sanitari nel terzo mondo? Non "attraggono"


L’obiettivo per il 2015 era ambizioso, ma vitale: dimezzare il numero di persone che non hanno accesso ad acqua potabile e a servizi igienico sanitari degni di questo nome. Si tratta di 2.6 miliardi di persone, praticamente un terzo della popolazione dell’intero pianeta. La crisi economica sta facendo ridurre drasticamente i fondi per la cooperazione internazionale, il nostro paese è in testa alla classifica degli stati che hanno “promesso” risorse salvo poi tirarsi indietro, ma l’allarme lanciato dalla Banca Mondiale e da WaterAid indica un’altra pericolosa tendenza.

I progetti legati allo sviluppo di una rete distributiva dell’acqua e alle reti fognarie stanno subendo dei “tagli” ancora più massicci. Costruire “scuole” e “ospedali” è più attraente per enti governativi e non di quanto non lo sia finanziare la costruzione di fogne, pozzi e depuratori. Allo stato attuale oltre un miliardo di persone non riceveranno l’aiuto che era stato promesso dai paesi ricchi con ricadute drammatiche in particolare nell’Africa Sub sahariana.

Secondo WaterAid l’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari sono elementi essenziali sia per la salute (ogni anno muoiono più bambini di diarrea che di quanti ne muoiano per l’Aids, la malaria e la tubercolosi messi insieme) che per lo sviluppo economico. Le donne e le ragazze sono le più colpite dalla mancanza d’acqua perché proprio a loro, nella gran parte dei casi, è affidato il compito della raccolta del prezioso liquido trasparente. La Banca Mondiale ha scoperto che la riduzione di 15 minuti del tempo necessario al reperimento dell’acqua in Ghana ha portato ad un aumento della scolarizzazione femminile fra l’8% e il 12%. Secondo le Nazioni Unite ogni 100 dollari spesi in aiuti per questa specifica necessità se ne raccolgono 900 in benefici economici grazie al miglioramento della salute e alla possibilità delle persone di diventare economicamente attive. Basteranno questi dati a convogliare le (poche) risorse disponibili su questa priorità?

[Via | Guardian]

Acqua potabile e servizi igienico sanitari nel terzo mondo? Non “attraggono” é stato pubblicato su Ecoblog.it alle 18:53 di martedì 28 giugno 2011.



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Ocean 2012 – La settimana europea della pesca

Ocean 2012, la settimana europea della pesca
L’iniziativa Ocean 2012 ha un obiettivo chiaro: garantire insieme la sostenibilità e la qualità della pesca. Già, perché i due concetti viaggiano parallelamente e lo sfruttamento selvaggio delle risorse ittiche non sta soltanto mettendo a rischio la sopravvivenza di molte specie marine, sta anche drasticamente peggiorando la qualità di uno degli alimenti fondamentali per una dieta sana se non si vuole aderire alla scelta del vegetarianesimo.

Fino al 12 giugno l’organizzazione che mette insieme oltre 100 associazioni sta dando vita alla “settimana della pesca“, una serie di eventi in giro per l’Europa, simbolicamente a cavallo della Giornata degli Oceani dell’Unesco, per una campagna a tutela dei pesci come animali e come prodotto alimentare. Mettere al centro l’oggettiva emergenza legata al sovrasfruttamento delle risorse ittiche dei mari europei, spiegare ai consumatori/cittadini che di questo passo è inevitabile la crescita dell’import ittico dai paesi del sud est asiatico (con evidenti deficit nelle normative a tutela del prodotto).

Il 72% degli stock ittici europei viene pescato in eccesso rispetto alle capacità di riproduzione e il 20% ha superato le soglie dei limiti biologici per la sua stessa sopravvivenza. L’Unione Europea deve rimettere mano alle politiche comunitarie sulla pesca. C’è bisogno di far tornare la pesca entro i limiti della sostenibilità, un problema per la natura, ma anche per le comunità che vivono di pesca e si ritrovano mari sempre più vuoti e con esemplari da pescare nonostante la giovane età. Uta Bellion, coordinatrice di Ocean2012 lo ricorda con chiarezza:

La storia della pesca in Europa fino ad oggi è una storia tragica di sovrasfruttamento dei mari che ha ridotto la loro abbondanza e la produttività, e indebolito la comunità di pescatori che dipendono da loro. L’attuale riforma della politica comune della pesca potrebbe invertire questa tendenza e garantire un futuro sostenibile per le comunità di pescatori in tutta Europa.

Ocean 2012 – La settimana europea della pesca é stato pubblicato su Ecoblog.it alle 19:19 di giovedì 09 giugno 2011.



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